Agenzia di Formazione, diffidati i dirigenti: fuori le spese sospette

CESIDIO VANO per LA PROVINCIA QUOTIDIANO

E’ durato quasi 5 ore, ieri, il confronto tra i consiglieri e i dirigenti della Provincia in merito alla gestione dell’Agenzia di Formazione. Sul tavolo c’era essenzialmente la richiesta di chiarimenti formulata dalla Corte dei conti sui debiti finora accumulati, sui mancati rendiconti dal 2004 al 2015 e sulle spese pazze effettuate dall’ente: ovvero pagamenti per finalità estranee all’attività dell’Agenzia di Formazione.

La relazione predisposta dagli uffici non ha soddisfatto i consiglieri che hanno firmato una diffida rivolta agli stessi dirigenti affinché entro 10 giorni forniscano tutti i documenti e le informazioni necessarie a dare risposta ai quesiti della magistratura contabile.

Il consiglio provinciale, infatti, dovrà approvare un’apposita delibera di risposta da inoltrare alla Corte dei conti. Molto probabilmente la seduta di consiglio dovrà tenersi per la metà di settembre.

Il documento con cui si mettono alle strette i dirigenti dei settori interessati è stato sottoscritto da tutti i consiglieri provinciali ed anche dal presidente Antonio Pompeo. Con la nota oltre a chiedere l’esatto adempimento alle richieste della magistratura contabile si chiede anche di stoppare i pagamenti in anticipazione all’Agenzia di Formazione. Nello specifico i consiglieri provinciali hanno chiesto un resoconto dettagliato delle spese sostenute nell’ultimo decennio, replicando ai funzionari, che evidenziavano la difficoltà di individuare quali fossero state le spese non coerenti con l’attività dell’ente, con la necessità di predisporre un resoconto ‘ragionieristico’: quanto è stato incassato e quanto è stato speso, da chi e per che cosa. Difficile, però, che ci si riesca in 10 giorni, quando non lo si è fatto in 10 anni.

Molto acceso anche il confronto che si è sviluppato in merito alle modalità con cui gli uffici hanno dato seguito alla delibera n.7, del novembre 2014, con cui il consiglio provinciale aveva autorizzato l’anticipazione di 600.000 euro all’Agenzia. Sulla scorta di quell’atto, gli uffici della provincia hanno provveduto finora ad erogare almeno 1,2 milioni di euro con determine tenute ‘segrete’ fino allo scorso 28 agosto, ma non è ancora chiarito se vi siano stati ulteriori pagamenti non ancora resi pubblici. Al riguardo sono stati riletti i verbali della seduta consiliare di novembre dai quali emergerebbe che l’Aula aveva anche approvato un emendamento con cui si chiariva come l’anticipazione era concessa nel limite massimo di 600.000 euro e solo a condizione che l’Agenzia fornisse entro 10 giorni la rendicontazione per le spese sostenute nel 2012 e 2013, cosa non avvenuta.

Ad ogni modo l’emendamento in questione, di cui i consiglieri hanno discusso, non risulta riportato nell’atto. Durante l’incontro si è affrontata anche la questione delle vertenze di lavoro azionate contro l’Agenzia e il denunciato doppiopesismo nella gestione dei ricorsi.

L’attuale direttore dell’Agenzia, presente alla riunione, ha garantito che l’ente sta procedendo nel medesimo modo per tutti i casi e nei confronti di tutti i lavoratori e che la decisione di proporre o meno appello alle sentenze è legata esclusivamente alle valutazioni di natura legale e giuridica fornite dagli avvocati dell’ente.

Con la diffida formulata ai dirigenti dell’ente, i consiglieri provinciali hanno di fatto rimesso la palla in mano ai primi, cercando di non restare con il cerino in mano quando la magistratura contabile tirerà le fila di una gestione durata un decennio e che non è finora riuscita a rendiconatre i milioni di euro spesi non sempre – a quanto pare – per soddisfare le finalità istituzionali. Ci sarebbero infatti anche esborsi per le più disparate sponsorizzazioni autorizzate dai vertici dell’Agenzia per compiacere questo o quel richiedente: sagre, rally e via dicendo. Tra dieci giorni si saprà se gli uffici saranno stati in grado di indicare quanto l’Agenzia ha incassato e come, per cosa e per ordine di chi ha speso. Si capirà se saranno stati in grado di stabilire a quanto ammonti il debito accumulato negli anni dall’ente di formazione, debito che nel 2011 era stato stimato in 19 milioni di euro, ma che i ben informati dicono non superi i 6 milioni di euro, che comunque non sono ‘bruscolini’, soprattutto per chi sarà chiamato a restituirli all’erario in caso di accertato danno alle casse pubbliche.

C’è una richiesta della Corte dei conti su cui, però, tutti sembrano finora nicchiare. Eppure è centrale per chiarire cosa sia accaduto presso l’Agenzia di Formazione dal 2004 ad oggi: indicare chi siano i responsabili delle spese operate fuori dalle finalità istituzionali e quali iniziative la Provincia abbia preso nei loro confronti.

Ad oggi non si conoscono i nomi dei primi e meno che mai risultano avviate le seconde. Eppure non dovrebbe essere così difficile.

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