L'Istat ha sfornato il rapporto sul "Benessere Equo e Sostenibile dei Territori". Il quadro della regione è a tinte chiaroscure con la capitale che spicca in positivo. Male la provincia di Frosinone sul piano economico, innovativo e sanitario. Redditi troppi bassi, record di sofferenze bancarie, fragilità finanziaria delle famiglie e scarse opportunità per i giovani delineano una situazione preoccupante
Il Benessere Equo e Sostenibile dei Territori (BesT) non è solo un acronimo per addetti ai lavori. È lo specchio fedele di come viviamo, oltre la fredda misura del PIL. L’Istat ha appena diffuso il rapporto 2025 relativo al Lazio,un’analisi capillare sulla qualità complessiva della vita che monitora 60 indicatori suddivisi in 13 grandi domini: salute, istruzione, lavoro, benessere economico, condizioni economiche individuali,relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, ambiente, paesaggio e cultura, innovazione, qualità dei servizi, reti di aiuto e soddisfazione per la vita.
Il quadro generale per il Lazio è a tinte chiaroscure: su 60 indicatori, solo 16 vedono la regione in vantaggio sulla media nazionale, mentre ben 22 segnalano uno svantaggio significativo. Ma è scendendo nel dettaglio provinciale che emerge il vero volto del territorio. Un Lazio a due velocità: Roma corre da sola, mentre le altre province – Frosinone per prima – arrancano.
Il quadro generale del Lazio

Salute: il Lazio non supera mai la media nazionale. Unico dato positivo: mortalità per demenze negli over 65 (33,2 per 10 mila, meglio dell’Italia). Male invece mortalità evitabile, tumori e speranza di vita, con province come Rieti e Viterbo particolarmente in difficoltà.
Istruzione: la regione qui si difende perché 6 indicatori su 9 sono migliori della media italiana. Ma la partecipazione scolastica dei bambini 4-5 anni è bassa (89%, contro il 94,7% nazionale), con Roma fanalino di coda regionale.
Lavoro: occupazione e partecipazione al lavoro sono in linea con l’Italia, ma peggiori del centro. Frosinone e Latina mostrano le maggiori criticità.
Benessere economico: il Lazio ha pensioni mediamente più alte, ma anche più pensionati poveri (10,6%). Roma domina, mentre le altre province restano indietro su redditi e retribuzioni.
Sicurezza: la Regione è certamente penalizzata dai numeri di Roma, borseggi e rapine sono tra i più alti d’Italia. Le altre province, invece, mostrano livelli di sicurezza migliori della media nazionale.

Ambiente: rifiuti urbani nella media, ma raccolta differenziata molto bassa (55,4 %). Roma è il punto debole, Viterbo l’unica oltre il 65 %.
Innovazione e servizi: Roma trascina la regione, mentre le altre province mostrano ritardi strutturali su brevetti, digitalizzazione e trasporti.
Il focus focus sulla Ciociaria “dominio per dominio”
Salute
- Speranza di vita: 82,8 anni (sotto Roma e sotto la media del Centro)
- Mortalità per tumori (20-64 anni): 9,0 per 10 mila, il valore peggiore del Lazio
- Mortalità evitabile: 19,1 (sopra la media nazionale di 17,6)
Frosinone peggio di Roma, simile a Latina, meglio solo di Rieti per alcuni indicatori.
Istruzione e formazione
Qui emergono criticità strutturali
- Laureati 25-39 anni: 27,3 % (Italia 30,9 – Roma 39,5)
- Servizi per l’infanzia (0-2 anni): solo 10,2 %, contro il 25,1 % di Roma
- NEET: 15,9 % (peggio di Roma e Viterbo, meglio di Latina)
- Competenze numeriche insufficienti: 48,8 %, seconda peggiore dopo Latina
In definitiva Frosinone resta indietro nella formazione avanzata e nei servizi educativi.
Lavoro
Uno dei nodi più critici
- Occupazione (20-64 anni): 62,8 % (Italia 67,1 – Roma 70,9)
- Occupazione giovanile: 25,1 %, la più bassa del Lazio
- Mancata partecipazione giovanile: 28,7 %
Di lavoro c’è né sempre meno, soprattutto per i giovani.
Benessere economico
Numeri che raccontano una provincia più povera
- Retribuzione media annua: 20.333 euro
(–3.300 euro rispetto alla media italiana) - Reddito mediano disponibile: 16.200 euro, il più basso del Lazio
- Prestiti in sofferenza: 1,0 %, il valore peggiore della regione
Redditi bassi e maggiore vulnerabilità finanziaria.
Relazioni sociali
Qui Frosinone sorprende
- Organizzazioni non profit: 57,7 per 10 mila abitanti (in crescita)
- Scuole accessibili: 43,6 %, sopra la media nazionale (40,5)
Un capitale sociale discreto, migliore di Roma e Latina.
Politica e istituzioni
- Partecipazione elettorale: 53,0 % (meglio di Roma e Latina)
- Affollamento carcerario: 97,9 %, unica provincia sotto la soglia critica
- Capacità di riscossione comunale: 70,2 %
Uno dei rari casi di risultato positivo nel Lazio.
Sicurezza
Frosinone è tra le province più sicure
- Borseggi: 39,2 per 100 mila abitanti
(Roma: 754,5 – Italia: 236,8) - Rapine e furti sotto la media nazionale
La sicurezza non è il problema per la Ciociaria
Ambiente
- Rifiuti urbani: 373 kg pro capite (molto meglio di Roma)
- Raccolta differenziata: sotto il 65 %
- Qualità dell’aria: PM10 e PM2.5 sopra i limiti OMS
Frosinone va bene per i rifiuti, male per l’aria
Innovazione e servizi
- Brevettazione: sotto la media nazionale
- Banda ultra-larga: meno del 50 % delle famiglie
- Emigrazione ospedaliera: 11,7 % (più del doppio di Roma)
Pesanti i ritardi infrastrutturali
Benessere percepito
- Soddisfazione per la vita: 50,0 % (Italia 52,8)
- Vicini su cui contare: 75,2 %, il valore più alto del Lazio
- Percezione di sicurezza: migliore di Roma e Latina
Una comunità coesa, ma non soddisfatta
Provincia debole sul fronte economico e sanitario
Il quadro che emerge per Frosinone dal Rapporto BesT Lazio, è quello di una provincia solida sul piano sociale e della sicurezza, con una buona partecipazione civica e un tessuto comunitario che regge. Ma debole sul fronte economico, lavorativo, innovativo e sanitario.

Frosinone, infatti, mostra ritardi strutturali profondi, aggravati dalla distanza crescente con Roma, che polarizza risorse, servizi e opportunità. Il dato del reddito medio più basso della regione, unito al record di sofferenze bancarie, delinea un quadro di fragilità finanziaria delle famiglie che non può essere ignorato.
La Ciociaria è storicamente una terra di lavoratori (come dimostra il dato sulle giornate retribuite), ma con stipendi bassi e scarse opportunità per i giovani, costretti a un’occupazione ai minimi termini.
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