Strategia, impresa e sfida globale: l’agricoltura non è solo tradizione

Presentato il primo Rapporto sull’Agricoltura del Lazio 2024, promosso dalla Camera di Commercio. Il dossier presenta proprio la “piattaforma” del basso Lazio. Il presidente Acampora e l'assessore Righini: "Comparto strategico, pilastro dell'economia regionale"

Antonella Iafrate

Se è scritto chiaro si capisce

Scordatevi le schiene spezzate dalla fatica, dimenticatevi la vanga e la zappa. Nelle province di Frosinone e di Latina l’agricoltura non è più solo tradizione: è strategia, impresa, sfida globale. Lo conferma il primo Rapporto sull’Agricoltura del Lazio 2024, promosso dalla Camera di Commercio Frosinone-Latina e curato dal Centro Studi Tagliacarne.

Mentre il mondo combatte con crisi energetiche, instabilità climatica e tensioni geopolitiche, il comparto primario regionale si riorganizza, sperimenta, si concentra. Con due protagonisti: Frosinone e Latina, province sorelle ma con caratteri agricoli assai diversi.

Frosinone, l’agricoltura cerca una nuova identità

Un’agricoltore al lavoro

In provincia di Frosinone le imprese agricole stanno vivendo una fase in cui la sfida principale non è soltanto produrre, ma produrre meglio: meno sprechi, più efficienza, più qualità.

Nel 2023 l’agricoltura frusinate ha generato 218 milioni di euro di valore aggiunto, crescendo del 23,4% rispetto al 2010, spinta soprattutto dall’ultimo quadriennio (+25,1% tra 2020 e 2023). Un risultato tutt’altro che marginale, ma che comunque riduce l’incidenza della provincia sul totale regionale: dal 10,4% del 2010 al 9,8% del 2023.

Meno aziende, ma più grandi (e più organizzate)

Il volto dell’agricoltura ciociara sta cambiando. Tra il 2010 e il 2020, le aziende agricole sono calate del 52,2% — un’emorragia a prima vista drammatica, ma che racconta anche un’altra storia: accorpamenti, concentrazione, razionalizzazione.
La SAU (Superficie Agricola Utilizzata) si è ridotta del 26,9%, mentre gli addetti sono scesi a 2.289 unità nel 2021, in calo del 7,3% rispetto al 2017.

Lavoro nei campi (Foto © DepositPhotos.com)

Ma non è tutto decrescita: la SAU per azienda è aumentata sensibilmente, toccando i 5,3 ettari, un dato che resta sotto la media regionale, ma che segna un importante passo verso l’efficienza. In parallelo, cresce la quota di società di persone e di capitali, a scapito delle imprese individuali: segno che l’agricoltura frusinate inizia a ragionare in termini di impresa.

Cosa si può fare di più. Troppo import, poco export

Il profilo produttivo è ancora dominato da colture tradizionali: foraggere (permanenti e avvicendate), olivo e cereali. Legumi, ortaggi e coltivazioni legnose giocano un ruolo marginale. È qui che si apre uno spazio di crescita: valorizzare le colture ad alto valore aggiunto, integrare agricoltura e trasformazione, legare le produzioni al territorio.

La presentazione del rapporto

Il punto dolente arriva dai mercati internazionali. La bilancia agricola è in netto disavanzo: le importazioni superano largamente le esportazioni, che nel 2024 arretrano del -2,9%, in particolare per i prodotti agricoli e animali (-4,5%).

Tuttavia, un dato incoraggiante: l’export di prodotti della silvicoltura cresce del +113,4%, segno che qualche nicchia sta trovando il proprio spazio. I mercati di riferimento? Francia, Germania, Polonia e Spagna.

Conclusione: Frosinone cerca un nuovo paradigma

L’agricoltura in Ciociaria è in transizione: ha retto l’urto delle crisi, ha iniziato a ristrutturarsi, ma ha ancora spazi enormi di miglioramento. Servono innovazione, diversificazione, export strategy. Serve raccontare e rilanciare il valore del lavoro agricolo in un territorio che ha tutte le carte per essere laboratorio di rinascita rurale.

