L’intesa… Misurata di Confimprese per portare il Made in Italy in Libia

Protocollo di intesa tra la Camera di Commercio di Misurata in Libia, l'associazione capitanata da Guido D'Amico e Federitaly

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Cosa accade quando una delegazione commerciale italiana aggregata in associazioni arriva in un Paese africano che punti allo sviluppo sistemico dei propri settori di piccola e media impresa? Molto empiricamente accade che ci si prende le misure a vicenda. E che volume di affari e legiferati di carattere nazionale dei due contractor vanno ad incastrarsi in fine comune.

Un target dove per lo più c’è un Paese europeo che incrementa volume di affari e Pil ed un Paese africano che incentiva occupazione e stabilità sociale. Magari puntando come effetto secondo ad incentivare la stanzialità di individui che altrimenti si sperderebbero nella fiumana dei flussi migratori illegali.

Chi sono gli attori dello scenario

I valori sono un mix con diverse sfumature di equalizzazione, ma in sostanza quello che accade quando si avvia un protocollo d’intesa è che aumentano ricchezza in sé e possibilità che le stessa vada in upgrade. Che si incrementi in un loop virtuoso. Ecco, con la Camera di Commercio di Misurata, in Libia, e grazie anche ad una interpretazione di settore del Piano Mattei, ci si sono messe sottobraccio Confimprese Italia e Federitaly, più altre associazioni di un bouquet che punta a creare un interfaccia attivo di tipo commerciale.

Guido D’Amico, il presidente di Confimprese Italia, ha letteralmente incarnato il nome dell’associazione, ed ha fatto l’impresa. Lo annuncia una nota pubblicata sulle pagine social di D’Amico, che spiega anche il contesto di riferimento in cui l’accordo pregresso ha preso sostanza ed ufficialità di firma.

La nota social di Guido D’Amico

Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica

“In occasione del Roma Expo, è stato siglato un protocollo di intesa tra la Camera di Commercio di Misurata in Libia rappresentata da Fathi A. Alturki Chairman of Board of Directors, Confimpreseitalia rappresentata dal Presidente Guido D’Amico, Federitaly rappresentata dal Presidente Carlo Verdone, Delta center e Confimprese Tunisia rappresentate da Sandro Fratini.

In ordine a quel protocollo D’Amico ha spiegato che “questo accordo rappresenta una svolta nelle relazioni commerciali tra Italia e Libia”. Il nodo è l’imprenditorialità capillare di un Paese che punta ad irrobustire proprio quel tessuto specifico, tessuto su cui Confimprese Italia fonda la propria mission.

Questo “perché al centro ci sono le MPMI che trovano nella nostra Confederazione una casa comune ed un’opportunità di crescita reale e sostenibile”. Poi D’Amico ha anticipato il prossmo step, che avrà la sua massa critica in una iniziativa di pregio assoluto.

Italia e Libia, ma via Tunisia

Foto CloudBird / Pixabay

“Tra le prossime iniziative anche la realizzazione del primo Salone del Made in Italy a Misurata a settembre prossimo a cui parteciperà una importante delegazione confederale”.

A suo tempo, quando ne venne data menzione, D’Amico aveva strutturato in Tunisia quello che poi si sarebbe andato a perfezionare a Misurata. Una missione assieme al presidente di Federitaly, Carlo Verdone, ed a Sandro Fratini, delegato di Federitaly Tunisia e presidente di Confimprese Tunisia, aveva gettato basi solide. Perché quel viaggio aveva “superato le aspettative e aperto nuove e importanti opportunità”?

Perché in certi casi si punta al naturale bisogno di espansione delle imprese tesse, ed il Nord Africa è spot di macro area fondamentale per mettere a regime questo processo. Soprattutto senza applicare il solito e falsamente benevolo “colonialismo economico” che vede quasi sempre tutti i Nord del mondo strizzare come una spugna i Sud speculari, senza vantaggi reciproci di sistema.

Il senso è che quelle aziende italiane che operano o desiderano espandersi in Tunisia e Nord Africa oggi hanno una mappa, quella ed interlocutori credibili, tra cui i vertici della Camera di Commercio di Misurata (Libia). L’idea di base era quella di un Salone Internazionale del Made in Italy a Misurata “entro la fine dell’anno”.

Un patto, un progetto, una visione

Serviva una visita ricambiata a Roma nello scenario della seconda edizione di RomaExport. Poi serviva quel che è accaduto in queste ore: una firma, un patto vero, una progetto e – perché no? – una visione. Attrarre investitori prima che investimenti, e portare sul campo di uno sviluppo bilaterale quello che prima sembrava essere solo ambito di occasionale crescita di un solo contractor.

Il prossimo step sarà un Forum del Mediterraneo “con sessioni di business matching tra aziende italiane e tunisine”. E il mese di settembre è più vicino di quanto non si creda.