Itala e Osca tornano a ruggire da Anagni il nuovo polo dell’auto italiana targato DR

Il lancio pubblicitario di questi giorni per due marchi storici: Itala ed Osca. DR investe 50 milioni e trasforma l’ex Saxa Gres in un centro produttivo completo. Ad Anagni rinascono i marchi storici. Con modelli made in Italy e una filiera che punta a innovazione, lavoro e identità industriale.

L’Italia che fa auto torna a ruggire. Lo fa dopo un lungo sonno nelle pagine più antiche della storia motoristica. Itala con l’impresa del composto dal principe Scipione Borghese e dal suo chauffeur Ettore Guizzardi insieme al mitico inviato speciale del Corriere della Sera Luigi Barzini senior. Oppure Osca, fondata nel 1937 dai fratelli Ettore, Ernesto e Bindo Maserati dopo avere ceduto la Officine Alfieri Maserati ad Adolfo ed Omar Orsi. Auto da sogno per un’italia che sognava, che conquistava l’impero, si godeva la belle epoque prima di sprofondare nell’abisso della Seconda Guerra Mondiale.

I sogni a volte ritornano. Anche se sono assopiti lontano. Torneranno da Anagni Itala ed Osca. Fanno parte del progetto da 50 milioni di euro annunciato nei mesi scorsi da DR Automobiles per convertire l’ex stabilimento di Saxa Gres trasformandolo da fabbrica all’avanguardia di porcellane per esterni ad autentica linea di montaggio di automobili. Con nomi da sogno. (Leggi qui: Anagni cambia marcia: DR Automobiles accende il secondo polo auto del Lazio).

Da importatore a costruttore: la scommessa industriale di DR

Maserati alla guida di una Osca

L’acquisizione, formalizzata tramite la controllata Jarama Srl, non solo ha salvato i posti di lavoro — con i 67 dipendenti dello stabile già riassorbiti — ma lancia il progetto di trasformare l’impianto in un polo produttivo completo, capace di realizzare auto “made in Italy” dalla A alla Z. Fino a oggi, DR Automobiles aveva consolidato la sua presenza sul mercato italiano come assemblatrice di modelli semilavorati importati dalla Cina.

Ora la partita si fa più seria. I piani prevedono che Anagni diventi il secondo grande sito produttivo del gruppo, accanto al quartier generale di Macchia d’Isernia in Molise. Non si tratta solamente di assemblaggio: l’obiettivo dichiarato è produrre vetture con componenti europei – e italiani dove possibile – restituendo un’identità tricolore all’intera filiera. Il valore di Anagni non è solo economico. Il suo stabilimento, grazie alla posizione strategica vicino all’autostrada A1 e a un accesso ferroviario, offre logistica e accessibilità ideali per lanciarvi una produzione su scala industriale.

Marchi storici, vocazione moderna: Itala e Osca tornano sulle ruote

Lo stabilimento ex Saxa Gres

Il rilancio di Anagni arriva insieme ad una manovra che guarda al patrimonio automobilistico italiano. I marchi storici Itala e OSCA — entrambi acquisiti da DR Automobiles — torneranno sulle strade con modelli di fascia media e medio-alta.

Nello stabilimento ciociaro la produzione non si limiterà a semplici assemblaggi: è prevista una filiera completa, con ambizioni premium. Se i risultati saranno coerenti, Anagni potrebbe diventare un simbolo della rinascita dell’auto italiana.

Salvaguardare posti di lavoro, dare nuova vita a uno stabilimento dismesso, rilanciare marchi storici: il progetto DR su Anagni tocca più leve. Per un territorio che aveva visto ridursi fortemente la produzione, è una boccata d’ossigeno.

Dal canto suo, DR Automobiles non si limita a vendere auto: punta a costruirle davvero. Con modelli distintivi, produzione nazionale, e una rete di fornitori e logistica radicata nel territorio. Un salto di qualità, necessario in un’auto europea sempre più attenta a identità, sostenibilità e valore industriale.

Un progetto da seguire: tra ambizione e aspettative concrete

Il piazzale ex Saxa Gres (Foto Igor Todisco)

La sfida è ambiziosa. Non basterà evocare la storia con nomi prestigiosi. Bisognerà dimostrare che il made in Italy può ancora competere, come qualità, come design, come sostenibilità e credibilità sul mercato.

Ma con Anagni — un’area industriale dalle radici profonde — e una strategia chiara targata DR Automobiles, il salto sembra pensato per restare. Se tutto andrà secondo i piani, presto potremmo rivedere l’Italia percorrere le sue strade con orgoglio, su modelli costruiti a casa nostra.

E questa, per il nostro automotive, è una notizia che fa rumore.