L’Oracolo di Cassino

La scommessa possibile del Cassinate. Tra scenari globali incerti, salari bassi e imprese resilienti: Vincenzo Formisano legge il futuro del Cassinate. Logistica, università e credito locale come leve concrete per non restare fermi.

Gli etruschi sacrificavano agli dei alcuni animali e poi ne leggevano il fegato, i romani invece osservavano il volo degli uccelli e da lì leggevano il futuro, in Tibet usavano dadi, semi e specchi. A lui, tutto questo non serve: legge il futuro analizzando i numeri.

Per capire cosa può accadere a un territorio come la Ciociaria non basta guardare ai confini provinciali. Serve allargare lo sguardo, salire di quota, confrontare numeri, tendenze, velocità diverse. È da qui che parte il ragionamento di Vincenzo Formisano, vicepresidente nazionale di Assopopolari, docente di Economia aziendale all’Università di Cassino e presidente della Banca Popolare del Cassinate.

Il suo è uno sguardo doppio: accademico e operativo. Studia i sistemi economici ma ogni giorno li misura sul campo, tra imprese, famiglie, sportelli bancari. Ne viene fuori un’analisi senza sconti, che tiene insieme luci e ombre: la crescita debole dell’Italia, le potenzialità enormi di un territorio troppo spesso sottoutilizzato, il nodo irrisolto dei salari e dei consumi. E una convinzione di fondo: non esistono soluzioni miracolose, ma scelte coerenti sì.

Professore, partiamo dal quadro generale. Che anno ci aspetta?
La Direzione generale di Bpc

«Non possiamo fare previsioni sul territorio se non partiamo dal contesto nazionale e internazionale. L’Italia crescerà tra lo 0,4 e lo 0,7%. È pur sempre crescita, ma non è un dato entusiasmante se pensiamo che altri Paesi, come la Spagna, viaggiano oltre il 3%».

Questo cosa significa per realtà come la provincia di Frosinone?

«Significa che dobbiamo essere ancora più bravi a valorizzare i nostri punti di forza. E ne abbiamo, anche se non sempre li sfruttiamo in modo incisivo».

Uno di questi è la posizione geografica.

«Assolutamente. Cassino e il sud della provincia di Frosinone hanno una posizione logistica eccezionale. Oggi la logistica è il futuro. L’area nord è ormai satura, fino a Frosinone. Qui invece ci sono spazi, collegamenti, potenzialità enormi per attrarre nuove attività oltre l’automotive».

E proprio l’automotive resta centrale. Ma in crisi.
Foto: Sergio Oliverio © Imagoeconomica

«È vero. Ma io vedo anche una resilienza straordinaria. Le imprese dell’indotto hanno dimostrato capacità di innovare e riposizionarsi in altri settori. Non si sono arrese. Continuano a investire, a creare valore. Questa è una linea di galleggiamento che tiene».

Un altro pilastro è l’Università.

«Direi il motore principale. L’Università di Cassino offre una visione sul mondo, attrae studenti stranieri, cresce anche sul fronte degli studenti italiani. Tutto questo genera ricchezza diffusa sul territorio, da Frosinone a Gaeta, passando per Formia». (Leggi qui: Cassino, il giorno dopo il debito Unicas).

Eppure c’è un nodo che lei ha citato più volte nei mesi scorsi e definisce drammatico: i salari.

«Sì. È il problema più grave. Anche chi lavora a tempo pieno spesso ha redditi troppo bassi. Non è un tema di destra o di sinistra. È un tema economico e sociale. Salari bassi significano consumi bassi, stagnazione, famiglie che scivolano verso la povertà».

Nel Cassinate questo si incrocia con la cassa integrazione.

«Esatto. Famiglie che vivono con 800 o 900 euro al mese. È una situazione pesante, che non può lasciarci indifferenti. Su questo non possiamo abbassare la guardia. Anzi, dovremmo alzare la voce tutti».

Il 2026, allora, come lo vede?

«Se seguo l’ottimismo di mio padre (il compianto presidente Donato Formisano NdA) direi: tra luci e ombre faremo un piccolo passo avanti. Se guardo la realtà, vedo una situazione problematica. Ma non disperata».

C’è anche il tema della sicurezza.

«Sì, una microcriminalità che va affrontata, pur riconoscendo il grande lavoro delle forze dell’ordine. Anche questo incide sulla qualità della vita e sull’attrattività di un territorio».

Dal suo osservatorio bancario, cosa può fare la Banca Popolare del Cassinate?
Il presidente Vincenzo Formisano

«Continuare a investire con una visione chiara: digitalizzazione e innovazione da un lato, presidio del territorio dall’altro. Noi crediamo in un modello ibrido: tecnologia spinta, ma nessuna fuga dai piccoli centri».

Un esempio concreto?

«I recenti restyling delle filiali di Cervaro e San Giorgio a Liri. Sono un segnale chiaro: noi restiamo. Anzi, rilanciamo la presenza territoriale».

Ma guardate anche oltre i confini provinciali: avete affrontato la sfida di una filiale a Roma, siete entrati come socio finanziatore nella Popolare di torre del Greco.

«È inevitabile. Per continuare a investire qui dobbiamo aprirci ad altri mercati e modelli di business. La banca digitale è una direttrice strategica fondamentale».

Il 2026 non sarà un anno qualsiasi: sarà anche un anno simbolico.

«Festeggeremo i 70 anni dalla nascita della Banca Popolare del Cassinate. E speriamo di farlo con la costituzione del gruppo bancario Banca Popolare. Sarebbe un segnale forte, non solo per noi, ma per tutto il territorio».

Lei continua a scommettere sulla provincia di Frosinone?

«Sì. Con realismo, ma senza esitazioni. Ed in particolare sul Cassinate. È un territorio che può crescere. A patto di guardare i problemi in faccia e di lavorare, tutti, nella stessa direzione».