Passi carrabili, stangata milionaria sulla Provincia

da IL MESSAGGERO ED.FROSINONE

La malagestione dei passi carrabili rischia di costare cara, molto cara, alla Provincia di Frosinone.

Con una sentenza dello scorso 28 ottobre, la prima sezione civile della Corte di Appello di Roma ha respinto il ricorso dell’ente contro il lodo arbitrale del 2010 che ha riconosciuto a una società di servizi ciociara un risarcimento di 3.358.021 euro. Somma alla quale dovranno essere aggiunti gli interessi, la rivalutazione monetaria e le spese legali, per una cifra complessiva non inferiore ai 6 milioni di euro.

La vicenda ha inizio nel 2003 quando l’amministrazione provinciale, allora guidata da Francesco Scalia, presenta un bando pubblico europeo per il servizio di rilevamento, ricognizione, regolarizzazione, gestione amministrativa e tecnica, nonché rilevazione dati e formazione banche dati finalizzati all’ottimizzazione della gestione per l’applicazione del Cosap, il canone per l’occupazione del suolo pubblico, che riguarda principalmente i passi carrabili.

Al bando rispondono 6 società tra le quali una ciociara che si aggiudica l’appalto. La società inizia a lavorare, non senza difficoltà, soprattutto per la raccolta dei dati presso gli uffici. La situazione si sblocca soltanto nel 2005. Dopo due anni, il lavoro della società è quasi concluso, ma dalla Provincia di Frosinone non vogliono saperne di pagare.

Nel 2008, la società fa domanda di un primo lodo arbitrale. La Provincia di Frosinone ritiene che il lavoro non sia stato svolto a dovere e continua a richiedere pareri legali fino a spendere circa 200.000 euro di consulenze. Peccato che la giustizia dia puntualmente ragione alla società che prova anche a trovare un accordo con l’ente. Ma niente.

Nel frattempo, è il 2009, la guida della Provincia di Frosinone passa nelle mani di Antonello Iannarilli. L’anno dopo si arriva al lodo arbitrale che stabilisce il risarcimento a favore della società pari a circa 3 milioni e mezzo di euro. La Provincia si è opposta alla decisione arbitrale. Ma tra ricorsi ed eccezioni passano gli anni, fino allo scorso 28 ottobre con la sentenza della Corte d’Appello. Che non ha ritenuto fondate le ragioni della Provincia e accolto quella della società, assistita dall’avvocato e professore romano Francesco Maria Gazzoni e dal legale Stefania Russo. Quasi certamente la Provincia impugnerà la sentenza della Corte d’Appello in Cassazione.

Intanto i legali stano predisponendo il conto da presentare all’ente: oltre alla somma sancita dal lodo arbitrale, vanno considerati anche gli interessi, la rivalutazione monetaria, gli interessi legali. Da un calcolo approssimativo si tratta di una cifra non inferiore ai 6 milioni di euro. Una bella stangata.

Ma oltre al danno, c’è anche la beffa. Perché la Provincia di Frosinone, rinnegando il lavoro svolto dalla società con motivazioni ritenute infondate dai giudici, ha rinunciato, almeno all’epoca dei fatti, ad incassare gli introiti del Cosap, il canone di occupazione del suolo pubblico. Negli anni, secondo i calcoli della società aggiudicataria dell’appalto, ammontavano a non meno di 30 milioni di euro.

Soddisfatti per la decisione della Corte d’Appello di Roma, sia l’avvocato della società, Gazzoni, sia l’amministratore della società ciociara che lavora con ben 120 enti pubblici in tutta Italia. E solo nel caso della Provincia di Frosinone, la sua terra, ha avuto problemi.

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