Stangata rifiuti, non finisce come Acea: il Tar dice stop

VINCENZO CARAMADRE per IL MESSAGGERO

Tariffa definitiva per il conferimento dei rifiuti alla Saf: disco rosso dal Tar. I giudici amministrativi della sezione di Latina, infatti, hanno accolto il ricorso cautelare proposto dal comune di San Giovanni Incarico.

I magistrati, in pratica, hanno sospeso l’efficacia dell’atto della Regione Lazio, pubblicato l’8 ottobre 2015, con il quale si è preceduto alla determinazione della tariffa definitiva per l’accesso dei rifiuti urbani all’impianto di selezione e trattamento per la produzione di Cdr alla Saf di Colfelice. Una tegola da 10 milioni di euro per comuni ciociari.

Una vicenda complicata e tutta giuridica, scaturita da una precedente sentenza del Tar sui ritardi di adeguamento delle tariffe da parte della Regione, ma che ora trova il fermo parere, almeno per la fase cautelare, del Tar di Latina. Il ricorso era stato presentato dal comune di San Giovanni Incarico, (difeso dall’avvocato Italico De Santis) – al quale erano seguiti anche ricorsi di altri comuni tra cui Pontecorvo Arpino, Ceprano, Fontana Liri, Pofi e Torrice – una volta appurato l’importo, par oltre 10 milioni di euro, che i proprio i comuni, quindi tutti i cittadini, avrebbero dovuto sborsare dalla quantificazione della tariffa definitiva. Importi dovuti alla Saf quale contraente principale del contratto con i comuni, ma la cifra era destinata anche alla Mad in quanto parte dei rifiuti, tramite Saf, vengono conferiti proprio alla discarica di Cerreto. Scrivono i giudici del Tar: «Considerato che da un sommario esame degli atti il ricorso appare assistito dalla parvenza di buon diritto (cd. fumus boni juris), in quanto la tesi della Regione, secondo cui effettivi beneficiari del ritardo nella determinazione della tariffa definitiva che la Saf Spa versa alla Mad S.r.l. sono i Comuni che conferiscono i rifiuti alla predetta Saf spa, confonde il diritto di credi- to inerente ai rapporti tra le due società con la condanna giudiziale della Regione al risarcimento del danno da ritardo».

Ancora. «Ciò trascura – si legge nell’ordinanza – : a) la colpevole inerzia imputabile alla Regione, b) la circostanza che la differenza tra il riferito diritto di credito e la condanna giudiziale era stata delineata dalla sentenza del Tar Lazio numero 685/2014 del 20 gennaio 2014, c) il fatto che nel- l’un caso si tratta di obbligazione di valuta e nell’altro caso di obbligazione di valore». Insomma per i magistrati non occorre confondere la sentenza del Tar del 2014 sulla rideterminazione della tariffa di conferimento con i rapporti tra le due società: la Mad e la Saf. Per questo il Tar di Latina oltre all’ordinanza di ricalcolo definito della tariffa ha sospeso anche l’accordo sottoscritto a settembre scorso tra la Regione e la Saf con specifico ri- ferimento alla ripartizione, a carico dei Comuni partecipanti, dei costi aggiuntivi derivanti per la Regione Lazio.

«Una grande vittoria a favore dei cittadini». Questo il commento del sindaco di San Giovanni Incarico, Antonio Salvati. Quella emessa dal Tar è un’ordinanza cautelare, occorrerà attendere per capire se la Saf, tramite i suoi legali, presenterà ricorso al Consiglio di stato. Nel frattempo il giudizio di merito è stato fissato al 22 settembre 2016 sempre al Tar di Latina.

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