E dopo Acea? Ecco i conti di cosa succederebbe

CORRADO TRENTO per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI

Conto alla rovescia per la riunione della Consulta d’Ambito, in programma domani. Sarà centrale la relazione della Segreteria Tecnico Operativa sullo scenario successivo ad un’ipotesi di risoluzione.

L’articolo 7 della convenzione di gestione, al comma 3, stabilisce: «Il gestore sarà obbligato a garantire la continuità del servizio fino all’eventuale consegna al nuovo gestore e, comunque, non oltre il termine di 12 mesi, agli stessi patti e condizioni; qualora intervenissero circostanze e fattori non prevedibili, di cui, in ogni caso, nessuna delle parti è responsabile, detto termine sarà protratto di ulteriori 6 mesi. Oltre tali termini, la continuità dei servizi viene garantita previa rinegoziazione, secondo criteri di buona fede, delle condizioni di gestione, in modo da assicurare l’equilibrio economico finanziario del gestore».

Per quanto riguarda i costi della risoluzione, la Sto li ha già indicati nel corso dell’ultima riunione. Si è fatto riferimento ad una parte del conguaglio di 75 milioni riconosciuto al gestore da una sentenza del Consiglio di Stato. In totale circa 25 milioni di euro. Poi c’è un altro conguaglio, di 53 milioni di euro, determinato dall’Autorità per l’energia, il gas e il servizio idrico. Quindi bisognerà verificare l’ipotesi di un ulteriore conguaglio derivante dalla discordanza tra i volumi fatturati per gli anni 2016-2017 rispetto a quelli misurati. Quindi c’è la parte delle infrastrutture: circa 50-60 milioni di euro. Bisogna altresì aggiungere però che andrebbe sottratta la somma di 21 milioni di euro relativa ai canoni di concessione ancora dovuti dal gestore.

Discorso a parte, invece, per quanto riguarda un ulteriore contenzioso giudiziario. Anche recentemente l’Acea ha fatto presente che impugnerebbe l’eventuale risoluzione contrattuale. Inoltre, potrebbero trascorrere anche tre anni nel corso dei quali Acea continuerebbe la gestione. Poi verrebbe indetta una gara di livello europeo, alla quale la società parteciperebbe.

Un quadro che i sindaci della Consulta d’Ambito analizzeranno. Ma poi sarà la conferenza dei sindaci a decidere definitivamente sulla proposta di risoluzione della convenzione, annunciata dai sindaci Nicola Ottaviani (Frosinone), Carlo Maria D’Alessandro (Cassino) e Roberto Caligiore (Ceccano). Il dibattito verterà anche e soprattutto sugli scenari e sui costi della risoluzione.

I precedenti dei conguagli vanno tenuti in considerazione, non fosse altro perché alla fine sono i cittadini a pagare il conto attraverso le bollette. Uno dei nodi principali è quello relativo ai canoni concessori relativi al periodo 2012-2015. Nell’ultimo parere legale si legge che «il gestore ha omesso il pagamento di 20.988.071 euro (Iva esclusa) a cui deve essere aggiunta la somma relativa alla rivalutazione del capitale oltre agli interessi legali per circa 721.604 euro (stima effettuata alla data attuale su base annuale e soggetta ad aggiornamento ai fini di un definitivo conguaglio».

Ma sempre nel parere legale si legge anche: «Per il periodo 2014-2015 il gestore ha presentato un’istanza di riconoscimento di maggiori costi per morosità (circa 18% delle fatturazioni emesse all’utenza) lamentando un disequilibrio economico finanziario. L’Aeegsi, con l’approvazione delle tariffe 2012-2015, ha riconosciuto al gestore, per detti anni, una morosità minima del 6,5% (maggiore del 3% applicabile per l’area del centro Italia), riconoscendo il diritto del gestore al conguaglio per quegli anni, che verrà però recuperato nella fatturazione agli utenti soltanto nel prossimo periodo regolatorio. Il che per ciò stesso dimostra l’attuale squilibrio economico e finanziario della gestione, che verrebbe ulteriormente aggravato in caso di pagamento dei canoni concessori aggravati».

Insomma, situazione complessa e delicata.

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