I due monarchi sui troni d’oro

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GIANLUCA TRENTO per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI
Ogni tanto qualcuno parla, a spizzichi e bocconi, di quella o questa fonte di spreco, creando un momentaneo stato di indignazione e di rabbia, per poi ripiombare nell’indifferenza generale dell’italica ignavia. Eppure servirebbe davvero mettere fine a tutte le sacche di micropotere e sottopotere, a quei santuari che finora nessuno ha mai pensato di toccare.

Sono i consorzi di bonifica. Cosa fanno? Dovrebbero curare i fiumi, proteggerci dalle alluvioni e prevenire frane ed esondazioni che periodicamente colpiscono il Bel Paese. Sono 137 e sono stati creati all’inizio del ‘900 come organi di autogoverno del territorio. Dovrebbero funzionare come una sorta di federalismo applicato alle acque: reinvestire quanto ricevono dagli enti locali e dai proprietari dei terreni agricoli come contributo di bonifica. Lo fanno? Non è dato sapere.

È, invece, sotto gli occhi di tutti che dei milioni di euro che entrano ogni anno nelle loro casseforti, la metà se ne va per il personale, la burocrazia e qualche spesa pazza. Nati per aiutare l’agricoltura sfuggono al controllo della Regione e si trasformano in carrozzoni clientelari.

In provincia di Frosinone sono tre quelli che vanno avanti con i loro… Re. Due si oppongono alle richieste di trasparenza avanzate dalla Regione Lazio. Sono i monarchi assoluti che siedono sui troni della Valle del Liri e della Conca di Sora, al secolo Pasquale Ciacciarelli e Angelo Prospero. E poi si riempiono la bocca di democrazia…

 

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