Il rapporto Dia: un’isola quasi felice. peccato che si ammazzino

La relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia. Ecco gli affari della criminalità nel Lazio. Ed in provincia di Frosinone. Ma ci sono evidenti lacune. E morti dimenticati. O sottovalutati

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Niente coppola, niente lupara: le mafie del nuovo millennio sono social, hanno studiato nelle migliori università, applicano schemi e modelli da grande impresa. A dirlo è la relazione della Direzione Investigativa Antimafia presentata questa mattina al Parlamento.

Traccia la radiografia dei primi sei mesi 2023 di lotta alle mafie. In 376 pagine descrive lo scenario nazionale e poi entra nel dettaglio di ogni regione. Indica tutte le specifiche sulle infiltrazioni e le attività svolte dai diversi clan ma anche le risposte date dalle istituzioni e delle forze dell’ordine. 

Le mafie cambiano, le mafie si adattano. La Relazione lo dice fin dalle premesse: le cosche ed i clan preferiscono non sparare: fa troppo rumore, solleva troppa attenzione. Meglio infiltrasi, penetrare i settori imprenditoriali: sostituire la violenza con strategie di silenziosa infiltrazione e con azioni di corruzione. Si spara solo se necessario.

Follow the money

Foto: Sergio Oliverio © Imagoeconomica

Segui il denaro, insegnava il metodo investigativo di Giovanni Falcone. Nel quadriennio 2019-2013 i sequestri partiti dalle Segnalazioni di Operazioni Sospette pervenute alla Dia sono pari a 550 milioni di euro. È la metà del totale: in tutto la Dia ha sequestrato poco più di un miliardo di euro.

Dopo i sequestri ci sono le confische. Per i non addetti ai lavori: nel primo caso i beni vengono congelati, nel secondo lo Stato se li prende o come risarcimento o perché sono frutto di attività criminale. E le confische partite dalle Segnalazioni , in quello stesso periodo sono state di 460 milioni di euro. Le mafie più colpite sono l’Ndrangheta, seguita da Cosa Nostra, Camorra e la Sacra Corona Unita pugliese.

Preferiscono rivolgere le proprie attenzioni al mondo degli affari e delle imprese. Possono spendere, hanno contanti, possono aggirare regole e controlli grazie ai capitali accumulati con le attività illecite. Che riciclano e poi riversano nelle attività lecite.

La mafia 4.0 con sempre maggiore frequenza utilizza i sistemi di comunicazione crittografata, chat create appositamente per non essere individuate e per non lasciare tracce. E poi c’è il mondo social. Sono illuminanti le riflessioni del Procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri. Pochi giorni fa ha detto che “TikTok è la vetrina delle mafie. Si fanno vedere ricchi, firmati, con tanti soldi e dicono ‘noi siamo il nuovo modello, vuoi diventare come noi? I giovani non strutturati si trovano avviluppati e pensano che quello sia il loro futuro. I social per i mafiosi sono una sfida alle istituzioni, un’esternazione di arroganza” 

La situazione nel Lazio

Foto courtesy © Irish Times Premedia Department

Le dinamiche criminali nel Lazio, sono riportate a pag. 148 della Relazione. Spiega che nel periodo in esame il panorama criminale laziale “si conferma multiforme e complesso. È caratterizzato dalla compresenza di numerosi gruppi e organizzazioni di natura autoctona che si affiancano, e non di rado collaborano attivamente, con le consolidate proiezioni delle matrici mafiose tradizionali quali ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra”. In pratica? Le mafie si alleano con i gruppi del territorio, non si fanno la guerra tra loro e sfruttano l’organizzazione di chi conosce bene il terreno.

La Relazione a questo proposito parla di “forme di coesistenza e di apparente non belligeranza che agevolano la gestione dei traffici illeciti e le conseguenti attività di riciclaggio e reimpiego di capitali”. Cita le operazioni Tritone” e “Propaggineche per la Dia hanno prontamente arginato i tentativi di attuare una vera e propria colonizzazione progressiva di alcuni settori produttivi nell’area metropolitana della Capitale e nel basso Lazio”. I fatti dicono che non è così: di arginato c’è ben poco, la saldatura è forte anche con le bande albanesi come hanno dimostrato i recenti fatti di sangue avvenuti a Frosinone.

La Dia lo sa benissimo ed infatti in un capitolo specifica che Nel semestre di riferimento, a livello regionale, si riscontra una presenza piuttosto diffusa di gruppi delinquenziali a composizione italo-albanese, che risultano attivi in varie aree della Capitale (quali ad esempio il Tuscolano e Ponte Milvio, alcune zone dei Castelli Romani, Pomezia, Ostia e Acilia), nell’alto Lazio, e sui territori di Latina e Frosinone.

In provincia di Frosinone

Foto © Stefano Strani

La provincia di Frosinone in particolare viene esaminata in più pagine della relazione, in funzione delle tipologie criminose considerate.

In particolare a pagina 25 dove cita l’indagine Gramigna bis. A Frosinone ma anche nelle province di Roma, Taranto, Cosenza, Palermo, Caltanissetta, Nuoro, Sassari, Napoli, l’Aquila, i carabinieri hanno arrestato 20 persone per estorsione, usura, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, trasferimento fraudolento di beni, favoreggiamento, danneggiamento, falsità in atto pubblico. Anche questi commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

Oppure a pagina 113 quando si cita un’operazione conclusa dai carabinieri nel luglio 2022 con l’arresto di alcuni soggetti riconducibili al clan Stellato, storico antagonista del clan D’Agostino. Le manette sono scattate anche in provjncia di Frosinone. Per associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, reati in materia di stupefacenti, riciclaggio, truffa e altro.

Foto © Stefano Strani

La questione inizia a farsi concreta quando si comincia a parlare di Interdittive. Cioè lo strumento con cui lo Stato dice alle imprese di non voler avere a che fare con loro. Anche se non sono state condannate. Non vuole frequentarle perché non gli piace chi frequentano. A pagina 151 si spiega che “in relazione al monitoraggio degli appalti e servizi pubblici, importanti accertamenti antimafia sono stati effettuati dalle Prefetture del Lazio per impedire a soggetti di entrare in rapporto con la pubblica Amministrazione. Nel semestre in esame sono stati emessi 20 provvedimenti di interdittiva antimafia dalla Prefettura di Roma, 2 dalla Prefettura di Latina e 2 dalla Prefettura di Frosinone”.

Infine a pagina 169 viene copiata ed incollata la parte di relazione precedente in cui si indicano i clan che investono sul territorio ciociaro. Sempre gli stessi. Ed a pagina 170 si cita un’operazione della Finanza nelle Marche che ha bloccato un carico di droga destinato anche in Ciociaria.

Un’isola quasi felice. Peccato che poi di sera, nel centro di via Aldo Moro, si ammazzino. E non sia nemmeno la prima volta che si sparano per uccidere. Fanno meno rumore le gang nigeriane: ma qualche cadavere intorno alla Villa Comunale ogni tanto lo lasciano. Nella relazione Dia però non se ne parla. Saranno tipi di mafie differenti. Quelle presentabili che fanno figo nei rapporti e quelle talmente sanguinarie che è meglio non metterle nemmeno nella relazione Dia.