Un bilancio che fa politica: la Camera di Commercio scommette sul futuro del Lazio Sud

Approvato all’unanimità il preventivo 2026 della Camera di Commercio Frosinone Latina: oltre 7 milioni per imprese, territori e filiere strategiche. Una manovra prudente ma ambiziosa che punta su sviluppo, welfare e identità produttiva.

Il Bilancio Preventivo 2026 della Camera di Commercio Frosinone Latina, approvato oggi all’unanimità, offre materia interessante su due fronti: come reperisce le risorse e soprattutto dove vengono indirizzate. Sono gli elementi chiave per capire se un bilancio pubblico è solo un esercizio contabile oppure un atto politico nel senso più nobile del termine.

Parliamo di una manovra da oltre 7 milioni di euro destinati alla promozione economica. Non una cifra neutra, soprattutto se si considera il contesto: un territorio che da anni vive una transizione incompiuta, stretto tra deindustrializzazione, fragilità demografica e la ricerca di nuovi motori di sviluppo. Qui il bilancio dell’ente presieduto da Giovanni Acampora assume un valore che va oltre il perimetro dell’Ente: diventa una sorta di mappa delle priorità del Basso Lazio.

Parola chiave: continuità

(Foto © DepositPhotos.com)

Il presidente lo ha detto senza enfasi ma con chiarezza: continuità. Ed è una parola chiave. Oggi le istituzioni cambiano rotta ad ogni stagione, la Camera di Commercio di Frosinone – Latina rivendica una linea coerente, costruita nel dialogo con imprese, associazioni, professioni e territori. Non è poco: perché la vera discontinuità, oggi, sarebbe l’improvvisazione.

La struttura del bilancio racconta una scelta precisa: usare anche gli avanzi patrimonializzati per rafforzare gli interventi, senza scivolare in azzardi. Prudenza e ambizione, un equilibrio difficile ma necessario. È il segno di un ente che non accumula risorse per inerzia ma le rimette in circolo quando serve. E serve, eccome in un territorio come quello del Lazio Sud che sta affrontando la trasformazione dell’Automotive, è impegnato nella sfida delle Zes e delle Zone Franche Doganali.

Scorrendo le voci di spesa, emerge una visione non ideologica dello sviluppo. Turismo, commercio, pubblici esercizi, sicurezza, welfare territoriale, imprenditoria femminile. Non slogan, ma capitoli concreti, ciascuno con una dotazione chiara. Quattrocentomila euro per il turismo, altrettanti per ipubblici esercizi, duecentomila per la videosorveglianza: dietro questi numeri c’è un’idea semplice e spesso dimenticata, che l’economia vive anche di contesto, di sicurezza, di qualità della vita.

La scelta del welfare

Interessante è anche la scelta di investire sul welfare, con un bando dedicato alla genitorialità. È un segnale culturale prima ancora che economico: senza politiche che tengano insieme lavoro e vita, parlare di competitività rischia di diventare una formula vuota. Lo stesso vale per l’attenzione all’imprenditoria femminile e all’uguaglianza di genere, temi che qui non restano confinati alle dichiarazioni di principio.

C’è poi il rapporto con i territori. Quattrocentomila euro per i Comuni, altre risorse per progetti con la Regione Lazio. La Camera di Commercio non si propone come un attore isolato, ma come un nodo di una rete istituzionale più ampia. È una postura politica rilevante, soprattutto in un’area dove la frammentazione amministrativa ha spesso indebolito le politiche di sviluppo.

Giovanni Acampora

Un capitolo a parte merita l’Azienda Speciale Informare, alla quale vengono destinati quasi 3,9 milioni di euro. Qui il bilancio diventa quasi un manifesto programmatico. Internazionalizzazione, economia del mare, turismo, montagna, automotive, chimico-farmaceutico, agricoltura, artigianato artistico. È l’idea di un’economia plurale, che non scommette su una sola filiera salvifica, ma su un mosaico di competenze e vocazioni.

In piena sintonia

Colpisce la continuità con il lavoro del quinquennio che si chiude: oltre 15 milioni di euro messi a terra dalla Camera di Commercio, più di 7 milioni dall’Azienda Speciale. Numeri che raccontano un’azione costante, non episodica. E che spiegano perché oggi si possa parlare di rafforzamento, non di ripartenza.

(Foto © dall’Associazione Culturale MAI)

La vera novità simbolica del bilancio 2026 è forse l’attenzione all’“economia della bellezza”. Centomila euro possono sembrare una cifra modesta, ma il messaggio è chiaro: il patrimonio culturale, creativo, identitario non è un ornamento, è un fattore produttivo. In un territorio come questo, è una scommessa che ha più senso di tante altre.

Naturalmente, un Bilancio non è mai un punto di arrivo. È una promessa. La sfida sarà trasformare queste risorse in risultati misurabili, evitare la dispersione, accompagnare davvero le imprese nei processi di crescita. Ma intanto il segnale politico è netto: la Camera di Commercio sceglie di stare dentro i problemi, non sopra di loro.