Acea passa a ritirare le chiavi: lunedì l’acquedotto è tutto suo

DOMENICO TORTOLANO

per IL MESSAGGERO ED FROSINONE

 

Da domani sarà Acea Ato 5 a gestire l’acquedotto civico di Cassino. Un cambio di gestione che avviene dopo 13 anni di battaglie legali del Comune e dopo l’ennesimo ricorso respinto dalla magistratura amministrativa. Il Comune così si deve arrendere per l’applicazione della legge Galli. E toccherà al dirigente comunale l’ingegnere Pio Pacitti, consegnare ai tecnici di Acea l’elenco delle utenze e dei relativi contatori oltre a tutta la documentazione amministrativa comprese le chiavi d’accesso ai pozzi di captazione. Anche se per l’amministrazione comunale il caso ancora non è chiuso perché i giudici romani dovranno fissare una nuova udienza per la sentenza definitiva. I margini, però, sarebbero minimi.

 

Il sindaco D’Alessandro riunirà domani la sua maggioranza per una analisi della situazione dopo l’esito negativo dell’ordinanza di condanna del Consiglio di Stato a beneficio di Acea. In allarme i 13 mila utenti del centro di Cassino che finora pagavano quote leggere per il consumo dell’acqua. Ossia 30 euro a semestre per i residenti in periferia privi di impianti di depurazione e 60 euro per gli abitanti del centro oltre all’eccedenza annuale calcolata dopo il minimo di 108 metri cubi. Adesso è in pagamento l’eccedenza del 2014. La tariffa per i primi 54 metri cubi dopo il minimo garantito è di 0,56 euro a mc, per i secondi 54 mc sale a 0,84 euro e successivamente 1,43 euro. Con il nuovo gestore queste tariffe saliranno di tre volte.

 

La perdita dell’acquedotto comporterà ora anche una modifica al bilancio di previsione 2016 e occorrerà una manovra di riequilibrio finanziario visto che il comune di Cassino è sotto osservazione del ministero dell’interno per l’indebitamento. Dal bilancio dovrà essere depennato l’introito di 2,7 milioni di euro di cui 2,2 milioni dall’incasso delle bollette per i consumi idrici e 500 mila euro per i ruoli degli anni precedenti. Cancellata anche la spesa per la gestione degli impianti pari a 2,8 milioni di euro. E rimangono a carico del comune gli otto dipendenti addetti al servizio acquedotto che hanno rifiutato il passaggio ad Acea. Il loro costo annuale è di 280 mila euro. Sono due fontanieri, quattro operai e due impiegati dell’ufficio tributi.

 

In allarme anche i comitati per l’acqua pubblica che speravano in un esito diverso. E l’ex consigliere comunale il comunista Vincenzo Durante accusa la politica e dice: «Noi non ci arrendiamo, ci giocheremo tutto fino alla fine e siamo pronti alla disobbedienza civile. Comunque la politica sta facendo il gioco del gestore privato. Nessuna iniziativa è stata presa né a livello locale e né provinciale. Il centrodestra pensa solo a fare la guerra al Pd e ad avere la maggioranza alla Provincia. Chiederò un incontro con il sindaco per far convocare il comitato tecnico che non si è più riunito come promesso. Dopo la campagna elettorale non ci sono più state proteste contro Acea. Questo silenzio mi sembra strano».

 

Comunque ora la contesa si sposterà sull’utilizzo dei 200 litri d’acqua al secondo concessi al comune da Acqua Campania e che non farebbero parte dei beni da cedere al gestore privato. Il Comune sarebbe intenzionato a chiedere un sostanzioso ristoro ad Acea (valore 1,2 milioni di euro).

 

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