Le bugie del governatore smascherate da una registrazione

STEFANO DI SCANNO per L’INCHIESTA QUOTIDIANO

L’aiuto di Equitalia per la riscossione delle bollette di Acea è arrivato dal governo Renzi battendo ogni record in fatto di procedure amministrative; un blitz anche la correzione dell’articolo 6 del la bozza di legge in materia: per la quale l’affidamento diretto del
servizio idrico avviene solo «in via prioritaria» in favore «di società interamente pubbliche». Lascia in piedi la possibilità per i privati di entrare (o restare) nella gestione del servizio. Mentre la Regione Lazio continua a prendere tempo sul varo della sua legge sull’Acqua (poco) Pubblica. E’ l’ambiguità l’arma vincente per accontentare i potenti avendo anche buon gioco a spiegare che, alla fine, ogni cosa funzioni meglio per tutti.

Pure sulle modifiche al ddl concorrenza in esame al Senato della Repubblica, l’emendamento ritenuto peggiorativo per i cittadini ma “risparmioso” per le compagnie assicurative sull’applicazione di determinate tabelle per gli infortuni più gravi fino alla morte, vien spiegato come un tentativo di semplificare le pratiche ed accelerare la liquidazione dei danni. Francesco Scalia ed i colleghi proponenti Marino e Tomaselli hanno scritto al Fatto Quotidiano polemizzando per una campagna di stampa basata su argomenti denigratori e quasi intimidatori e gettando ombre sulle associazioni che li contestano. Ma su questioni solide ed anche dolorose come quelle di cui discutiamo, un preventivo comunicato stampa esplicativo rivolto a tutti i cittadini (nonché elettori), no? Di risarcimenti per incidenti stradali gravi si parla solo adesso perché un giornale l’ha scovato fra gli atti parlamentari? Altrimenti? E fra le tesi di Scalia da una parte e quelle dell’Associazione Vittime della Strada dall’altra, sinceramente, non è così difficile scegliere di chi fidarsi.

Nella sanità siamo alle stesse pratiche dominate dall’indeterminatezza e dalla doppiezza. Dopo aver parlato a fine 2015 di 100 medici in arrivo, l’altra settimana Zingaretti ha annunciato 60 assunzioni. Il commissario Macchitella, ieri alla prima uscita ufficiale al convegno Cgil sui Distretti sanitari, ha affermato che sono in arrivo 40 deroghe. Ma il bello viene quando si affronta il tema del disegno complessivo che si sta perseguendo per la sanità provinciale. Sessa, segretario Fp-Cgil, s’è registrato il discorso di Zingaretti dopo l’insediamento quando giurava, arrivando a Frosinone, che quel che toglieva in termini di ospedali – e posti letto per acuti – l’avrebbe restituito in fatto di servizi sanitari (a partire dalle Case della Salute). Fortuna che pure la Cgil ormai ha smascherato la finzione: togliere il certo per restituire l’ipotetico è un gioco di magia che riesce agli affabulatori come il Governatore, impegnato a tagliare spese nelle periferie. Ma non va oltre la terza estate. Così ieri Natale Di Cola, segretario regionale Fp-Cgil, ha commentato le sfilate dei tour regionali in provincia di Frosinone, sentenziando: «A tre anni si fanno i bilanci e per la sanità provinciale meritate un 4 meno meno».

Persa pure la Cgil, il Pd regionale e locale si attrezzi all’allargamento liberalpopolare. O meglio, l’operazione è già in corso: le foto di Francesco De Angelis e Alfredo Pallone spopolano su alcuni media, manco fossero Jennifer Lopez ed Emily Blunt. Ma restano solo due beneficiati della politica locale che continuano a ritenere che dalle loro teste passi la gestione prossima della cosa pubblica. L’imprenditore Ferraguti denuncia il poltronismo, malattia antica e per nulla originale. Ma il problema è che la provincia di Frosinone è ferma lì da decenni. Neanche i Cinquestelle riescono sempre a tirar fuori dal cilindro una bella faccia giovane e nuova alla politica: il caso Cassino lascia perplessi. Quindi non c’è manco da scandalizzarsi se l’associazione degli ex consiglieri regionali del Lazio continua a gridare che «i diritti acquisiti non si toccano», imbraccia la carta bollata mentre ogni mese apre i portafogli per incassare vitalizi pagati dai contribuenti in una Regione devastata dalla disoccupazione, dove da giungo altre 400 famiglie ciociare passeranno dall’assegno di mobilità alla paralisi dell’assenza di reddito. Una Regione in cui nessuno si sogna manco di approvare una norma che vieti il cumulo tra i vitalizi maturati dai consiglieri regionali ed altri vitalizi erogati dal parlamento nazionale, dal parlamento europeo o da altri consigli regionali.

Pure il minimo sindacale della giustizia sociale diventa un’impresa ardua alla Regione Lazio (dove si rischia grosso se uno ad alta voce pronuncia l’espressione “reddito minimo”). Più facile capire dove cavolo finisca l’oceanica liquidità immessa sui mercati da Mario Draghi. Visto che ai poveri, ai senza reddito, agli imprenditori ed alle famiglie in difficoltà arriva solo il tremendo rinculo del “bazooka”.

 

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