Il blitz di Del Vecchio e Fiuggi che “ritorna in panino” con Il Giornale

Da Indro alla diuresi: cosa c’è dietro l’acquisto del quotidiano che fu di Montanelli e quali altri blitz ha in mente il figlio del patron di Luxotica

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Ci furono anni ruggenti in cui Giuseppe Ciarrapico fagocitava asset come un anaconda. E, da buon abruzzese a metà strada fra destra Romualdiana e corrente Primavera della Dc di Giulio Andreotti, editava quotidiani come Ciociaria Oggi, Latina Oggi ed Oggi Castelli.

Anni in cui l’imprenditore molosso che aveva funto da arbitro per il Lodo Mondadori tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti aveva anche acquisito il controllo delle Terme di Fiuggi, guadagnandosi l titolo di “Re delle acque minerali”.

E proprio alla fine di quei quindici anni ruggenti a cavallo fra la seconda metà degli anni ‘80 e il 2001 Ciociaria Oggi, sotto la direzione di Mauro Benedetti, entrò in “panino” con Il Giornale.

Dal Ciarra all’uomo “di Luxotica”

Giuseppe Ciarrapico (Foto: Carlo Carino / Imagoeconomica)

Che significa? Che il quotidiano più antico della provincia di Frosinone era abbinato, fisicamente ed a prezzo unico, a quello fondato illo tempore da Indro Montanelli. Forzando un po’ la mano, si potrebbe dire che pubblicistica ed economia di merletto fiuggine erano legata (anche) alle sorti editoriali de Il Giornale.

Ecco, oggi e a distanza di un quarto di secolo da quella “combo” le cose paiono essere tornate così, grazie a Leonardo Maria Del Vecchio ed al suo progetto di creare un polo editoriale vero e proprio.

Come? Innanzitutto partendo da un insuccesso. Cioè con l’Opa fallita sugli organi di informazione del Gruppo Gedi (Repubblica e Stampa su tutti). Blitz di acquisto che non è andato in porto stante il no di John Elkann. Che ha lasciato una finestra temporale di trattativa in esclusiva per la super offerta del quotatissimo gruppo levantino Antenna della famiglia Kyriakou.

Ciao ciao Gruppo Gedi

Paolo Berlusconi (Foto: Ermes Beltrami © Imagoeconomica)

Poi con l’acquisto, da parte del figlio del leader di Luxotica, del 30% de Il Giornale, con il quale Del Vecchio Jr ha di fatto rilevato la quota che fu di Paolo Berlusconi, a cui resterebbe un totemico 5%.

Ma perché torna il ballo Fiuggi? Per comprendere il motivo bisogna fare un salto indietro di quasi un anno, al giugno del 2024. Quando cioè Leonardo Del Vecchio, con la sua Lmdv Capital,aveva acquisito il 71,17% di Acqua e Terme di Fiuggi.

Percentile maggioritario il cui 5% era rimasto in veste di quota fissa e non colonizzabile al Comune di Fiuggi. Quindi alla municipalità che nel 2023 aveva a sua volta messo su mercato l’intero asset, inclusi “campi sportivi, campo da golf e centro benessere”.

Editoria ed acqua minerale

Pian piano, si stavano gettando quindi le basi per riesumare quella combo storica tra il comune del Frusinate e l’editoria di caratura nazionale. La nota della Lmdv Capital parla chiaro: “L’ingresso avviene in qualità di investitore di lungo periodo, al fianco dell’azionista di riferimento, con l’obiettivo di rafforzare il progetto industriale del quotidiano e sostenerne l’evoluzione digitale, preservandone al contempo identità, autonomia e linea editoriale”.

L’ingresso delle terme

Un mix di concetti standard e di elementi da cui desumere la vastità di un progetto che pare voglia andare molto al di là del semplice controllo di un singolo quotidiano. Progetto che non è affatto meramente compensativo, sia pur su fronte politico opposto, della mancata operazione Gedi.

Con l’ingresso maggioritario di Del Vecchio nelle Terme di Fiuggi nelle casse arriveranno entro il 2028 quasi 40 milioni di euro. E di essi “circa 15 milioni sono andati già a contraffortare il brand con lo scopo di “triplicare i ricavi”.

Da Montanelli alla diuresi

Cosa ha in mente l’acquirente del fu house organ di Silvio Berlusconi quindi? Molto più che rilanciare Fiuggi e controllare il quotidiano fondato da Indro Montanelli. Lo scopo pare proprio quello di mettere a circuito virtuoso un gioco di utili economici che spalleggi poi la gestione diretta di un gigantesco polo editoriale, un epicentro di potere legato all’appeal non solo del Giornale.

Perché sì, nell’aria c’è altro, come ha svelato Open in questi giorni. E come avrebbe confermato lo stesso Del Vecchio, per il quale l’acquisto del Giornale pare sia “solo la prima mossa di Lmdv Capital”.

Una società che “mira a puntare sempre di più nel settore dei media e si affianca all’esclusiva recentemente sottoscritta per l’acquisizione della maggioranza di un gruppo editoriale italiano”. Gruppo “attivo su quotidiani e piattaforme digitali a diffusione nazionale e locale”.

Un vero polo editoriale

In lettura strategica quindi “le due iniziative delineano il primo perimetro del polo editoriale italiano che Leonardo Maria Del Vecchio intende sviluppare come base del proprio futuro piano industriale nei media. E nel concreto? Quali polpacci vuole abbrancare il nuovo “patron”? Ci sarebbe una trattativa “avanzata per l’acquisto del pacchetto di maggioranza del gruppo Monrif, che dallo scorso 8 maggio non è più quotato a Borsa italiana dopo il delisting dello stesso editore.

Tradotto: dopo Il Giornale, Del Vecchio ha messo in tacca di mira quotidiani come il Quotidiano Nazionale, Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione,“con i relativi siti”. Perché lui vuole “investire nel lungo periodo sull’informazione italiana per rafforzare l’editoria italiana con capitale italiano, paziente e industriale.

Una missione quasi spaziale, con la Cape Canaveral della stessa che se ne sta per buona parte accucciata fra le buche del green e le fonti di Fiuggi.