Cassino sull’orlo del silenzio industriale: senza piani per Stellantis c’è solo l’abbandono

Mentre Stellantis annuncia nuovi modelli senza tempistiche certe, a Cassino si contano oltre 100 giorni di fermo, 250 uscite incentivate e un indotto dimenticato. La UILM Frosinone lancia l’allarme: senza una strategia condivisa tra politica, azienda e istituzioni, la transizione ecologica rischia di diventare un boomerang occupazionale.

L’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa promette nuovi modelli con motore ibrido per lo stabilimento di Cassino. Ma il sindacato non si fida, sente puzza di bruciato: “Si tratta di parole importanti ma non c’è alcuna indicazione sui tempi. Quando si faranno quelle auto?. Gennaro D’Avino è il Segretario Provinciale dei Metalmeccanici Uil: chiede “responsabilità da parte di tutti: dell’azienda, delle istituzioni e della politica. Cassino ha dato molto all’industria italiana e oggi chiede solo una cosa: rispetto e futuro.”

Produzione dimezzata e fermi continui

(Foto © AG IchnusaPapers)

La fotografia del 2025 per lo stabilimento Cassino Plant è impietosa: nei primi dieci mesi dell’anno si contano oltre 96 giornate di stop produttivo su 189 lavorative, e le stime di fine anno parlano di oltre 100 giornate di fermo su poco più di 220 complessive.

La produzione, tra gennaio e settembre, è stata di appena 14.135 vetture, in calo del 28% rispetto al 2024, confermando una tendenza negativa ormai cronica. Nel frattempo nel 2025 altri 250 lavoratori hanno già accettato uscite incentivate su un totale di più di 600 esuberi annunciati.

È inaccettabile  che uno stabilimento moderno e strategico come quello di Cassino, già designato per la piattaforma STLA Large, rimanga senza una pianificazione chiara e senza garanzie occupazionali” dice il Segretario.

Un territorio in bilico

(Foto Hongqi / Imagoeconomica)

Cassino, nonostante sia considerato un impianto tecnologicamente avanzato, resta immerso in una condizione di incertezza industriale e sociale. “La verità è che la partita delle motorizzazioni si gioca in Europa, dove Stellantis e le istituzioni comunitarie decidono i tempi e le strategie della transizione energetica. Per questo serve un impegno forte del Governo italiano, affinché il nostro Paese non resti spettatore ma protagonista delle scelte industriali che determineranno il futuro dei nostri stabilimenti”.

Il grido d’allarme riguarda anche l’indotto: servizi, appalti, trasporti, mense e pulizie, molti dei quali in scadenza e in attesa di rinnovo. “Senza l’indotto, Stellantis non può produrre auto, parliamo di centinaia di lavoratori che ogni giorno tengono in piedi lo stabilimento, in un territorio già piegato da ammortizzatori sociali, crisi aziendali e chiusure”.

A pesare sul destino industriale del Cassinate c’è anche la mancata istituzione di una Zona Economica Speciale (ZES), che avrebbe potuto portare agevolazioni fiscali e nuovi investimenti. “È un paradosso  che la politica richiami la ZES come soluzione ma poi non voti per istituirla. A pagare sono sempre gli stessi: i lavoratori, le imprese e un territorio lasciato solo”.

Trasnova, Teknoservice e Logitech 

La mobilitazione degli operai Trasnova di un anno fa

È il momento delle scelte: “Senza un piano vero, la transizione si trasforma in abbandono. Cassino ha tutte le potenzialità per ripartire, ma serve una visione condivisa tra azienda, istituzioni e politica. Bisogna decidere se questo territorio deve continuare a produrre lavoro o solo promesse”.

A dicembre scadono le commesse per Trasnova, Teknoservice e Logitech: un anno fa si aprì una vertenza nazionale. La Uilm Frosinone lancia un appello deciso e senza mezzi termini: le aziende coinvolte non aprano alcuna procedura di licenziamento. Dietro ogni lavoratore ci sono famiglie, sacrifici e dignità che non possono essere messi in discussione per questioni di appalti o rinnovi mancati.

Il sindacato fa pressione su Stellantis e sul Ministero delle Imprese affinché si assumano le proprie responsabilità fino in fondo e collaborino per trovare una soluzione concreta e duratura, attraverso il rinnovo dell’appalto e la salvaguardia di tutti i posti di lavoro. “Non accetteremo che la logica dei numeri cancelli il futuro di decine di lavoratori e delle loro famiglie. È il momento del coraggio e della responsabilità: chi guida l’industria e chi rappresenta lo Stato deve agire, subito.”