Nel pieno della stretta bancaria e del boom di usura natalizia, Frosinone sorprende: secondo la CGIA di Mestre è la seconda provincia migliore d’Italia per calo delle imprese in sofferenza. Un risultato raro, che però non annulla i rischi.
Natale avvicina luci e regali ma porta con sé anche un’ombra lunga: quella dell’usura. È la CGIA di Mestre a ricordarlo, segnalando come proprio in queste settimane molte famiglie e piccoli imprenditori finiscano a chiedere molti piccoli prestiti per coprire spese che poi non riescono più a sostenere. Un campanello d’allarme che suona forte soprattutto per chi non ha la tredicesima o per chi, da autonomo, vive dicembre come un mese in salita.
Per capire il contesto basta un numero: 800 mila italiani hanno già acceso prestiti al consumo (le cosiddette finanziarie) per i regali di Natale. Una scelta dettata dalla pressione sociale, dalla voglia di non rinunciare alla tradizione. Perché proprio a Natale? La spiegazione è semplice ma spietata. In queste settimane scatta la corsa al regalo e alle spese alimentari. Molte famiglie, pur di non rinunciare alla tradizione e per non fare brutta figura con i familiari, ricorrono sempre più spesso a prestiti, rateizzazioni e formule “compra ora, paghi dopo“.
Lo stesso vale per artigiani e piccoli commercianti: devono pagare tredicesime e fornitori ma spesso non hanno entrate certe.
Le banche si sono fatte attente

Il problema vero nasce a monte: le nuove regole che disciplinano l’attività delle banche e vigilano sulla loro solidità. In pratica: non è più consentito dare i soldi a chiunque. Proprio per evitare che poi possa restare impantanato, rischiando di perdere la casa o finire nella rete degli strozzini. Se un soggetto non è bancabile (cioè non ha la prospettiva di poter fare fronte ad un prestito) è vietato dargli altri soldi.
Dal 2011 a oggi, alle imprese italiane sono venuti a mancare ben 350 miliardi di euro di prestiti bancari. Quando la banca dice “no” e chiude le porte, l’imprenditore avveduto si ferma e ricorre al Nuovo Codice della Crisi di Impresa. Evita di essere aggredito dai creditori, lo accompagna in una ristrutturazione della sua esposizione. Ma c’è ancora chi preferisce bussare a porte “alternative” e illegali: finendo nelle mani della criminalità organizzata. Ergo dell’usura.
La CGIA registra un peggioramento netto nelle insolvenze.
Chi è in sofferenza

Sono 122 mila le imprese italiane che risultano in sofferenza al 30 giugno 2025, che equivale a +3,6% in un anno.
La geografia del rischio è chiara:
- Mezzogiorno: 42.032 imprese in sofferenza, +6,3% (area con la crescita più elevata).
- Centro: 29.725 imprese, +2,4%.
- Nord Est: +3,8%.
- Nord Ovest: +1%
Il quadro è aggravato dalla stretta creditizia: dagli oltre 1.017 miliardi di prestiti del 2011 si è scesi a meno di 667 miliardi nel 2024, uno –34,4% in dodici anni.
Un terreno fertile quindi per il ricorso a canali illegali.
Sofferenze bancarie: come sta Frosinone?

Come sta la provincia di Frosinone? Bene. Benissimo. Straordinariamente benone. Il suo sistema bancario è stato serio ed ha evitato di dare soldi a chi non poteva restituirli. In questo modo si è fatto qualche scontento in più ma ha evitato di buttare famiglie ed imprenditori nelle mani degli usurai.
Il Report della CGIA rileva che Frosinone è la seconda seconda in Italia per stabilità. E leggendola al contrario è al 106° posto su 107 province italiane per peggioramento delle sofferenze: significa che tutte le altre province hanno fatto peggio. Questo dato suggerisce un sistema imprenditoriale locale che, pur tra mille difficoltà, riesce a mantenere una maggiore stabilità rispetto al resto del Paese. Non è cosa da poco.
I numeri ufficiali nella provincia di Frosinone:
- Imprese in sofferenza al 30/06/2024: 1.156
- Imprese in sofferenza al 30/06/2025: 1.050
- Variazione assoluta: –106
- Variazione percentuale: –9,2% (la 2^ migliore d’Italia)
- Peso sul totale nazionale: 0,9%
- Rank nazionale: 106^
La situazione nel Lazio
Ecco il quadro completo del Lazio, provincia per provincia:
| Provincia | 30.6.2024 | 30.6.2025 | Variazione Assoluta | Variazione % | Comp. % |
| Roma | 10.829 | 10.664 | –165 | –1,5% | 8,7% |
| Latina | 1.374 | 1.340 | -34 | -2,5% | 1,1% |
| Frosinone | 1.156 | 1.050 | -106 | -9,2% | 0,9% |
| Viterbo | 696 | 654 | -42 | -6,0% | 0,5% |
| Rieti | 236 | 254 | +18 | +7,6% | 0,2% |

Frosinone è la provincia che ha fatto meglio in quasi tutta Italia, superata in positivo solo da Agrigento.
Per capire la portata del risultato frusinate, basta guardare cosa succede nelle altre province della regione. Il Lazio nel complesso vede un calo delle sofferenze del 2,3%, ma Frosinone traina questa discesa con il risultato migliore di tutti.
L’analisi
Rieti (Maglia nera regionale). È l’unica provincia laziale dove le cose vanno peggio. Le aziende in sofferenza sono passate da 236 a 254, con un aumento del +7,6%.
Roma. La Capitale vede un leggero miglioramento. Le insolvenze scendono da 10.829 a 10.664, con un calo dell’1,5%.
Latina. I cugini pontini fanno meglio di Roma ma peggio di noi. Scendono da 1.374 a 1.340 aziende in difficoltà, segnando un -2,5%.
Viterbo. Un buon risultato anche per la Tuscia, che scende da 696 a 654 unità, con un -6,0%.
Frosinone (La migliore). Come detto, chiude con un -9,2%.

Il Lazio nel complesso passa da 14.291 a 13.962 imprese in sofferenza, con una variazione del –2,3%.
Pur valutando in maniera assolutamente positiva la performance della provincia di Frosinone la seconda migliore in Italia, va rilevato che in Ciociaria ci sono ancora 1.050 imprese segnalate alla Centrale Rischi. Essere segnalati come “cattivi pagatori” significa morte creditizia: nessuna banca ti presterà più un euro.
E spesso queste aziende non falliscono per incapacità ma perché a loro volta non vengono pagate dai committenti. Oppure perché non riescono più a produrre ai vecchi prezzi: perché il costo del gas e dell’elettricità è esploso in pochi anni. O perché il loro prodotto è improvvisamente diventato vecchio: un esempio sono le automobili da quando la Ue ha deciso che dovranno essere solo elettriche.
È in questo limbo che si insinua l’usuraio. Inoltre, le denunce per usura sono in calo (solo 124 in Italia nel 2023) ma questo dato spesso nasconde la paura e la vergogna delle vittime di denunciare, specialmente nei piccoli centri dove “ci si conosce tutti“.
(Foto di copertina © DepositPhotos.com).



