Celebrato il 141° anniversario della Bonifica: un'opera non solo ingegneristica. E' stata soprattutto una straordinaria impresa d'integrazione umana dove lavoratori provenienti da tutta Italia hanno versato lacrime, sangue e sudore per la stessa causa.
C’è una pagina della storia del Lazio che continua a parlare al presente, con la forza silenziosa delle trasformazioni che cambiano per sempre il volto di un territorio. È la storia della Bonifica del Litorale Romano: quest’anno ricorre il 141° anniversario. Un percorso fatto di ingegno e progresso, ma anche di fame, malaria, sacrifici, intere famiglie che hanno pagato sulla propria pelle il prezzo della rinascita.
A ricordarla, con orgoglio ma anche con il rispetto dovuto a quella memoria collettiva, è stato il Consorzio di Bonifica Litorale Nord di Roma, impegnato nelle iniziative organizzate dalla CRT – Cooperativa Ricerca sul Territorio, dall’Ecomuseo del Litorale Romano e dalla Federazione delle Cooperative di Ravenna.
Cerimonie, testimonianze, ricostruzioni storiche: tasselli di un mosaico che continua a essere identità.
Una cerimonia semplice e significativa

Lo scorso fine settimana a Maccarese e ad Ostia Antica sono state deposte due corone d’alloro in memoria dei bonificatori. Un gesto semplice ma dal valore simbolico altissimo: ricordare chi, armato solo di pale, zappe e coraggio, strappò alla palude le terre che oggi conosciamo.
Alle iniziative erano presenti il sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, il Presidente del Municipio X Mario Falconi e soprattutto gli studenti delle scuole Ettore Marchiafava e Calderini: perché la storia serve se si tramanda, se diventa consapevolezza delle radici.
Il programma, che proseguirà nelle prossime settimane, ha ospitato anche la presentazione di libri dedicati alla storia del territorio e delle sue comunità: Naturalista di Campagna di Riccardo Di Giuseppe e I bambini raccontano la vita di un tempo a Maccarese di Maria Pia Cedrini.
Impresa d’integrazione umana

La bonifica non fu soltanto un’opera ingegneristica titanica: fu, forse ancor prima, una straordinaria impresa di integrazione umana. Gli scariolanti romagnoli, i mezzadri marchigiani, i coloni veneti, i terrazzieri umbri, i lavoratori del Sud: provenienze diverse che qui, nel fango della campagna romana e poi nel pontino, costruirono non solo canali e poderi ma una nuova comunità.
Fu una delle prime, grandi fusioni italiane di popoli e culture. Nacquero accenti, tradizioni, modi di lavorare che si mescolarono senza cancellarsi. Una lezione ancora attuale: perché quel modello continua a vivere oggi, quando nelle campagne bonificate lavorano e vivono centinaia di persone provenienti da ogni parte del mondo, dall’Est Europa all’Africa, dall’Asia all’America Latina.
Il Litorale Romano e l’Agro Pontino restano, infatti, territori che accolgono e integrano, in continuità con una storia che vede il lavoro della terra come linguaggio comune oltre le appartenenze.
Tutta la fatica del mondo

Attesissimo, e accolto con consenso, il nuovo film di Paolo Isaia, Tutta la fatica del mondo. Con musiche di Ambrogio Sparagna, immagini di Simone Bucri e la consulenza storica di Giovanni Zorzi, il documentario racconta – anche attraverso filmati inediti – la lunga trasformazione che ha permesso la nascita dell’allora Consorzio di Bonifica.
Non è mancato un omaggio al centenario della morte di Giovan Battista Grassi, con la proiezione del film Malaria, dedicato alla lotta contro quella malattia che, più di ogni altra, falcidiò vite nella colonia romagnola di Ostia.
“Lo sforzo, l’ingegno, la fatica, la passione di mezzadri, coloni, terrazzieri, scariolanti e lavoratori avventizi hanno reso produttivo ciò che sembrava impossibile“, ha ricordato Niccolò Sacchetti, presidente del Consorzio di Bonifica Litorale Nord di Roma. E ha aggiunto: “La bonifica è una pagina storica della nostra identità. Nacque in anni bui, segnati dalla malaria, ma seppe dare vita a un territorio nuovo, vivibile, produttivo”.
Il direttore Renna: “Un esercizio di nostalgia”

Parole che collegano passato e presente: perché quella bonifica non fu solo una trasformazione fisica, ma una gigantesca vicenda umana fatta di sofferenza, migrazioni, solidarietà. Anche quest’anno forte è stato il richiamo al legame con Ravenna, terra degli scariolanti che per primi misero mano alla palude.
Il direttore del Consorzio, Andrea Renna, ha sottolineato come custodire quella storia non sia un esercizio di nostalgia ma un dovere che guarda avanti: soprattutto oggi, con il cambiamento climatico che rende sempre più centrale il ruolo dei Consorzi di bonifica nella tutela del territorio.
Per questo il coinvolgimento delle scuole si rafforza: perché dietro ogni canale, ogni argine, ogni campo produttivo c’è un passato fatto di mani che hanno scavato, di famiglie che hanno sofferto, di popoli che si sono incontrati e hanno costruito insieme. La bonifica è memoria, integrazione, futuro: un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che saremo.



