È uno degli asset strategici per i prossimi anni. L'accumulo dell'energia ma soprattutto la sua difesa dagli attacchi dei pirati. Si comincia con le navi: inquinano troppo. La risposta arriva da Fincantieri e Faist con la joint venture Power4Future
Troppo inquinanti, troppo costose: le navi si preparano ad una rivoluzione identica a quella che ha ammainato le vele e messo i motori diesel al posto dei remi. Andranno ad energia elettrica: accumulata nelle batterie. Come Hull 096 che entrerà in servizio nel 2025 battendo bandiera norvegese : lunga 130 metri e capace di ospitare 2.100 passeggeri più 225 auto. Ma in Norvegia c’è già la Yara Birkeland, la prima nave elettrica senza pilota: prodotta da Vard (100% Fincantieri), può trasportare 120 container risparmiando circa 40.000 viaggi all’anno con camion a gasolio.
Nel cantiere di Castellammare di Stabia è stato sviluppato il progetto Zeus, Zero Emission Ultimate Ship, cioè lo sviluppo della nave a zero emissioni. Moda da salotti green? Per niente. L’ultimo studio sui gas serra pubblicato da Imo (l’Organizzazione marittima internazionale) registra una domanda di energia per il settore navale globale di quasi 11 exajoule nel 2018, fornita al 99% da combustibili fossili. Oggi il comparto è responsabile di oltre 1 miliardo di tonnellate di CO2 equivalente l’anno: è il 2,89% delle emissioni globali annuali di gas a effetto serra.
C’è una sfida nella sfida: decarbonizzare la marineria significa passare all’elettrico governato dall’elettronica. È una strada sulla quale passano i pirati del nuovo millennio: non quelli del mare ma quelli dei cyber attacchi con cui sarà possibile immobilizzare interi convogli.
La rivoluzione Power4Future

Passa per il sud della Ciociaria la sfida del Paese per rivoluzionare i sistemi di propulsione della nautica e mettere in sicurezza dai cyber attacchi le unità della flotta nazionale, mercantile e militare. Una sfida che passa per il nuovo stabilimento Power4Future, una joint venture che vede insieme Fincantieri SI (51%) e Faist Electronics (49%): oltre ottomila metri quadri dell’ex Polo Logistico di fronte allo stabilimento Stellantis a Piedimonte San Germano convertiti alla produzione ed ai servizi di progettazione ed assemblaggio di moduli e gruppi elettrogeni. Ma soprattutto dei dispositivi di controllo e sistemi di gestione della nave.
I prodotti di P4F sono destinati ai settori maritime, Defence, Uninterruptible power supply e stationary. Tanto per fare un esempio: i data-center che non possono permettersi di avere un solo secondo d’interruzione dell’energia perché lì passano milioni di dati al minuto di migliaia d’aziende.
Le batterie agli ioni di litio per applicazioni marine e stazionarie sono un primo passo verso la decarbonizzazione del settore. Un esempio? Consentono alle navi di evitare la messa in funzione dei generatori diesel durante le soste nei porti, azzerando così le emissioni.
La nave del nuovo millennio

«Oggi la nave va ripensata soprattutto nei suoi sistemi di propulsione, la sfida più grossa è la sua decarbonizzazione. Qui a Piedimonte San Germano – ha spiegato Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri – gettiamo le basi per creare un nuovo sistema di propulsione elettrico della nave che ha delle implicazioni enormi, soprattutto su tutto il sistema dell’elettrificazione del Paese”
Nello stabilimento Power4Future oggi è stata messa in marcia la prima linea di produzione delle batterie: vale 250 megawatt. Ma può arrivare, a turni completi, fino a due gigawatt: in termini economici “significa – ha detto l’Ad Folgiero – creare una realtà industriale che ha qualche centinaio di milioni di euro di fatturato potenziale”.
Protetti dai Cyber pirati

