Per chi risuona la campanella (Il caffè di Monia)

Un caffè e via con il primo giorno di scuola. Tra gruppi whatsApp, mamme talmente premurose da sembrare invasate, libri, colazioni e...

Monia Lauroni
Monia Lauroni

Scrivere per descrivere

Povera scuola, dicono. In realtà è scuola povera. Si spacca la testa come può per risolvere problemi drammatici che si chiamano dislessia, disgrafia, discalculia, inserimento degli stranieri, disagio, bullismo, dispersione, mancanza di motivazione, difficoltà di apprendimento, mancanza di risorse, precarietà del personale, edifici inadatti, attrezzature al limite della rottamazione. E deve pure preoccuparsi se manca la carta igienica nel cesso e se il Crocifisso è sempre attaccato al muro. O se, pure lui, ha preferito alloggiare in eremi più divertenti. 

Ci mancava anche la crisi di governo per aumentare il senso di precarietà, approssimazione, transitorietà che attanaglia il mondo della scuola, tutto. Ci mancava anche l’esempio edificante di Presidenti, Ministri e Senatori che si insultano, si menano come scaricatori di porto e alla fine brindano all together come in osteria. L’esempio del loro eloquio alto, solenne, misurato è davvero un gran modello educativo per ogni generazione di italiani. Insegnanti. Genitori. Figli. Alunni.

Eppure la campanella tornerà a suonare. Speriamo bene. Ci vogliono ignoranti, ci avranno geni. O quantomeno persone che per istruire i propri figli ce l’hanno messa tutta. Dall’acquisto dei libri di testo che ormai richiede un mutuo in banca. Ogni nuovo anno qualcuno si sveglia e decide che no, il testo di storia adottato l’anno precedente deve essere sostituito con nuove edizioni. Butti il vecchio perchè non lo comprerebbe più nemmeno Pinocchio e acquisti il nuovo. Lo sfogli e scopri che sì, una differenza c’è. Nella nuova edizione Napoleone non arriva semplicemente sull’isola di Sant’Elena dove era stato esiliato, ma ci arriva incazzato all’Isola di Sant’Elena dopo essere sempre stato esiliato.

Ma il primo giorno di scuola è comunque sempre un’emozione. Disegnata sui volti timidi dei bambini e su quelli pieni di entusiasmo degli insegnanti. Si cambia aula, si cambiano compagni, si cambiano docenti, si cambia vita.

Solo una cosa non muta mai. Te le porti dietro dal primo giorno d’asilo all’ultima ora di lezione prima della maturità: le mamme.

Si svegliano all’alba per aggiudicarsi il posto più vicino all’entrata. Parcheggiano di sbieco, sui posti riservati ai disabili, sui marciapiedi, ovunque. Al diavolo il senso civico l’importante è risparmiare il più possibile passi al pargolo. Ti salutano di fretta, selfie col grembiulino, selfie con la cartella, con la scarpa slacciata notatelafretta.

Nemmeno realizzi perchè sei lì che già ti ritrovi a fare i conti con liste di richieste più dettagliate dei piani della banda Baader Meinhof, attacchi agli orari marziani, ai ritardi non contemplati che ritarderebbero la lezione di tutti, pena la gogna collettiva. Una serie inimmaginabile di impegni sociali, riunioni segrete e imbarazzanti gruppi whatsapp . E siamo solo alla prima ora della prima elementare.

Tu stai lì, con gli occhi cisposi e non sai neanche bene dove ti trovi, ma vorresti solo allontanarti per fumare in pace una sigaretta lontana dai polmoni illibati di quei tanti e assordanti mocciosi.

Ed ecco lei, la suffragetta di turno, che ti blinda in un angolo per farti firmare la petizione. A sentirla è una questione di vita o di morte. Dall’abolizione delle polpette di pesce finto della mensa fino all’introduzione di un corso di pranoterapia di primo livello che apporterebbe miliardi, anzi trilioni di benefici alla classe. La lasci parlare, annuisci come un piccione e firmi.

La scruti da lontano, provi a voltarti con disinvoltura, elegante e ben truccata già di primo mattino, diffidare. Aveva provato ad iscrivere il pargolo in quella scuola lì, quella dove adottano il metodo pedagogico Steiner, ma era troppo lontana e ha optato quindi per la scuola pubblica dove disgraziatamente anche tu hai portato i tuoi inutili figli. Lo racconta a tutte, anche a te. Vuoi che firmo un’altra petizione per portare il metodo anche qui? Va bene firmo e chiudiamo la storia. Nessuna petizione, il suo obiettivo è quello di farti sentire in palese inferiorità culturale e giù di consigli, metodologie improbabili e ciao ciao Montessori.

Ordinate, allineate ed attente stanno le super organizzate. Mamme perfette, premurose, sembrano nate apposta per fare figli. Solitamente non ne hanno meno di due. Organizzate più di un plotone militare, hanno una tabella su cui segnano percentuali di crescita e organigrammi di cene e colazioni divisi per apporti calorici. Non sono mai in ritardo, arrivano con la squadra di figli perfettamente puliti, pettinati e vestiti sempre in ordine. Spesso impegnate nel sociale, interesse che coltivano scavando ritagli di tempo dopo aver baciato sulla testa e scaricato i rispettivi Antongiulio e Antonluca.

A pensarci bene i problemi drammatici della scuola, quelli con cui si è costretti a spaccarsi la testa ogni mattina non sono i tetti che crollano, i crocifissi che mancano, i libri che cambiano, ma portano il nome delle suffragette, delle steinereniane, e di quei plotoni militari che ti scrutano, ti dicono cose, ti chiudono nei parcheggi e che immancabilmente ti inseriscono nei loro strabordanti gruppi whatsapp.

Buongiornissimo a tutte. Site pronte? Buon inizio anno scolastico.