Corrado Savoriti chiama il territorio alla responsabilità: l’industria non è in ginocchio ma va messa in condizione di competere. Automotive, farmaceutico, energia, infrastrutture e burocrazia sono le vere sfide.
Non stanno in ginocchio, non hanno la camicia stracciata. Tutt’altro: le industrie della provincia di Frosinone sono pronte ad affrontare la grande trasformazione che è in atto. Nell’Automotive e non solo. Ma chiedono di non essere abbandonate e di essere messe nelle condizioni di poter affrontare quella sfida in maniera vincente. È certo Corrado Savoriti, presidente di Unindustria Frosinone, quando esorta: “Difendiamo il territorio”.
Non è uno slogan identitario né una richiesta di protezione nostalgica. È, piuttosto, un avvertimento. E anche una chiamata alle responsabilità. Per tutto il territorio. Corrado Savoriti ha fatto le sue riflessioni a voce alta, mettendo in fila i nodi reali dello sviluppo locale: senza indulgenze e senza scorciatoie comunicative.
La transizione in atto

Il destrino lo ha messo a capo degli industriali della provincia di Frosinone in uno dei periodi più difficili dell’ultimo mezzo secolo. Il punto di partenza è netto: il territorio vive una transizione industriale complessa, forse la più difficile degli ultimi decenni. Il modello che ha garantito occupazione, indotto e tenuta sociale ha fatto il suo tempo e va aggiornato. Non demolito, ma ripensato. L’automotive tradizionale è in declino strutturale, non ciclico, e la riconversione degli spazi Stellantis, a partire da Cassino e Piedimonte, non è più un tema da convegni, ma una necessità urgente.
«Per essere chiari: noi crediamo nell’Automotive. Ma il modello che ha accompagnato la rivoluzione industriale degli Anni 70 in Ciociaria appartiene al passato. Nel futuro, purtroppo non serviranno più 12mila addetti nello Stabilimento Stellantis Cassino Plant come invece ai tempi della Fiat 126. E nemmeno occorreranno tutti gli immensi spazi che oggi fanno apparire Piedimonte San Germano in un assetto peggiore di quello che invece è realmente».

Serve un Piano B ha detto la settimana scorsa il Governatore del Lazio Francesco Rocca intervenendo alla convention dell’assessore Pasquale Ciacciarelli. Ed ha parlato di Aerospaziale. Savoriti lo dice senza ambiguità:«l’aerospazio è benvenuto, ma non può essere raccontato come il sostituto dell’auto.I volumi, l’indotto, la filiera dell’automotive restano incomparabili. Un F-35 costa miliardi di euro ma non genera il lavoro che sviluppa la produzione di una Panda.E illudere famiglie e lavoratori con promesse eccessive sarebbe un errore grave. Meglio una verità scomoda che un’illusione rassicurante». (Leggi qui: Rocca a Cassino: il messaggio al centrodestra ed il futuro della Ciociaria).
Nelle settimane scorse il sindaco di Piedimonte San Germano Gioacchino Ferdinandi ha anticipato che Piedimonte potrebbe essere presa in considerazione per le prossime produzioni di veicoli blindati. C’è un accordo miliardario tra Leonardo e la tedesca Rehinmetal. Savoriti non calza gli anfibi e resta con i piedi per terra: «Noi non ne abbiamo notizia». Indiscrezioni sostengono che quei veicoli si faranno alla Oto Melara di La Spezia. Ma il principio è lo stesso: una Panda tira di più. (Leggi qui: Dal motore al blindato: il Cassinate davanti al bivio Stellantis).
Pigliati na pasticca

Il farmaceutico rappresenta un altro pilastro, già oggi solido e tecnologicamente avanzato. Ma anche qui Savoriti invita a guardare oltre l’autocompiacimento. Il rischio è diventare una “officina esterna” delle multinazionali, un posto dove infialare e confezionare i farmaci ma nulla di più, fortissimi nella produzione ma deboli nella ricerca. E prima o poi, qualcuno che produce bene ma a costi più bassi arriva. Come difendere il nostro primato nel Farmaceutico?
La risposta sta nella creazione di servizi ‘di comunità‘. Cioè? È un po’ il piano, mai attuato, che venne ipotizzato quando si parlò a livello regionale di creare un Distretto Chimico Farmaceutico tra le province di frosinone, Latina e Roma. In pratica? «Creare servizi che siano utili a tutte le industrie del comparto, centri condivisi, servizi di distretto, modelli evoluti che facciano sistema. Il know-how c’è, va messo in rete».
I colli di bottiglia

