Attaianese: “I miei magnifici anni da rettore”

Alberto SIMONE per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI

 

«Povere torri!». Se la cava con il sarcasmo il rettore Ciro Attainese per non buttare giù i candidati alla carica di rettore Giovanni Betta e Franco De Vivo, e gli ex rettori Oronzo Pecere e Paolo Vigo. Con una leggera sfumatura che sembrerebbe voler dire: «Ho fatto meglio dei precedenti. Il mio successore non farà meglio di me». Ma prima di arrivare al gioco della torre, il rettore Ciro Attaianese ci rivela le tappe più importanti dei suoi sei anni alla guida del rettorato. Non rivela invece il suo voto nelle elezioni di domani, spiegando però perchè non ha firmato nessuna delle candidature. Evidenzia gli sforzi compiuti e mette in guardia il suo successore: «L’internazionalizzazione e l’edilizia devono essere le due priorità del futuro rettore. Il Campus è ormai una grande realtà e va costantemente alimentata».

 
Sei anni alla guida dell’Ateneo vissuti intensamente. Domani l’elezione del suo successore che entrerà in carico il 1° novembre: che emozioni prova in questi giorni?

«Le sembrerà strano, ma il lavoro di un Rettore non lascia molto tempo per indugiare sulle proprie emozioni. Magari, più avanti, ci sarà forse tempo per emozionarsi».

 

Resterà alla guida dell’Ateneo nei prossimi quattro mesi e sono ancora tante le iniziative in cantiere a partire dalla laurea honoris causa a don Mazzi: è stata fissata la data? Poi a luglio i campionati master. Lei è stato abituato spesso a sorprendere la comunità accademica: cosa ha in serbo per i prossimi mesi?

«Non si tratta di sorprendere la comunità accademica, ma di continuare a svolgere fino in fondo il proprio ruolo al servizio e nell’interesse esclusivo dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Le iniziative “in cantiere” sono ancora tante, perché tante sono le cose da fare per sostenere e promuovere al meglio la missione dell’ateneo. Alcune saranno portate a termine entro la fine del mio mandato, altre, e sono tante, saranno affidate in eredità a chi verrà dopo di me. Saprete tutto a tempo debito. Per la laurea a Don Mazzi stiamo aspettando il via libera del Ministero che dovrebbe essere comunicato a breve. Solo allora programmeremo le cerimonia di conferimento che spero sarà un grande momento di festa per l’ateneo, per la comunità Exodus e per la città tutta».

 

Ha annunciato di dare alle stampe un libro: “Non sognavo di fare il rettore”. Quando verrà pubblicato?

«Ci sto lavorando, ma le confesso che non so ancora quando potrà essere dato alle stampe, anche perché come rettore non ho molto tempo per lavorarci. Forse quando smetterò di fare il rettore…».

 

Tempo di bilanci, non solo economici: il ricordo più bello di questi sei anni?

«Sono stati tanti i momenti belli vissuti con intensità e passione in questi anni, difficile preferirne uno. Sicuramente quello più emozionante e toccante è stata la visita al cimitero di Zduny in Polonia per deporre un fiore sulla tomba di Michalina Tarkowska. Al di là della consegna della laurea alla memoria, la ragione prima del mio recente viaggio in Polonia era proprio quella di rendere onore alla memoria di Michalina nella sua terra natale».

 
La campagna elettorale nelle ultime settimane si è “accesa”: che voto dà ai candidati?

«Non credo sia il caso di dare voti. Preferisco valutare le persone sulla base dei risultati effettivamente raggiunti, piuttosto che sulle intenzioni espresse durante una campagna elettorale, spesso finalizzate al solo consenso».

 

Molti si aspettavano che firmasse la candidature di De Vivo: così non è stato. Perché? Attaianese ci rivela il suo voto?

«Come Rettore non mi è sembrato opportuno sottoscrivere alcuna candidatura, per di più trattandosi di due persone che ho personalmente delegato al governo di specifiche attività dell’Ateneo. Come elettore, ovviamente, ho la mia opinione di cui ho discusso con tutti i colleghi con cui mi sono confrontato, ma che non ritengo utile rendere pubblica su un organo di stampa».

 

Betta Le ha rimproverato di essere accentratore? Risponde al vero?

«Se essere accentratore significa ascoltare sempre e comunque tutti i componenti della comunità accademica, assumendo poi in prima persona la responsabilità di coniugare l’ampiezza della discussione con il dovere della decisione, allora è vero, sono un accentratore. Non vedo però perché questo debba essere considerato un disvalore, se si vogliono conseguire in tempi rapidi risultati concreti, come credo sia sotto gli occhi di tutti. Forse, l’infinita ricerca del compromesso può garantire un maggior consenso in apparenza, ma avere effetti devastanti sul piano dell’operatività, a meno di non fare della condivisione un discorso di pura immagine che nasconda, a ben guardare, un accentramento nella sostanza. Quello sì che sarebbe un disvalore da cui rifuggire».

 

Che Ateneo si immagina nei prossimi sei anni? Quale deve essere la priorità del futuro rettore?

«Ritengo che siano due le priorità da affrontare con decisione: internazionalizzazione ed edilizia. Il campus universitario, grazie all’intenso lavoro di questi anni, è ormai una realtà concreta che ha però bisogno di essere costantemente alimentata e animata con nuove progettualità. Con le sue residenze e i servizi annessi, il campus costituisce l’ultimo importante tassello per il pieno perseguimento delle politiche di internazionalizzazione dell’Ateneo, trasformate in questi anni da semplice servizio di contesto ad asset strategico, dal momento che resto profondamente convinto che la natura e la missione dell’università sono e sempre più saranno intrinsecamente internazionali».

 

De Vivo ha confermato un’altissima stima alla governance, Betta le ha dato 7. Lei che voto dà al suo operato da rettore.

«Preferisco che siano gli altri a dare i voti al mio operato. Posso solo dire di aver profuso il massimo dell’impegno nell’interesse esclusivo dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale ».

 

La criticità più difficile da risolvere che lascia al suo successore e la potenzialità maggiore che erediterà?

«La criticità è senz’altro rappresentata dal reclutamento del personale. In questi anni una normativa nazionale miope e soffocante in materia di contingenti assunzionali, ha deluso le legittime aspirazioni di coloro che svolgono o intendono svolgere la funzione di docente e ricercatore. Per quanto riguarda le potenzialità ritengo che queste derivino in primo luogo dalla molteplicità e dalla visibilità che hanno contraddistinto l’ateneo durante il mio rettorato. È proprio grazie ad esse che in questi anni è cresciuto l’orgoglio dell’appartenenza alla nostra comunità accademica, in primo luogo da parte degli studenti e del personale tecnico amministrativo, insieme con l’autorevolezza dell’Ateneo, come testimoniato dal ruolo assunto in ambito regionale e nazionale e dalla sempre più ampia partecipazione a tutti gli eventi promossi».

 

Il complimento più bello che ha ricevuto e la critica che l’ha ferita di più.

«Il complimento più bello è in un sms ricevuto da parte di un autorevole esponente del mondo imprenditoriale in risposta a un invito a partecipare a una delle tante iniziative di questi anni: “Caro Rettore, non potrò mai mancare a un suo invito. È un onore e un piacere partecipare. C’è odore di pulito”. Per quanto riguarda le critiche, esse non feriscono mai: quelle serie e motivate fanno riflettere, quelle pretestuose o capziose fanno sorridere».

 
E infine il gioco della torre: chi butta tra Betta e Vigo? E tra De Vivo e Pecere?

«Povere torri…».

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