Un trattore sui campi

In questo contesto di transizione, la provincia di Frosinone ha l’opportunità di affermarsi come laboratorio rurale d’avanguardia: agricoltura biologica, filiere locali, accorpamenti strategici, spinta digitale. Il 2024 potrebbe dunque rappresentare l’anno della svolta: anno in cui i contadini diventano imprenditori, il trattore diventa smart‑machine, la vigna è dotata di sensori.

Latina, il gigante agricolo che fa sistema

L’agricoltura a Latina fa sistema (Foto © DepositPhotos.com)

Passando alla provincia di Latina, il quadro è più “soft”, ma non per questo meno interessante. Qui l’agricoltura è parte integrante di un modello più complesso, che mescola agrumeti, serre, coltivazioni intensive, con la forza del mare alle porte e i mercati internazionali come orizzonte. Secondo il rapporto, l’area del basso Lazio – che comprende Latina – è tenuta in considerazione specifica nel Rapporto per “mutamenti strutturali” e per le sfide in corso

Se Frosinone cerca il suo nuovo volto, Latina lo ha già costruito. La provincia pontina è un motore agricolo regionale e nazionale. Contribuisce per ben il 32 % al valore aggiunto agricolo del Lazio, ed è terza in Italia per valore dell’export agricolo.

Più grandi, più moderne, più strutturate

Un trattore al lavoro (Foto © DepositPhotos.com)

Le oltre 13.700 aziende agricole della provincia rappresentano più di un quinto del totale regionale. Anche qui c’è stata una flessione, ma più contenuta rispetto al resto del Lazio. La SAU è in lieve calo (-3%), ma la SAU per azienda è aumentata da 4,3 ettari nel 2010 a 6,3 nel 2020, segno di una crescente ricerca di efficienza e scala.

Tuttavia, l’agricoltura pontina resta ancora frammentata: il 70% delle imprese ha meno di 10 addetti, l’86% è un’impresa individuale, e solo il 4% è società di capitali. Questo sta però cambiando: dal 2020 al 2024, le società di capitali crescono del +17,8%, mentre le imprese individuali calano del -6,4 %.

Le colture: primati nazionali in serra (e non solo)

Latina è un campione assoluto in alcune produzioni. Detiene medaglie d’oro per:

  • Carota in serra: 93,4% della produzione nazionale
  • Ravanello in serra: oltre 71%
  • Zucchina in serra: 53,9%
  • Valeriana: oltre metà del prodotto nazionale
    Ma anche sedano in serrakiwimeloneravanello in piena aria.

Questo colloca Latina al terzo posto nazionale per primati produttivi, dietro solo a Foggia e Bari. La provincia pontina è, insomma, una forza agricola specializzata, intensiva e ad alto rendimento.

Export: un saldo commerciale invidiabile

Nel 2024, Latina ha generato 257 milioni di euro di export agricolo, con un saldo positivo di quasi 80 milioni, un’anomalia felice in un Lazio tendenzialmente in deficit. Le esportazioni sono concentrate in Germania (49,7%), Polonia (9,8%) e Francia (7,3%).

I prodotti della silvicoltura — pari a 5,5 milioni di euro — crescono del +5,2%, mentre i prodotti agricoli calano leggermente (-1%).

Latina, una macchina agricola ben oliata

La provincia pontina ha già tracciato la sua traiettoria: intensificazione, specializzazione, orientamento all’export. Ora si tratta di consolidare la crescita, attrarre capitali, innovare i processi. Latina è già uno dei grandi player dell’agricoltura nazionale: il prossimo passo è diventare anche laboratorio di sostenibilità e governance rurale.

L’assessore regionale Giancarlo Righini e il presidente Giovanni Acampora

Latina può dunque giocare un ruolo diverso: non tanto “terra di montagna e valli”, quanto “terra di orti, serre, esportazioni”. L’accesso ai mercati internazionali, la logistica, la vicinanza al porto e al mare possono essere leve vincenti. Come esempio, è stato rilevato che in provincia di Latina il settore agricoltura insieme al manifatturiero rappresentano i segmenti principali dei flussi verso l’estero.

Due province, due modelli. Una sfida comune

Frosinone e Latina raccontano due storie diverse ma complementari:

  • La prima è un’agricoltura che cambia pelle, lasciandosi alle spalle la frammentazione per abbracciare la resilienza.
  • La seconda è un modello già evoluto, che guarda all’Europa e che deve ora affrontare la sfida della sostenibilità e dell’equità.

