Itelyum punta sulla plastica infinita: Plasta Rei entra nella sua galassia

Dalla crisi Nalco alla rivoluzione del riciclo chimico: Plasta Rei passa al 100% a Itelyum e diventa il simbolo italiano della plastica infinita, del lavoro salvato e della manifattura che non molla.

Una stretta di mano, una firma su un foglio di carta: un altro talento esce dalla scuderia e comincia a sfidare il mondo industriale. Plasta Rei esce dall’incubatrice Plar e passa al 100% nella galassia Itelyum, il colosso guidato da Marco Codognola per pulire il mondo industriale dalle sue scorie: leader nella rigenerazione di oli esausti, recupero dei rifiuti chimici, riciclo dei solventi e bonifica delle acque industriali. Un creativo aggiungerebbe sotto il logo la scritta “We clean the World”.

L’ingresso di Plasta Rei

È una storia di riscatto questa di Plasta Rei: di uomini che conoscono il loro mestiere, di una manifattura che non si rassegna a lasciare l’Italia, di un mondo industriale che cambia e salva tutti i posti di lavoro. Si chiamava Nalco, aveva alle spalle una storia lunga 75 anni ed era destinata alla chiusura: fine ciclo, un po’ come i televisori con il tubo catodico quando sono stati inventati quelli con lo schermo piatto. Nel suo caso, i solventi chimici per caldaie di cui si occupava a Cisterna di Latina non conveniva più produrli qui.

A volte il cambiamento non arriva con la calma di una marea. Arriva come un’onda che sembra travolgere tutto. Lo tsunami si chiama Plar, è la società della famiglia Borgomeo che rileva sul mercato le fabbriche ormai decotte ma che hanno un futuro: basta solo avere occhi per vederlo. È il principio che ispirò la stagione dell’Istituto di Ricostruzione Industriale, la mitica IRI di Romano Prodi. Nel giugno 2022 Plar rileva Nalco e dice ai 67 lavoratori pronti a ricevere la lettera di licenziamento: si va avanti, si farà altro, con voi inventeremo la plastica che nasce dal mare.

La plastica che viene dal mare

Le spiagge invase dalla plastica

Non c’era un piano facile, non c’era un prodotto pronto, non c’era un mercato garantito. C’era un’idea: liberare il mare dalle plastiche che lo avvelenano e farlo con un processo industriale vero, robusto, scalabile. Così nasce Plasta Rei. Il nome sembra uscito da un manuale di filosofia e infatti ha un senso: tutto scorre, e in questo scorrere si può cambiare forma senza perdere valore. Una promessa e una direzione.

La sfida era titanica. Le plastiche che infestano i mari sono il peggior materiale possibile da riciclare. Degradate, contaminate, sporche, sfinite dal sole e dal sale. Finora ritenute inutilizzabili. Buone solo per finire in discarica o per alimentare impianti che recuperano energia con alti costi ambientali. Riciclo meccanico? Insufficiente. Riciclo tradizionale? Non adatto.

Plasta Rei ha puntato più in alto: il riciclo chimico tramite depolimerizzazione. Un processo che riporta la plastica allo stato primario, come se fosse nuova, come se non fosse mai stato una bottiglia abbandonata o un relitto tirato fuori da una rete. Una sorta di “ciclo eterno” della plastica.

L’idea geniale

Gli interni di Plasta Rei

Non era solo un’idea ambiziosa. Era un’idea da dimostrare. Ed è qui che entra in scena l’impianto pilota di Cisterna di Latina. Un mini impianto che viene costruito per verificare se le teorie potessero diventare pratica. Molti lo consideravano un azzardo e che invece ha iniziato a produrre materie prime – seconde con qualità paragonabile al PET vergine. Zero degradazione del polimero. Zero compromessi. Un risultato che finora nessuno aveva ottenuto con materiale così degradato.

Il pilota non è rimasto un esperimento da laboratorio. È diventato il biglietto da visita che ha attirato investitori di peso. Tra tutti, Itelyum, leader nella rigenerazione di oli esausti, rifiuti chimici, solventi e acque industriali: a Ceccano recupera quasi il 100% degli olii industriali esausti e li trasforma in basi vergini per nuove produzioni. E sempre a Ceccano ha lanciato la sua sfida ai colossi mondiali come la Cina: ha iniziato a recuperare le ‘terre rare’ dai prodotti usati, senza avere bisogno di una guerra in Ucraina per controllare le miniere. (Leggi qui: Ceccano, il giacimento green per sganciare Cina e Russia).