Poi arrivano i veri colli di bottiglia. Energia, infrastrutture, Burocrazia. Qui il tono si fa più severo. La carenza di fonti, il costo dell’energia, una rete satura, lo storage ancora troppo costoso. Tutto questo incide più di qualsiasi incentivo. «Produrre in provincia di Frosinone costa più che produrre in altre aree d’Europa ed oggi la concorrenza si fa su scala mondiale, non più su scala locale. Noi da tempo stiamo dicendo che siamo favorevoli a piccole centrali nucleari di ultima generazione: con tecnologie sicure e non impattanti». Niente energia, niente fabbriche.
Ma la vera palude è la burocrazia. «Passi in avanti ne sono stati fatti. Ma qui i tempi per il rilascio delle autorizzazioni continuano ad essere più lunghi. Non è più un male solo di Frosinone o solo del Lazio. Ho visto un investimento da 80 milioni di euro evaporare perchè l’impresa si è stancata di aspettare: se avesse presentato il progetto a Priverno sarebbe stata la stessa cosa, a Passo Corese altrettanto. Ma a Brescia hanno tempi diversi. E noi competiamo anche con loro. O ce lo mettiamo in testa o continueremo a perdere occasioni. Se dovessi mettere in fila tutti gli investimenti che sono evaporati, tutte le occasioni perdute in un anno nella provincia di Frosinone, arriverei vicinissimo al miliardo di euro».
Non a caso Savoriti afferma una frase destinata a restare: «Se potessimo scegliere tra un finanziamento e lo snellimento della burocrazia, sceglieremmo all’unanimità la seconda. Perché la burocrazia costa più degli incentivi. E spesso li rende inutili».
Il Pnrr non è la bacchetta magica

Il riferimento al PNRR è emblematico. Doveva essere la leva per riformare i tempi e gli iter. In molti casi si è trasformato in un labirinto che ha fatto evaporare investimenti già pronti. «Aziende che hanno rinunciato ai fondi perché le autorizzazioni non arrivavano. Un paradosso che racconta meglio di qualsiasi statistica il problema del nostro territorio».
Sul fronte delle grandi partite, come Novo Nordisk e Stellantis, Savoriti invita alla cautela. Gli investimenti sono in evoluzione, legati a scelte globali, a nuovi board, a mercati condizionati da dazi, lobby e concorrenza internazionale. «Anche qui serve una difesa industriale europea, non annunci locali» sottolinea il presidente.
Centrale è il tema delle infrastrutture. Senza collegamenti moderni, il territorio resta isolato. La stazione TAV in linea «va pensata non solo per i passeggeri ma anche per le merci. Intanto ci accontentiamo della stazione passeggeri ma se vogliamo competere la vera svolta sarà quando su quella tratta voleranno anche le merci». Il porto di Gaeta deve diventare un vero hub logistico integrato con l’entroterra. La viabilità interna, da Cassino verso Sora, e verso, la costa, è obsoleta. Senza logistica, non c’è competitività.
Il Piano Industriale

Unindustria, da parte sua, sta lavorando ad un piano industriale regionale. I sindacati sorridono quando se ne parla: perché chiedono di vederlo ma nessuno lo mostra. «È un piano “in itinere” – spiega Savoriti –Prima i piani si facevano annuali e triennali. Oggi le cose cambiano a distanza di 15 giorni». Non un documento calato dall’alto assicura, ma un percorso da condividere con sindacati, istituzioni, imprenditori. «Trasparenza e accountability sono parole chiave, perché il territorio non ha bisogno di illusioni, ma di direzioni chiare».
Infine, la narrazione. Savoriti lo dice con forza: basta con il “muro del pianto”. Il territorio va raccontato per ciò che è davvero. Un luogo dove molti imprenditori continuano a investire, dove manager restano per senso di responsabilità, dove competenze e attaccamento sono un asset competitivo reale. Difendere il territorio significa anche volerci bene, raccontarci meglio, smettere di aspettare il salvatore esterno.
La sfida, oggi, è tutta qui. Arrestare il declino non è impossibile. Ma richiede scelte, coraggio e soprattutto tempi certi. Il resto, come ha chiarito Savoriti, sono parole. E il territorio non può più permettersele. Per questo dice, senza riserve, rivolgendosi a tutti: «Difendiamo il territorio».



