Consumo di suolo: lo strano caso di Frosinone ai primi 3 posti nel Lazio

Consumiamo terra in continuazione. La occupiamo con palazzi e strade, diminuendo sempre di più la superficie che può assorbire il calore e l'acqua. I numeri aggiornati. E la situazione di Frosinone.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

La terra non respira le città si fanno troppo calde e impermeabili, ci sono sempre meno aree agricole e servizi ecosistemici. E Frosinone è tra le aree dove il polmone della terra si restringe a velocità maggiore. Lo ha messo nero su bianco Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: nella sala Conferenze in via Brancati a Roma nelle ore scorse ha presentato le 377 pagine del suo rapporto annuale su Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici.

Il rapporto è stato elaborato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che assicura le attività di monitoraggio del territorio e del consumo di suolo.

Che cosa dice il rapporto

Il cantiere per la realizzazione dell’impianto New Cold

Nel 2023 risultano cementificati più di 21.500 km2, dei quali l’88% su suolo utile. In aumento la cancellazione del suolo ormai irreversibile con nuove impermeabilizzazioni permanenti pari a 26 km2 in più rispetto all’anno precedente. Il 70% del nuovo consumo di suolo avviene nei Comuni classificati come urbani secondo il recente regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Law).

Nelle aree, dove il nuovo regolamento europeo prevede di azzerare la perdita netta di superfici naturali e di copertura arborea a partire dal 2024, si trovano nuovi cantieri (+663 ettari), edifici (+146 ettari) e piazzali asfaltati (+97ettari). In calo costante quindi la disponibilità di aree verdi: meno di un terzo della popolazione urbana riesce a raggiungere un’area verde pubblica di almeno mezzo ettaro entro 300 metri a piedi.

Rischio frana e 530 ettari

(Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Proseguono le trasformazioni nelle aree a pericolosità idraulica media, dove la superficie artificiale avanza di oltre 1.100 ettari. Mentre si sfiorano i 530 ettari nelle zone a pericolosità da frana, dei quali quasi 38 si trovano in aree a pericolosità molto elevata.

La Terra ha per sua natura una serie di sistemi con i quali tende a regolarsi, cerca di bilanciare i cambiamenti. Ma può farlo entro certi limiti. Che da alcuni anni abbiamo abbondantemente superato. La perdita dei servizi ecosistemici legata al consumo di suolo non è solo un problema ambientale, ma anche economico. Nel 2023 la riduzione dell’“effetto spugna”, ossia la capacità del terreno di assorbire e trattenere l’acqua e regolare il ciclo idrologico, secondo le stime, costa al Paese oltre 400 milioni di euro all’anno. 

Tra i costi non manca il “caro suolo”

Un “caro suolo” che si affianca agli altri costi causati dalla perdita dei servizi ecosistemici. Altri costi come quelli dovuti alla diminuzione della qualità dell’habitat, alla perdita della produzione agricola, allo stoccaggio di carbonio o alla regolazione del clima.  

Complessivamente il consumo di suolo rimane ancora troppo elevato, anche se con una leggera diminuzione rispetto all’anno precedente e continua ad avanzare al ritmo di circa 20 ettari al giorno, ricoprendo nuovi 72,5 km2 (una superficie estesa come tutti gli edifici di Torino, Bologna e Firenze).

Una crescita inferiore rispetto al dato dello scorso anno, ma che risulta sempre al di sopra della media decennale di 68,7 km2 (2012-2022) e solo in piccola parte compensata dal ripristino di aree naturali (poco più di 8 km2, dovuti in gran parte al recupero di aree di cantiere).

La situazione sulla cartina

Cambia la classifica dei comuni “Risparmia suolo”, quelli in cui le trasformazioni della copertura del suolo sono limitate o assenti: sul podio del 2024 salgono Trieste, Bareggio (MI) e Massa Fermana (FM) .

Ad accompagnare il report, l’EcoAtlante il quale, oltre a rappresentare un vero e proprio viaggio nell’ambiente italiano, consente di consultare e scaricare le mappe dettagliate del consumo di suolo e di personalizzarle in base alle proprie esigenze

Foto: Michael Gaida © Pixabay

La Valle d’Aosta e la Liguria sono le uniche regioni sotto i 50 ettari. La Valle d’Aosta, con +17 ettari, è la regione che consuma meno suolo, seguita dalla Liguria (+28) che si contiene al di sotto di 50 ettari. Gli incrementi maggiori per l’ultimo anno si sono verificati in Veneto (+891 ettari), Emilia-Romagna (+815), Lombardia (+780), Campania (+643). Poi Piemonte (+553) e Sicilia (+521).

Escludendo le aree ripristinate (operazione da cui si ricava il consumo di suolo netto) segnano gli aumenti maggiori Emilia-Romagna (+735 ettari), Lombardia (+728), Campania (+616), Veneto (+609), Piemonte (+533) e Sicilia (+483).

Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica

A livello comunale per la prima volta Roma (+71 ettari) registra una significativa riduzione dell’incremento rispetto ai dodici mesi precedenti (+124 ettari), ma si conferma tra i comuni con il consumo di suolo più alto, tenuto conto che si tratta del comune con la maggiore superficie in Italia. Insieme a Uta (+106 ettari), comune della città metropolitana di Cagliari, e Ravenna (secondo comune per superficie totale in Italia, +89 ettari). 

Se si considera la perdita del suolo avvenuta non solo nell’ultimo anno, ma nel periodo tra il 2006 e il 2023, l’impatto economico viene stimato tra 7 miliardi e 9 miliardi di euro annui.  Il valore perso di stock (ossia la perdita assoluta di capitale naturale) dello stesso periodo varia tra 19 e 25 miliardi di euro

Lo strano caso di Frosinone

Nel Rapporto dell’Ispra la città di Frosinone balza agli oneri della cronaca, in nagativo, a pag 54. Qui vengono evidenziate le prime 3 città di ogni regione per consumo di suolo nel 2023.

Nel Lazio sul podio ci sono:

CITTA’                                                     CONSUMO SUOLO 2023 (%)

Ciampino 42,95 
Anzio 35,05 
Frosinone 29,76 
La tabella con il podio laziale

La performance negativa della città capoluogo emerge in tutta la sua rilevanza, quando si analizzano i dati – allegati al rapporto e suddivisi per regioni, province e comuni – nella evoluzione della percentuale di suolo consumato negli anni.

La situazione di Frosinone dal 2006 in poi vede una percentuale in crescita costante negli anni. Inoltre, in termini di ettari consumati nel Capoluogo, si è passati da 1308.73  del 2006, ai 1388.88 del 2023. Ben 80.15 ettari in più, in appena 17 anni. Si tratta di qualcosa come 800.000 metri quadrati.

AnnoPercentuale
200628%
201229.07%
201529.18%
201629.33%
201729.35%
201829.38%
201929.39%
202029.44%
202129.60%
202229.66%
202329.76%

Una cifra monstre. Questo livello di consumo “singolare” a Frosinone, costituisce un segnale certamente da monitorare.  Sia in termini di pianificazione sostenibile, che di gestione territoriale.