Il futuro? Sarà di chi saprà mettere insieme impresa, innovazione, territorio e comunità.

Ma non è tutto rose e fiori: il rapporto non nasconde le difficoltà. Su scala regionale la pressione climatica, le risorse idriche, i costi energetici e le nuove normative europee rappresentano ostacoli reali. Per Frosinone e Latina, la sfida sarà trasformare questi ostacoli in opportunità. E nel frattempo, costruire filiere che sappiano resistere e innovare.

Nel dettaglio, per la Ciociaria l’opportunità è la valorizzazione di territori marginali, che oggi possono diventare punti di forza: coltivazioni biologiche, agriturismi, filiere corte, turismo rurale. Per Latina, la forza è nel “fare sistema” con i mercati internazionali e l’export. Il rapporto presenta proprio la “piattaforma” del basso Lazio – Frosinone‑Latina – come area in cui è necessario intervenire per confermare i primati produttivi e cogliere nuove quote di mercato. 

Il Lazio agricolo, insomma, ha una mappa tutta nuova. E due province che ne sono, oggi più che mai, protagoniste assolute.

Un’agricoltura che racconta sé stessa

Ciò che colpisce davvero è come il Rapporto rimetta al centro la “narrazione” dell’agricoltura: non solo numeri, ma storie. Le storie di chi coltiva da generazioni, di chi cambia ricerca varietale, di chi abbraccia l’innovazione. In provincia di Frosinone, sono tante le micro‑imprese che riempiono questo panorama: agricoltura familiare che diventa startup rurale. In provincia di Latina, le serre e i frutteti guardano verso l’Europa e verso oltre confine.

L’agricoltura nel Lazio non sono solo numeri ma anche storie (Foto © Jplenio / Pixabay)

Il 2025 si apre con un’agenda che per le due province presenta alcuni punti chiave:

  • Investimenti in tecnologie agricole (sensoristica, automazione, irrigazione intelligente)
  • Filiera agro‑alimentare che premi qualità, biodiversità, sostenibilità
  • Rafforzamento dell’export e dei mercati internazionali, soprattutto per Latina
  • Sostegno alle aree marginali, ai giovani agricoltori, all’agricoltura multifunzionale (turismo, energia rinnovabile)
  • Azioni di contenimento dei rischi legati al clima: gestione idrica, agricoltura resiliente, diversificazione colturale

Il Rapporto sull’Agricoltura del Lazio ci consegna un messaggio chiaro: l’agricoltura non è un residuo del passato, ma una leva del futuro. E nelle province di Frosinone e Latina – ciascuna con la propria identità, le proprie vocazioni e i propri punti di forza — si gioca una partita che può essere decisiva. Per la Ciociaria, per il basso Lazio, per l’intera regione. Un’agricoltura che cambia, che pensa, che innova. E che, soprattutto, vuole vincere.

La chiave europea

Dalla lettura dei dati in chiave europea emerge un quadro che indica il Lazio come la più importante regione agricola tra quelle europee aventi la capitale del proprio Stato. I dati Eurostat evidenziano infatti come il Lazio si distingua per una significativa vocazione agricola che incide sulla struttura produttiva, sull’assetto territoriale e paesaggistico.

Rispetto all’occupazione, la regione si colloca al secondo posto tra le aree con capitale nazionale e mostra un trend di crescita positivo (+6,3% tra il 2015 e il 2021), in controtendenza rispetto al calo registrato altrove. Anche sul fronte della produttività, il Lazio mantiene una posizione medio-alta, pur evidenziando la necessità di migliorare l’efficienza e la competitività del sistema attraverso politiche di ricomposizione fondiaria e innovazione gestionale.

Acampora: “Agricoltura, settore strategico”

Moderato dalla giornalista Claudia Conte, l’appuntamento ha dunque rappresentato un importante momento di confronto sulle trasformazioni che stanno interessando il comparto, tra cambiamento climatico, innovazione e nuove sfide di competitività. Il presidente della Camera di Commercio Giovanni Acampora ha sottolineato: “È con grande soddisfazione che presentiamo il primo Rapporto sull’Agricoltura del Lazio, frutto della volontà di questa Camera di Commercio e dell’impegno della sua Azienda Speciale Informare e dell’Istituto Tagliacarne”.

