L’opzione della Zona Logistica Semplificata (ZLS) nel Lazio rischia di consacrare il territorio della provincia di Frosinone ad hub di smistamento. Dicendo addio alla manifattura. Serve la Zona Economica Speciale (ZES) per la produzione. La sola logistica non basta: serve una vera strategia industriale.
Il prosecco è quasi finito, le patatine pure. Coriandoli e cotillons sono sul pavimento: l’aria è quella delle ore dopo la festa. E invece dovrebbe essere un funerale. La firma del sottosegretario Alfredo Mantovano che autorizza la Zona Logistica Semplificata (ZLS) per il Lazio ha scatenato entusiasmo, ispirato dichiarazioni altisonanti e liberato una pioggia di plausi bipartisan. Ma mentre il mondo politico e istituzionale brinda al nuovo strumento, c’è una domanda che aleggia sul futuro produttivo della regione: la ZLS è la consacrazione della logistica o l’anticamera dell’abbandono della manifattura? Trasporteremo le merci ma non le produrremo noi.
Sotto i riflettori del dibattito pubblico c’è solo metà del tavolo. Quella su cui transitano merci, camion, container, piattaforme e dogane semplificate. L’altra metà — quella dove si produce, si progetta, si assembla — è rimasta buia. E questa asimmetria che dovrebbe allarmare e preoccupare. Perché se la provincia di Frosinone ha bisogno di attrarre investimenti, creare lavoro e ridare senso ai suoi poli industriali, non può limitarsi a diventare un grande hub di smistamento.
Zls senza Zes

La logistica è indispensabile, certo. Ma lo è come supporto alla produzione, non come sua sostituzione. L’impressione però è che l’aver concentrato tutta la battaglia istituzionale sulla ZLS nasconda un’amara resa: non riusciamo a far ripartire le fabbriche, allora proviamo almeno a spostare pacchi.
Serve, con urgenza, un riequilibrio. Perché una ZLS senza una ZES — cioè senza un credito d’imposta strutturale per gli investimenti produttivi — rischia di diventare solo una zona di transito, non di trasformazione. Il rischio è che nella stessa stanza, nello stesso momento, siano stati celebrati una messa ed officiato un funerale: brindisi per il trasporto delle merci, lacrime per la loro produzione.

Eppure questo territorio è costellato da eccellenze della manifattura. Ci sono produzioni di primissimo livello con meccanica di altissima precisione, materiali compositi maneggiati con strumenti che le nostre fabbriche hanno brevettato. Solo per fare qualche esempio spicciolo: la Heliworld di Anagni produce pezzi strategici per tenere in aria gli elicotteri, la Tecnologie Avanzate di Veroli fabbrica quel sottile strato che separa il nostro sedile dalle nuvole quando siamo su un Boeing, la FiniMarine di Castelliri fabbrica yacht con materiali che li fanno pesare la metà e navigare con un solo motore.
A Casalvieri Gemar produce palloncini con materiali che non inquinano, non soffocano il mare e si è inventato le asticelle per tenere i sogni dei bambini con materiali green di derivazione vegetale: li esporta in tutto il mondo ed è tra i principali player mondiali. Tutte hanno brevettato i loro prodotti o le loro tecnologie di processo.
I pugni sul tavolo

Ma come loro ce ne sono a decine nell’area industriale del Cassinate che fanno lo stesso nel campo dell’Automotive. E non solo lì: ad Anagni Dr Automobiles ha acquistato l’area ex Saxa Gres per realizzare il suo secondo polo produttivo nazionale. È per tutto questo mondo della manifattura di eccellenza che oggi il mondo industriale dovrebbe avere il coraggio di alzare la voce, persino di lanciare una provocazione: “Non vogliamo la ZLS, se non accompagnata da una politica industriale vera, concreta e duratura”.
Non è solo una questione teorica. L’area nord del Lazio ha già sperimentato gli effetti positivi dell’Area di Crisi Complessa. Il caso Ferentino–Anagni, con il suo rilancio legato proprio a quel riconoscimento, dimostra che quando lo Stato programma e investe, quando le aziende non speculano ma producono, i risultati arrivano.

Se oggi la Zes non è possibile, se bisogna ancora lavorarci, nel frattempo perché non chiedere oggi lo stesso per l’area automotive del basso Lazio? Cassino e il suo indotto non hanno bisogno di piattaforme logistiche. Hanno bisogno di una visione industriale. Di un progetto per la riconversione industriale. Di incentivi strutturali per chi investe in manifattura avanzata, non solo in capannoni per lo stoccaggio.
La vera sfida non è far passare più velocemente le merci ma decidere se in questa regione si produrrà ancora. Altrimenti la ZLS sarà solo una gigantesca rotatoria: le merci passano, la ricchezza resta altrove.
(Foto di copertina © DepositPhotos.com).



