Acea, parte la diffida: ecco cosa hanno scritto i sindaci

CORRADO TRENTO per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI

Definita e ultimata la delibera con la quale l’assemblea dei sindaci dell’Ato, lo scorso 18 febbraio, si è espressa per l’avvio della procedura di risoluzione della convenzione con Acea. Dopo ventisette giorni (c’era un mese di tempo) è stata pubblicata sull’albo pretorio dell’Ambito Territoriale Ottimale.

La votazione
Ricordiamo l’esito della votazione, avvenuta per alzata di mano: 74 voti favorevoli 1 contrario (il Comune di San Giovanni Incarico). Nella delibera si legge: «Terminati gli interventi, il presidente dà inizio alla votazione per voto palese per alzata di mano del primo punto all’odg, “Rapporto con il gestore del servizio idrico; avvio procedure ex articolo 34 della convenzione per la gestione del servizio idrico integrato Ato 5 Lazio Meridionale-Frosinone, Convenzione Repubblica 7205 del 27/6/2003” compresi i due emendamenti di cui al punto c), con i contenuti della relazione tecnica della Sto “Stato di attuazione del Piano degli interventi al 31/12/2015 del 28 gennaio 2016 e della relazione tecnica integrativa della Sto del 17/2/2016, contenente tra l’altro la “Proposta quantificazione delle penali applicabili”, ambedue allegate alla presente».

Dunque, nessun problema per il fatto che la votazione sia avvenuta per alzata di mano invece che per appello nominale, come solitamente si fa quando c’è bisogno di verificare il doppio quorum, quello dei presenti e quello degli abitanti rappresentati. L’argomento fu sollevato subito dopo la votazione di quasi un mese fa.

Le relazioni della Sto
Per quanto riguarda le presunte inadempienze del gestore, la delibera fa riferimento alla relazione della Segreteria Tecnico Operativa. In tutto sono 23 i punti sottolineati. Il primo è il seguente: “incompleta realizzazione al 31 dicembre 2015 degli interventi previsti nel Piano 2014-2017 per la realizzazione di opere relative al servizio depurazione captazione, adduzione, distribuzione idrica e fognatura”. «Inadempimenti che – si legge nella delibera -, protratti ormai da oltre dieci anni, non hanno garantito il rispetto del necessario livello di qualità del servizio ed hanno creato una situazione di totale insoddisfazione da parte degli utenti, tradottasi in contenziosi ».

Secondo la conferenza dei sindaci, quindi, «sussistono i presupposti previsti dall’articolo 34 della Convenzione per intimare la risoluzione del contratto, con invito al gestore a fornire le proprie osservazioni entro il termine di sei mesi dalla ricezione della diffida». Il punto principale è questo. Gli emendamenti La delibera riporta anche l’esito delle votazioni sugli emendamenti relativi al termine entro il quale adempiere. Sul periodo di sei mesi, quello ritenuto congruo dalla Sto, i favorevoli sono stati 44, in rappresentanza di 276.033 abitanti, equivalenti al 59,93%. I contrari invece sono stati 31, pari a 184.590 abitanti, equivalenti al 40,07%. Mentre sull’altro emendamento, quello sui tre mesi per adempiere, i contrari sono stati 41, in rappresentanza di 269.335 abitanti, pari al 58,47%. I favorevoli 34, in rappresentanza di 191.288 abitanti, equivalenti al 41,53%. Il braccio di ferro politico si consumò su questo punto specifico.

Cosa succede adesso
La delibera è stata inviata immediatamente ad Acea, unitamente a tutti gli allegati. Il presidente dell’Ato 5 Antonio Pompeo ha firmato tutti gli atti conseguenti, a cominciare dalla diffida ad adempiere al gestore. Il termine è di sei mesi. A questo punto bisognerà vedere cosa deciderà proprio il gestore. L’orientamento di Acea Ato 5 è quello di impugnare davanti al Tar le decisioni assunte dalla conferenza dei sindaci, valutando contemporaneamente se sussistono le condizioni per una richiesta di risarcimento per danni di immagine. All’orizzonte si profila la riapertura della stagione dei contenziosi.

 

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