Il presidente Giovanni Acampora

Acampora ha aggiunto. “Dopo aver tracciato la rotta con il Rapporto sull’Economia del Mare, oggi completiamo un ulteriore tassello di conoscenza del nostro sistema produttivoha chiosato il presidente della Camera di Commercio – L’agricoltura non è solo tradizione, ma un pilastro dell’economia e della sostenibilità, un settore strategico su cui l’ente camerale continua a investire puntando su innovazione, qualità e formazione, costruendo alleanze con le istituzioni e con il mondo delle imprese. E la presenza dell’assessore regionale Righini qui oggi è la testimonianza di un percorso virtuoso condiviso”.

Modelli produttivi in evoluzione

Luigi Niccolini, presidente di Informare, ha evidenziato: Alla luce dei profondi cambiamenti politici, economici e climatici, questo rapporto sull’agricoltura regionale rappresenta uno strumento di conoscenza e analisi, capace di evidenziare criticità, potenzialità e soluzioni per sostenere la crescita della produttività laziale. Il settore agricolo sta cambiando: la dimensione delle imprese cresce, i modelli produttivi evolvono e emergono primati a livello nazionale”.

Luigi Niccolini

Le imprese si confrontano con incertezze dovute al clima, puntando su qualità, diversificazione e rafforzamento del legame con il territorio. Tra le priorità vi sono semplificazione burocratica, incentivi fiscali per sostenibilità e accesso al credito, insieme a un interesse crescente per l’internazionalizzazione – ha proseguito Niccolini – Questo Rapporto si inserisce in un percorso di ascolto e supporto della Camera di Commercio, perché l’agricoltura non è solo produzione: è paesaggio, cultura, lavoro, presidio del territorio…”.

Il Lazio in crescita costante

Un campo di mais

Nel suo intervento tecnico Paolo Cortese, Responsabile Osservatori sui fattori di sviluppo del Centro Studi Tagliacarne, ha illustrato i principali risultati della ricerca: “Il Lazio riflette gran parte delle tendenze nazionali del comparto primario, con una crescita costante del valore aggiunto agricolo (+17,9% tra il 2017 e il 2023) e un ruolo trainante del Basso Lazio. Questa dinamica ha permesso all’agricoltura laziale di arrivare a pesare per il 5,6% sull’agricoltura italiana”.

L’agro pontino è il principale motore agricolo della regione, rappresentando il 32% del valore aggiunto regionale di settore, in crescita rispetto al 29,2% del 2010. Il Lazio meridionale, comprendente Latina e Frosinone, genera il 41,8% della ricchezza agricola regionale, seguito da Roma (28,9%), Viterbo (22,6%) e Rieti (6,8%) – ha chiosato Cortese – Dall’indagine emerge come oltre l’84% delle imprese percepisca un impatto climatico elevato sulle proprie attività, ma anche una forte propensione all’innovazione e alla diversificazione produttiva”.

L’assessore regionale Giancarlo Righini

A chiudere i lavori, l’assessore regionale a Bilancio, Agricoltura e Sovranità alimentare, Parchi e Foreste, Giancarlo Righini, che ha rimarcato l’impegno della Regione Lazio per il rafforzamento del comparto: “Il settore agricolo rappresenta uno degli asset economici più importanti della Regione. Il mondo agricolo è un volano fondamentale per lo sviluppo economico e sostenibile del territorio regionale ed è per questo che fin dal nostro insediamento abbiamo cercato di introdurre politiche che mirassero a migliorare le condizioni del sistema agroalimentare”.

“Non a caso il complemento di programmazione per sviluppo rurale della Regione Lazio per il periodo 2023-2027 (CSR) contiene un pacchetto di interventi di politica agraria determinanti per migliorare le prestazioni economiche, ambientali e sociali di questo sistemaha ricordato Righini – Per questi cinque anni di programmazione, la Regione Lazio dispone di circa 600 milioni di euro attivati attraverso bandi pubblici. Abbiamo accompagnato queste politiche di sviluppo a quelle legate alle emergenze. Oggi possiamo affermare, senza timore di essere smentiti, che il Lazio ha finalmente il ruolo che gli compete nello scenario nazionale e internazionale“.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com)