Mense frusinati migliori del 44%, ma il cibo salutare è… “indigesto”

Frosinone tra i virtuosi perché ha rinnovato gli appalti ed intercettato il nuovo format alimentare, che però stenta a decollare

Metti un report di valutazione del più importante dei cibi: quello che diamo ai nostri figlia a scuola, poi metti un risultato roseo che però confligge con l’evoluzione del gusto. Infine metti una provincia, come quella di Frosinone, che ha una tradizione di genuinità alimentare proverbiale. Metti infine un comune, come il capoluogo ciociaro, che ha rinnovato le gare di appalto ed ha intercettato un nuovo mood di concepire la nutrizione scolastica e il risultato sarà… luci ed ombre.

Luci perché quello che i nostri figli mangiano è migliore, ombre perché ai nostri figli non sempre piace. Perciò lo sforzo complessivo, sia da un punto di vista salutare che economico, è vano. Addirittura per il 50%.

Il report di Foodsinder

Chi lo dice? La fonte è autorevole: si tratta del 9° Rating dei menu scolastici presentato alla Camera e pubblicato da Foodinsider. E quel report spiega che il pasto consumato dai nostri bambini “migliora nel 44% delle mense scolastiche”. Che significa? Che il cibo è più buono, diversificato, salutare e genuino.

Tuttavia “peggiora il loro atteggiamento rispetto al cibo e metà dei pasti, e di conseguenza la tariffa, finisce nella spazzatura”. Foodinsider è un’Associazione di Promozione Sociale. La sua genesi è quella di un osservatorio sulle mense scolastiche che ogni anno “monitora lo stato del servizio di ristorazione scolastica per identificare modelli virtuosi e best practice.

Best pratice e modelli di riferimento

E quegli spot di eccellenza poi diventano benchmark di riferimento per quelle Amministrazioni che vogliono migliorare la qualità del servizio a scuola. L’associazione quindi ogni anno monitora lo stato del servizio su un campione rappresentativo di circa un terzo delle mense italiane.

I dati 2023/24 hanno raffronto diretto con quelli degli ultimi 5 anni. E dal loro studio comparativo emerge una realtà complessa. Come quella per cui la legge dei Cam, Criteri ambientali minimi in vigore dall’agosto 2020, ha di fatto operato un mezzo miracolo. Rendendo i “menu più sani e sostenibili, con maggiore varietà di alimenti, più biologico e legumi ma anche più prodotti locali”.

Paura di assaggiare piatti nuovi

Le dolenti note sono sul target, sui fruitori finali. Sono molto e crescono sempre maggiormente gli alunni che hanno paura di assaggiare piatti nuovi. Perciò questo loro essere ritrosi rispetto al nuovo fomat alimentare fa danni.

Perché gli alunni cercano rifugio “nella pasta in bianco e nel pane”. Secondo l’indagine, dove il 29,5% dei menu rimane stabile mentre nel 20% cala la qualità, il miglioramento è significativo.

E lo è in quei Comuni che hanno rinnovato le gare d’appalto, come è successo a Trento, Udine, Frosinone, Rieti e Siracusa.

Monitorare per risolvere

Nel report non mancano gli aspetti negativi, ed il primo di essi è la presenza dei cibi elaborati. Infatti “continua l’ascesa del cibo processato e diminuisce la percentuale di pasto effettivamente consumata”. Si tratta di un fenomeno poco monitorato, ed è esattamente quel tipo di fenomeno che, a monitorarlo, magari lo si affronta meglio.

I maggiori consumi si registrano nelle scuole che fanno educazione alimentare, con cucine interne. Vale a dire dove i bambini hanno a disposizione più tempo per il pranzo. E quindi dove i refettori sono meno rumorosi e la frutta è servita a metà mattina anziché a fine pasto. Dove ci sono abitudini virtuose, quindi.

Il pane che non ti aspetti

Il Report dedica un focus speciale al pane. La vice presidente di Foodinsider Francesca Rocchi spiega: “Nonostante si trovino ancora panini plastificati singolarmente e fatti con farine raffinate 00 sono emerse realtà che offrono più forme e varietà di pane. Anche integrale o fatto con farina di tipo 2, E non è finita, se ne censiscono anche “altre che privilegiano i grani antichi o che ricostruiscono le filiere locali, dal grano fino al mulino e al panificio del territorio”.

I… consigli del Consiglio del Cibo

Diverse le best practice che puntano verso una mensa sostenibile. Si va dai progetti europei Horizon fino alle “attività delle agenzie regionali per lo sviluppo dell’agricoltura, alle azioni della società civile”.

Società che a Roma è rappresentata dal Consiglio del Cibo. E proprio da quest’ultimo è partita la proposta di introdurre, una volta al mese, “un pasto completamente vegetale” per ridurre le emissioni.