Disastro Consorzio degli Aurunci: indovina chi paga i debiti?

DOMENICO TORTOLANO
per IL MESSAGGERO ED FROSINONE

 

Saranno i 71 comuni delle province di Frosinone e di Latina a ripianare i debiti lasciati dal Consorzio acquedotti riuniti degli Aurunci, con sede a Cassino, chiuso 20 anni fa dopo il passaggio del servizio idrico ai nuovi gestori (Acea Ato 5 e Acqualatina). Lo ha deciso la Regione Lazio, avvalendosi di una serie di sentenze, che per ora intende recuperare crediti per sei milioni e 379mila euro su un debito complessivo di oltre 60 milioni di euro. Tale è la passività accertata dai commissari liquidatori nominati negli anni scorsi dal prefetto di Frosinone, ma che i Comuni ex consorziati non hanno voluto saldare.

 

I 51 Comuni ciociari e i 20 del Pontino, serviti dal consorzio, non dovranno materialmente pagare le quote spettanti, ma la Regione Lazio, avvalendosi dell’istituto della compensazione, detrarrà dai trasferimenti regionali le somme che avrebbero dovuto pagare. E così, a titolo di esempio, Terelle riceverà 10.000 euro in meno, 150.000 Isola Liri e Pontecorvo, 400.000 Cassino. La ripartizione delle quote è stata calcolata in base al numero degli abitanti e delle utenze idriche allacciate.

 

Il taglio, però, potrebbe costringere, dicono alcuni sindaci, a ridurre diversi servizi comunali. La Regione Lazio, negli anni scorsi, attraverso l’Avvocatura regionale, aveva avviato un’azione di recupero dei debiti nei confronti dei Comuni morosi, ma senza ottenere risposta. Ora la Regione ha inviato una lettera ai Comuni avvertendoli della decisione in base allo statuto consortile.

 

Contro tale disposizione è insorto Pasquale Ciacciarelli, coordinatore provinciale di FI, che dice: «Il passivo ex Aurunci va risanato a monte, non può essere riversato sulle spalle dei Comuni e quindi dei cittadini. E’ allucinante apprendere che gli oltre 60 milioni di euro di debiti accumulati dal disciolto Consorzio degli Aurunci debbano essere ripianati dai Comuni che ne facevano parte». Per Ciacciarelli «i Comuni non solo dovranno farsi carico di una spesa non dovuta, ma dovranno farlo anche per le annualità successive, cioè fino a copertura del debito totale. Somme che la Regione recupererà detraendole dai trasferimenti previsti annualmente per i singoli Comuni che rischieranno di essere messi in gravissima difficoltà economico-gestionale, perché quei soldi mancheranno sui vari capitoli di spesa già previsti nel bilancio di previsione».

 

A carico dell’ex consorzio sono avviate dai creditori almeno un centinaio di cause. Sono consulenti, professionisti e fornitori ai quali non sono state pagate le fatture negli anni del funzionamento dell’ente consortile. Che ora non ha nemmeno una sede e nessun dipendente.

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