Il progetto P4F ha una portata strategica per la sicurezza nazionale: con lo stabilimento aperto nel Cassinate non ci si affranca soltanto dal rischio di dipendenza delle forniture di batterie dall’estero. «Con questo progetto – spiega l’amministratore delegato Folgiero – Fincantieri mette in sicurezza non tanto la batteria ma la sua parte più pregiata: il centro di comando e controllo dell’energia e la parte di gestione del sistema». Cosa significa?
Che Power4Future farà la parte alta del pacco batterie e soprattutto quella a prova di futuro, quella del Battery Management Sistem che fornisce sicurezza intrinseca a quello che si monta sulla nave. Ancora più chiaro: qualsiasi sia la batteria che viene montata. qualunque sia il mattoncino che si monta sullo scafo, «la parte alta è nostra e mettiamo in sicurezza la gestione del pacco batterie per l’utente finale».
È un elemento ancora più strategico in un’ottica di guerra elettronica: «Uno degli scenari principali è la guerra cyber che non ha scenari come quelli che solitamente si immaginano, volti ad interrompere i sistemi informatici. Oggi gli attacchi cyber possono fermare una nave. Controllare i sistemi di comando e controllo del pacco batterie significa dare una resilienza intrinseca al sistema di propulsione della nave ed impedire che venga bloccata la sua propulsione. In un mondo di guerra elettronica è un componente critico».
Batterie per i veicoli

Non andranno solo per mari e per porti le batterie realizzate a Piedimonte San germano. «Nel futuro di Power4Future ci sono le batterie destinate al trasporto pubblico ed ai veicoli commerciali leggeri»: lo ha detto l’amministratore delegato di P4F Fabio Patti, intervenendo all’inaugurazione della prima linea di produzione dello stabilimento. «Grazie all’attività di ricerca che abbiamo in corso – ha detto Patti – e grazie all’attività finanziata da Invitalia, nel prossimo futuro saremo in grado di avere soluzioni innovative e competitive per le batterie destinate al trasporto pubblico».
Il progetto è sostenuto attraverso un Contratto di sviluppo autorizzato dal Ministero del Made in Italy e gestito da Invitalia per conto del Ministero. Con un investimento complessivo pari a 27,5 milioni di euro, il progetto punta alla creazione di una nuova unità produttiva. Ma anche allo studio ed alla realizzazione di un nuovo sistema di accumulo dell’energia. L’investimento prevede la creazione di 60 nuovi posti di lavoro.
Questione di sicurezza

Quanto è importante quel progetto lo spiega Piero Grillo, presidente di P4F ed Ad di Fincantieri SI. “La transizione energetica – dice – è un processo irreversibile. Fincanteri al suo interno ha cercato di sviluppare attraverso competenze proprie tutta la parte alta della batteria e cioè il sistema di gestione e controllo. È un elemento fondamentale: se non hai in house le competenze per gestire il management system del battery pack non hai la possibilità di garantire la sicurezza del cliente che utilizzerà quella batteria. Se un cliente vuole essere sicuro, da noi potrà esserlo”.
Ma come sono arrivati?

Com’è stato possibile che un progetto del genere venisse a mettere le radici in provincia di Frosinone. Quattro sono i veri autori del capolavoro P4F. Il primo è l’ingegnere Giuseppe Tomasso, soprannominato “l’uomo che sussurrava ai cavalli elettrici”: è partner di P4F, socio nella società di R&D E-Lectra, che insieme a Faist è socio di P4F. Tomasso ed il suo team di ricercatori universitari nell’ateneo di Cassino sono stati il primo valore aggiunto del territorio. Lo sono con la loro capacità di ricerca, sviluppo ed innovazione non comuni. La presenza di R&D E-Lectra abbinata a quella del corso di laurea in Ingegneria Elettrica che sforna risorse focalizzate sul tema, è stato l’elemento determinante. Che tra l’altro ci ha fatto battere la concorrenza della Puglia.
Un altro elemento chiave è stata Unindustria Cassino con il presidente Francesco Borgomeo. Appena si è manifestata la possibilità di creare un’operazione di quella dimensione Borgomeo ha messo il carico di Confindustria con la quale è andato in Regione Lazio pretendendo l’impegno della Regione Lazio a supportare in tutto, il progetto. In Regione all’epoca il braccio destro del presidente Nicola Zingaretti era il dottor Albino Ruberti: con rara capacità tecnica, amministrativa, burocratica, giuridica ha appianato tutte le difficoltà che si manifestavano all’orizzonte.

Il collante è stato l’allora presidente Cosilam Marco delle Cese: è stato l’uomo con gli anfibi sul terreno, capace di creare il raccordo tra Comune ed università facendoli confluire in maniera strategica nel progetto. Che ha generato un contratto di filiera. Arrivando al punto di “togliersi la casa” per cederla a P4F: lo stabilimento nasce lì dove fino a poco tempo fa c’erano anche gli uffici Cosilam, superando montagne di carte, lacci e lacciuoli che la burocrazia escogita per impedire questi piccoli miracoli. Così è arrivata P4F nel cassinate.



