D’accordo, la sfiga… ma se sei una capra, la colpa è tua

Rita Cacciami

Vice direttore L'Inchiesta Quotidiano

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Rita Cacciami

di RITA CACCIAMI

Vice direttore de L’inchiesta Quotidiano

 

La sfiga. Il malocchio. O se preferite, la cattiva sorte. Quando gira storto non c’è corno rosso che tenga. Eppure, conosco gente di media intelligenza, e cultura non proprio da buttare, che attribuisce i propri insuccessi proprio a quella roba lì. La sfortuna.

Un esame andato male. Una caduta. Un appuntamento mancato. Un’occasione persa. Quando invece basterebbe pensare. Intanto, a tutte quelle volte che si è sfiorato qualcosa di negativo riuscendo a restare indenni.

Una corsa in moto senza casco. Un giro veloce in macchina con troppi amici rispetto al numero dei sedili. Quella birra di troppo. Un vetro che si infrange un attimo dopo il nostro passaggio. Una gomma che scoppia mentre si è sull’autostrada. Il testacoda per ritrovarsi nella direzione opposta a quella di marcia senza aver urtato nessuno. Perfino un cassonetto dei rifiuti che si “sfrena” e inizia una pericolosissima discesa. E che sfidando le leggi della fisica si ferma. Cose che ho vissuto. Inspiegabili. Irragionevoli. Oppure no.

E allora pensi che si chiami fatalità.

Ma il fato è sinonimo di destino. E anche di sorte. Buona o pessima. A seconda dei casi. Bastasse una fattucchiera.

Guardate, cari superstiziosi. Anche io aspetto il gatto nero. Sperando che non attraversi. Ma di solito, indugia, mi guarda con sfida e passa. Non c’è solo invidia a questo mondo. Quelli che te la tirano. Quelli che sperano che tu cada. Per poterti dare un calcio e farti rotolare ancora più giù. Incredibile dictu, ci sono anche le persone perbene. Quelle pronte a sollevarti da terra. Ad offrirti aiuto. A tenderti una mano. Senza che tu abbia in borsa amuleti e talismani da quattro soldi. Non serve nemmeno il santino. O la coroncina. Non fanno da scudo a prescindere.

Altro è la fede. In un credo. In se stessi. Negli altri. Nell’intelligenza e nella cultura. Nel progresso. Nella solidarietà. Le cialtronerie, lasciamole a casa. Affidiamoci all’intelligenza. Se “il destino” ha voluto che tu, uomo o donna, sia stato assunto o votato, eletto, nominato o assegnato e ora ricopri un incarico importante, studia. Il modo per essere all’altezza. Per non apparire inadeguato. Fuori controllo o intempestivo. Impreparato. Non potrai chiamare sfortuna gli scivoloni in pubblico. Ti verranno perdonati alla prima uscita. Forse anche alla seconda. Non oltre.

Il gobbetto nascosto in tasca non potrà aiutarti. Se non a bucare la stoffa dei pantaloni per chi esagera. Con i gesti apotropaici. E non solo.

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