Lazio, scontrini a 5 Stelle: 13mila euro di pasti e 28mila per l’auto

CLAUDIA FUSANI per L’UNITA’.TV

“Nacquero incendiari, finirono pompieri” recita un vecchio adagio. Capita spesso di veder scemare gli entusiasmi delle prime ore in ben più grigi risultati. Capita anche ai sette consiglieri 5 Stelle eletti nella Regione Lazio. In questo caso i risultati – a nostro avviso – più grigi riguardano proprio uno dei cavalli di battaglia 5 Stelle: la restituzione di stipendi ed indennità. La mitica rendicontazione delle spese. Che, per altro, è già costata la testa – il posto – a parecchi deputati e senatori.

Nella Regione Lazio sono successe e succedono cose anomale. Ad esempio, le somme restituite da ciascun consigliere allo speciale Fondo 5 Stelle: risultano dimezzate tra aprile 2013 e aprile 2015 e se all’inizio legislatura si aggiravano intorno a seimila euro, due anni dopo sono comprese tra i 1.600 e i 3mila euro. Anomali anche i giustificativi delle spese: c’è la tassa per l’asilo nido, i contributi per la Cassa Forense (ma la professione legale non è incompatibile con l’incarico amministrativo), 13mila euro spesi in pranzi e cene (consigliere Valentina Corrado) tra gennaio 2014 e agosto 2015, circa 28mila euro di rimborsi per «auto propria» tra aprile 2014 e luglio 2015 (consigliere Devid Porrello). Il punto è che i consiglieri laziali rispettano la promessa maestra («il nostro stipendio sarà pari a 2.500 euro netti» disse l’allora candidato governatore Davide Barillari) ma in realtà è come se incassassero molto di più, tra i 5-6mila euro al mese visto che scaricano, alla voce spese sostenute, di tutto e di più. Non è un reato né qualcosa di disdicevole: la politica è un mestiere e deve essere retribuito. Il problema è che, ancora una volta, la realtà dei fatti è diversa dalla propaganda delle promesse.

Il crollo delle somme restituite
È tutto on line. Tutte fonti aperte. Si tratta solo di mettersi lì e leggere spulciando voce su voce il documento “Gruppo consiliare Lazio- dettaglio restituzioni”. Il primo impatto è trionfante: restituite 825mila euro, il 48% delle cifre ricevute. Poi si prendono le singole posizioni. Sono sette, quanti i consiglieri eletti: Davide Barillari, Silvia Blasi, Valentina Corrado, Silvana Denicolò, Gianluca Perilli, Gaia Pernarella e David Porrello. I primi mesi (aprile-maggio 2013) la busta paga percepita si aggira tra i 9 e i 10mila euro e le somme restituite tra i 6 e i 7mila euro. A luglio gli stipendi percepiti diminuiscono, intorno agli ottomila euro, per decisione della giunta. È interessante quello che succede dopo. Prendiamo come punto di riferimento Barillari: 8.639 euro lo stipendio; 2.718 il netto percepito; 4.460 la somma restituita, versata allo speciale Fondo 5 Stelle per le piccole imprese. A luglio 2015, due anni dopo, restano simile lo stipendio e il netto percepito. Cambia, decisamente, la somma restituita che diventa di 3.500 euro. Per altri consiglieri, ad esempio Pernarello e Corrado, la somma precipita a 1.600 euro. È una diminuzione radicale e progressiva. Quasi inesorabile. Almeno finora. In parallelo cresce progressivamente la voce “altre spese”.

Scarse giustificazioni
Non va meglio, infatti, un altro cavallo di battaglia grillino: i giustificativi dei rimborsi. La pagina web dei rimborsi è aggiornata con molta lentezza. L’ultima rendicontazione di Barillari risale a luglio 2015. C’è anche poca chiarezza nelle singole voci: spesso vengono indicate «altre spese» senza spiegare cosa sono. Quando lo fanno, c’è di che restare perplessi. Barillari, ad esempio, a giugno 2015 s’è fatto rimborsare l’abbonamento dell’Atac (250 euro) ma anche le spese dell’auto. La consigliera Corrado ha messo in conto 12.780 di pasti tra gennaio 2014 e agosto 2015. Sono circa 639 euro al mese comprensivi di festività, fine settimana e ferie. Decisamente troppi per una persona sola. Da considerare, poi, che accanto a queste cifre non è mai indicato dove sono avvenuti i pasti ed eventualmente con chi. Un caso speciale è senz’altro quello del consigliere Porrello: da aprile 2013 a luglio 2015 ha ricevuto 28.845 euro come rimborso per «auto propria». Sono 26 mesi, non c’è dubbio. Ma quella cifra corrisponde a circa 23mila litri di gasolio, due volte il pieno di un mega yatch (circa 10 mila litri) e circa la metà di quello che consumerebbe un jumbo sulla tratta Roma – New York (circa 60mila litri). L’auto propria è un buco nero nella rendicontazione 5 Stelle. Anche la consigliera Pernarella ha giustificato 21.065 euro di spese auto tra aprile 2013 e luglio 2015.

Qua e là nelle rendicontazione si trovano vari spunti interessanti. Ad esempio Barillari a gennaio 2015 mette in conto 218 euro per «rimborso tassa nido su reddito reale». Poiché la tassa dell’asilo è calcolata sulla base del reddito, poiché il reddito è inferiore a quello che risulta perché i 5Stelle «restituiscono i soldi», la tassa del nido è falsata. E quindi si mette in conto alla collettività. Sempre Barillari spicca per i 1.600 euro di «spese legali» messe in conto nell’agosto 2014: sono certamente costi sostenuti in un altro mese perché è noto a tutti che in agosto tribunale, cancellerie e avvocati sono chiusi. Anche Porrello sostiene «spese legali» senza dire quali (dicembre 2014, 1.468 euro). Il consigliere Perilli, avvocato, ritiene fondato e corretto – e nessuno gli dice il contrario – di mettere in conto (agosto 2014) tra le spese sostenute 2.634 euro per la cassa forense. È il contributo previdenziale versato dagli avvocati. Non si capisce perché sia una spesa legata all’attività di amministratore regionale.

Per molto meno senatori e deputati sono stati cacciati dal Movimento.

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