I misteri degli alloggi inagibili per i migranti

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PIERFEDERICO PERNARELLA per IL MESSAGGERO ED.FROSINONE

Il caos scoppiato sulla sistemazione dei migranti a Cassino non può passare inosservato perché mostra quali sono o potrebbero essere le criticità, se non proprio le falle, del servizio di accoglienza.

Gestione non facile di suo che nelle ultime settimane è stata travolta dagli eventi. A partire da giugno e luglio gli sbarchi in Sicilia sono raddoppiati rispetto a quelli della primavera. Si è passati da una media di 300 arrivi quotidiani ai 700 di questi giorni. Tutto ciò ovviamente si riversa sulle province e quindi sulle Prefetture, l’autorità competente a gestire l’accoglienza, spesso costrette a dover attrezzarsi in poco tempo.

Ecco allora prima la tendopoli all’ex Mtc e ora il caos sugli alloggi. Che è uno degli aspetti più critici della questione, tanto che in questo senso qualcosa non ha funzionato. Vediamo perché.

I 40 migranti giunti venerdì a Cassino fanno parte del gruppo arrivato tra mercoledì e giovedì a Frosinone e poi assegnati alle cooperative aggiudicatarie dell’ultimo bando indetto dalla Prefettura. Nel caso specifico si tratta della cooperativa “Integra” di Lecce, ma con una sede anche a Roma, fondata da una italo-albanese, Klodiana Çuka, ex collaboratrice domestica, giunta in Italia con gli sbarchi degli anni Novanta. Le altre cooperative, “Eureka” e “Formulando”, arrivano invece dalla Campania, anche se possiedono una sede nel Lazio, altrimenti non avrebbero potuto partecipare al bando.

Ecco, il bando. Nel presentare le offerte, i soggetti interessati a gestire l’accoglienza, così come imposto dalla procedura, devono obbligatoriamente fornire i dati relativi agli alloggi: c’è una scheda apposita in cui si deve indicare il Comune, l’indirizzo degli alloggi, il proprietario, il numero dei migranti ospitati in ogni struttura e anche una breve descrizione degli spazi per il pernottamento, i servizi igienici, i punti di aggregazione sociale. Servizi che, come si è visto, nello stabile di via Arigni erano del tutto assenti.

Come è stato possibile che si sia verificato un pasticcio del genere? La cooperativa “Integra” aveva indicato o meno le informazioni sugli alloggi che era intenzionata ad utilizzare? Se sì, quali aveva fornito? Aveva indicato la sede di via Arigni o un’altra struttura? L’omissione di questi dati può costare la revoca dell’appalto. Da quanto emerso sembra che neanche la cooperativa “Integra” fosse a conoscenza delle effettive condizioni dei locali di via Arigni. Era stata scelta a busta chiusa? Ad ogni modo, è chiaro che qualcosa deve essere. Questo soprattutto perché la Prefettura si è trovata a gestire un flusso decisamente anomalo di migranti nel giro di due settimane. Un’emergenza che ha obbligato ad affrettare i tempi.

Il problema, però, è che all’emergenza più grande, quella dei profughi, rischia di aggiungersi anche quella legata alla loro accoglienza sui territori, con tutto ciò che ne consegue, come dimostrano i fatti di Cassino. Il rischio è che, a fronte di questa situazione caotica, possano approfittarne quei soggetti, che purtroppo non mancano nel settore dell’accoglienza, interessati ad ingigantire i propri profitti sulla pelle dei migranti e a spese dello Stato.

La questione degli alloggi è una degli aspetti più delicati, senza contare quella relativa ai minimi servizi di integrazione e formazione che le coop dovrebbero garantire. Lo scambio di informazioni sull’esatta collocazione dei profughi, come si è visto, può andare in tilt. E non è un dettaglio rassicurante.

Si tratta, infatti, di numeri non trascurabili: con gli ultimi arrivi, sarebbero circa 1500 i richiedenti asilo presenti nella provincia di Frosinone che rientrano nell’emergenza gestita direttamente dalla Prefettura.

Ce ne sono altri circa 500 che però fanno parte del progetto Sprar, che ha una modalità di gestione differente.

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