La vera pornografia sono certi politici e non le casalinghe hard

STEFANO DI SCANNO per L’INCHIESTA QUOTIDIANO

A pochi metri dalla nostra centralissima redazione cassinate, un uomo parcheggiato a lato strada nella sua auto ha vissuto oltre mezz’ora – secondo i testimoni – di agonia in preda ad un infarto in atto, sotto le finestre di una struttura sanitaria del centro e alla fine soccorso da un’ambulanza del 118 senza medico a bordo. E’ un caso in cui (se confermata la tempistica) il sistema dell’emergenza – l’unico che ancora funziona, peraltro – ha fallito. Un caso eclatante perché accaduto davanti agli occhi di mezza città.

L’ospedale di Cassino doveva essere Dea di primo livello ed è ridotto a poco più di una medicheria, ferme restando le rare “oasi”. L’unica cosa incrementata nel tempo è, non a caso, l’elisoccorso. Da Polverini a Zingaretti la desertificazione sanitaria delle periferie è diventata ormai missione compiuta, mentre un indefinibile commissariamento provinciale dell’Asl non ha portato alcuna inversione di tendenza.

La senatrice Spilabotte ha rilanciato dalle nostre colonne la proposta di nominare un direttore generale originario della provincia di Frosinone. Ma nei programmi della “cabina di regia” non vorremmo che tutt’al più si pensasse al prossimo passaggio semplificatorio: l’aggregazione dell’Asl ciociara a quella pontina. Siamo solo nella fase intermedia: tre ospedali da ridurre ad uno e azienda sanitaria locale abolita. Tutto questo sì che sarebbe un bel risparmio per i romani e per i ciociari alle loro dipendenze. Roba da horror.

A proposito di generi cinematografici e tecniche di ripresa: tra filmetto sulle signore calde di Frosinone e ricatti con video hard finiti nelle aule di giustizia, si chiude una settimana che ci porta ad interrogarci sui limiti della pornografia. E, molto più probabilmente, anche su cosa sia davvero scandaloso e censurabile, mettendo a confronto la pornograficità intrinseca delle scene di sesso, i racconti su tesi di laurea copiate da internet e pagate a peso d’oro coi nostri soldi dalla presidenza pro tempore del Consiglio regionale del Lazio, le cronache mascherate da gossip sulle cene di parlamentari, presidenti di enti e sindaci sempre a nostre spese e le interviste scivolose dei dirigenti Acea che evitano accuratamente di chiedere scusa ai cittadini vessati prima di fare qualsiasi altra considerazione (ed in attesa che le inchieste della Guardia di Finanza facciano il loro corso sul resto).

Si dice che tra i rischi maggiori della pornografia ci sia quello della drastica riduzione della capacità di amare il partner. Bene, nella gestione regionale si potrebbe coniugare in scarso rispetto per i soldi dell’erario, nella politica provinciale in scostumatezza conclamata nei confronti dei meccanismi della democrazia che vietano di trattare candidature ed elezioni alla stregua degli affari di bottega. Quanto ai gestori del servizio idrico provinciale, si potrebbe parlare di senso della vergogna anestetizzato nei confronti delle richieste che giungono da utenti e comitati e, soprattutto, dagli ultimi che si vedono staccare il contatore senza esitazione in nome del business.

Un’altra considerazione riguarda strettamente le dinamiche della pornografia e cioè il fatto che, nonostante sia un atto solitario quello connesso all’uso di materiale hard, l’impatto provocato dalla pratica ricada sul nucleo familiare e sulla società intera. Un punto sul quale dalla gestione regionale, alle dinamiche degli eletti, fino alla qualità dei servizi pubblici, il parallelo pare più che calzante. Ma c’è un punto di divergenza importante e forse dirimente in questi parallelismi: mentre sul controllo della sessualità, a parte la società, influisce l’educazione familiare, sulla persistenza di atteggiamenti predatori, di sperpero del pubblico denaro e dannosi per la comunità basta usare l’arma del voto, oltre a quelle del civile dissenso e della denuncia alla magistratura nei casi limite.

Oggi la vera pornografia è, infatti, rappresentata da una diffusa classe di privilegiati, finanziata dalle tasse, che vuol fare la pelle a tutti gli altri. Ecco perché, tutto sommato, fanno davvero una gran simpatia le “milf” tutto fuoco di capoluogo e provincia.

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