Un’azienda che fa della circolarità la sua identità. Era quasi naturale che prima entrasse con una quota significativa e oggi completasse l’acquisizione.

Il cerchio e la spirale

Marco Codognola, con Francesco e Luca Borgomeo, Fabio Mazzarella

L’annuncio di queste ore chiude un cerchio che assomiglia più a una spirale: ogni giro porta più in alto. Itelyum ha rilevato il 100% di Plasta Rei. Non è un gesto simbolico, è un investimento industriale pesante. Significa portare la tecnologia “short-loop” di depolimerizzazione alla scala che serve per il mercato. Serve soprattutto per un Paese che ogni anno usa 530 mila tonnellate di PET per bottiglie. E che ha un disperato bisogno di PET riciclato food grade, perché la normativa lo richiede, il mercato lo pretende e la sostenibilità non è più opzionale.

Marco Codognola, CEO di Itelyum, lo ha spiegato senza giri di parole. L’acquisizione non è un trofeo. È un tassello. Itelyum punta a diventare il partner strategico dell’industria italiana nella gestione intelligente dei rifiuti. E aggiungere il riciclo chimico del PET significa completare un’offerta che già oggi copre rifiuti chimici, oli esausti, solventi e acque industriali. La logica è chiara: tutto ciò che può rinascere, deve rinascere.

Per Plasta Rei l’ingresso di un colosso con questa solidità significa un’accelerazione che pochi progetti industriali in Italia hanno visto. L’impianto industriale “short-loop” è in allestimento. Sarà grande, sarà continuo, sarà in grado di immettere sul mercato tonnellate di PET rigenerato di qualità alimentare. Sarà soprattutto la prova che si può fare sul serio economia circolare senza slogan.

Ma prima della tecnologia ci sono le persone. E qui la storia prende un altro ritmo.

L’orgoglio della chioccia

Fabio Mazzarella e Luca Borgomeo

Francesco Borgomeo ha immaginato il progetto, ne ha indicato la rotta, poi ha lasciato il timone operativo a Fabio Mazzarella. Una scelta di fiducia. Una scelta che ha permesso alla squadra di lavorare senza incertezze. Lo stesso Luca Borgomeo, che resta nel CdA, ricorda spesso come tutto sia iniziato dalla convinzione dei lavoratori ex Nalco. Loro hanno creduto in un’azienda che ancora non esisteva. Hanno retto, hanno studiato, hanno cambiato mansioni, hanno affrontato momenti complicati senza perdere la rotta. Una rinascita industriale non si fa con le slide. Si fa con chi ogni giorno entra in fabbrica e vuole che funzioni.

Sono in tanti quelli che hanno portato la paglia per scaldare un’idea in embrione. Prefettura, sindacati, Unindustria, Comune di Cisterna, Provincia di Latina e Regione Lazio: tutti hanno contribuito a impedire che un pezzo di storia finisse in ruggine e silenzio. Perché salvare un impianto non è nostalgia. È visione. È capire che un sito industriale può essere ancora utile se gli si offre una nuova funzione.

Oggi Plasta Rei è un caso di scuola. Non solo perché ha inventato un processo che permette alla plastica di essere riciclata “come il vetro”, cioè all’infinito. Ma perché dimostra che un fallimento può diventare un seme. Un impianto dato per morto può diventare un laboratorio di innovazione. Una crisi può diventare un’opportunità, se si ha il coraggio di tentare.

La nuova fase

La nuova fase con Itelyum promette stabilità e crescita. Significa finalmente mettere a terra tutto ciò che è stato progettato. Significa portare sul mercato un prodotto che non esiste ancora in quantità adeguate. Significa creare lavoro stabile in un territorio che aveva visto la fabbrica declinare. Significa dare all’Italia una chance concreta di centrare gli obiettivi europei di riciclo e riduzione delle emissioni.

Plasta Rei non è solo il nome di un’azienda. È la prova che tutto può scorrere, se lo si accompagna. Anche la plastica più degradata. Anche una fabbrica in chiusura. Anche un’idea che sembrava troppo grande.

E oggi quella storia continua. Con nuovi partner, nuovi impianti, nuove ambizioni. La parte più bella della rinascita è che non finisce mai. Si rinnova, proprio come la plastica che Plasta Rei ha imparato a far rinascere senza limiti.