Top & Flop * Martedì 23 luglio 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

MATTEO RENZI

Bisogna cominciare a dire che in realtà la strategia del pop corn ha funzionato. E che non era una ritirata, ma una mossa strategica per mettere in evidenza l’inadeguatezza del Movimento Cinque Stelle a governare un Paese come l’Italia.

Quando Matteo Renzi oggi ribadisce che non intende uscire dal Partito ma che mai e poi mai firmerà un’intesa con i Cinque Stelle non difende soltanto una storia politica, ma indica una precisa strategia. Dopo un anno di governo i Cinque Stelle hanno dimezzato i voti, mentre il Pd è cresciuto ma di poco. Riportando a casa i voti che erano andati a Liberi e Uguali. Probabilmente Nicola Zingaretti, Dario Franceschini, Paolo Gentiloni e altri un pensiero ad un’intesa con i pentastellati in funzione anti Lega lo stanno pure facendo. Ma su questa strada i Democrat non potrebbero far altro che essere condannati all’opposizione per almeno un decennio.

Per provare a vincere occorre cambiare gioco, perfino ritornando all’antico. Il campo del centrosinistra è semivuoto, non c’è nulla oltre il Pd. Matteo Renzi ha mantenuto la posizione originaria. Indipendentemente da come andrà a finire, il concetto che trasmette è questo: meglio provare a vincere che puntare al pareggio.

E poi la faccia non può essere persa. Rischiatutto.

PASQUALE CIACCIARELLI

Il passaggio nell’area di Giovanni Toti gli ha fatto bene. Il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli (Forza Italia) ha avuto il coraggio di dire che il re è nudo, che non servono più tatticismi, che non si può essere di lotta e di governo. (leggi qui «Basta prese in giro: Pompeo dica dove farà la nuova discarica»)

Per Ciacciarelli il discorso è semplice: alla fine la sindaca di Roma Virginia Raggi e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti sono d’accordo sui rifiuti della Capitale. Vanno smaltiti nelle province, che, senza il trattamento dell’immondizia romana, faticherebbero a tenere aperti gli impianti. Ma Ciacciarelli ha pure invitato il presidente della Provincia Antonio Pompeo a dire una volta per tutte dove dovrà essere realizzata la nuova discarica una volta che quella di Roccasecca sarà esaurita. Al nord o ancora al sud?

È tempo di decisioni chiare, altrimenti l’emergenza rifiuti prima o poi arriverà in Ciociaria. Infine, Ciacciarelli ha spiegato che alla riunione degli amministratori a Roccasecca non è andato perché il sindaco Peppe Sacco non lo ha invitato. Magari per equilibri di aree, considerando che in Forza Italia, dalla parte di Claudio Fazzone, c’è Gianluca Quadrini?

In ogni caso Ciacciarelli ha detto pane al pane e vino al vino. D’assalto.

ENZO SALERA

Alla prima uscita che conta il neo sindaco di Cassino ha subito marcato il territorio. Dialogante non significa arrendevole. Sindaco non significa perdere la propria indole. E nemmeno il soprannome guadagnato sul campo: pittbull.

Ha contenuto Mario Abbruzzese, il principale oppositore, in una enclave ridotta al suo voto e quello dei due consiglieri prestati alla Lega. Ha frantumato l’opposizione. Ribattuto punto su punto ad ogni contestazione, come se fosse ancora all’opposizione e dovesse martellare il compianto Carlo Maria D’Alessandro. Dopo mezzora di intervento, ha azzerato gli attacchi che gli erano stati rivolti. (leggi qui Primo consiglio vero. E prime scintille).

Ora però deve uscire dal recinto. Superare il confine di Cassino. Ricordarsi che è il leader di un’intero comprensorio. Altrimenti, sarà cambiato l’orchestrale ma non lo spartito. Dolce e selvaggio.

FLOP

LUIGI DI MAIO

Davvero, che fine ha fatto il Movimento Cinque Stelle? Che fine ha fatto lo stop dopo due mandati? E’ vero, sulla carta ancora c’è, ma le manovre di avvicinamento per cancellarlo sono iniziate. Che fine hanno fatto le dirette streaming su tutto? Che fine hanno fatto quelli che volevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno e che oggi si ritrovano a difendere una posizione di retroguardia soltanto per paura che Matteo Salvini trionfi alle elezioni?

Che fine hanno fatto quelli dell’uno vale uno dopo che lo stesso ministro Salvini è stato blindato quando i magistrati chiedevano l’autorizzazione a procedere? Luigi Di Maio è il capo politico di un Movimento che ha snaturato sé stesso e infatti nelle urne la stangata è arrivata. Ma Di Maio ha fatto finta di non accorgersene e continua come se niente fosse. Aiutato pure da una finta opposizione interna di facciata che si ferma alle critiche garbatissime di Roberto Fico e di Alessandro Di Battista.

Ma che fine ha fatto anche Beppe Grillo? Il comico non ha più voglia di ridere, perché il Movimento al governo ha mostrato un limite stratosferico di classe dirigente. Appare ripiegato pure Davide Casaleggio, fautore di una democrazia senza Parlamento. Sono rimasti solo i tagli ai contributi per i giornali, additati come nemici del popolo.

Ma per Luigi Di Maio va tutto benissimo. Veni, vidi e… distrussi.

GIUSEPPE  CONTE

Ebbene sì, è tutto vero. Il premier Giuseppe Conte adesso è favorevole al Tav. L’AdnKronos ha battuto questa agenzia: “Rappresento un governo appoggiato da due forze politiche che sul punto la pensano in maniera opposta. La priorità è tutelare gli interessi dei cittadini perché in gioco ci sono tanti soldi, che sono vostri, e vanno gestiti con la massima attenzione. Vanno gestiti, se mi permettete, come farebbe un buon padre di famiglia“. 

Poi ha sottolineato che “non realizzare il Tav costerebbe molto più che realizzarlo. E dico questo pensando all’interesse nazionale, che è l’unica ed esclusiva stella polare che guida e guiderà sempre questo governo. Questa è la posizione del governo ferma restando la piena sovranità e autonomia del Parlamento”. Da anti Tav a pro Tav. Cosa è cambiato? Soltanto un dettaglio: che se non c’è il sì alla Tav Matteo Salvini manda al macero il governo. Nulla di meno, nulla di più. Evidentemente la poltrona di presidente del consiglio non deve essere poi così scomoda. Evidentemente la voglia di tornare in cattedra all’Università non è così travolgente.

In ogni caso la metamorfosi di Giuseppe Conte fa impallidire quelle di Ovidio. Dottor Jekyll e mister Hyde.

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