Angelo Picano, il senatore dalle idee troppo geniali… scambiate per fregnacce

Deputato, senatore, sottosegretario, soprattutto papà di tante delle opere realizzate in provincia di Frosinone. Angelo Picano e come Andreotti portò la Fiat a Cassino. L'Alta Velocità decisa con Necci ad un tavolo. Il lavoro per ottenere il nuovo ospedale di Cassino. Così Frosinone perse la corsa per avere l'Università. Cosa manca ai politici di oggi.

Di lui fu celebre un Consiglio dei Ministri. Nel quale, dopo averlo ascoltato, leggenda vuole che un ministro della Repubblica disse: ‘Lasciamo perdere le fregnacce‘.

Con quelle ‘fregnacce‘ che aveva appena declinato ci hanno risanato i conti dello Stato. E non per un anno, ma per molti anni.

È il problema di chi ha una visione di prospettiva, di chi guarda molto più lontano degli altri e vede le cose prima che avvengano. Come accadde nel 1994: c’erano i primi cellulari, lui parlava già di fibra ottica. E diceva che bisognava cablare la Fiat di Cassino se le si voleva assicurare un futuro, trasformandola da un’officina che assemblava macchine ad uno stabilimento che progettava e sviluppava nuovi modelli.

Il problema è che il mondo è cambiato troppo tempo dopo. E’ una questione di tempi. Quel mondo ed i suoi cambiamenti, oggi può raccontarli con la luce di chi c’era e di chi ha visto prima le cose, il senatore della Repubblica Angelo Picano.

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Angelo Picano nella prima foto ufficiale da Deputato
Partiamo dalla fine, da quel celebre Consiglio dei Ministri, dove lei a un certo punto racconta: ‘Signori, guardate, ho visto questa cosa che viene fatta all’estero mentre ero in vacanza, così ci finanziano le associazioni di volontariato‘. Lei vide il Gratta e Vinci. Propose di farli anche in Italia. A lungo ci ha tenuto in piedi i conti dello Stato. Un ministro della Repubblica disse: ‘Stiamo parlando di fregnacce‘.

Girando il mondo capitò che vidi anche l’utilizzo dei primi Gratta e Vinci fatto in Francia. Allora domandai, mi documentai. Al mio ritorno in Italia, visto che io ero relatore al Bilancio della Finanziaria ’94 e dovevo dare io l’ok o meno ai vari emendamenti presentati, constatai che ci si era fermati su una difficoltà enorme: trovare 650 miliardi per le pensioni. E non sapevamo dove sbattere la testa. Fu allora che io mi ricordai di quella esperienza fatta in Francia e la tirai fuori. In quel momento rimasero tutti interdetti; diedero incarico ai funzionari del Ministero delle Finanze di fare un rapido calcolo per vedere cosa se ne potesse tirare fuori…

Ma è vero che il ministro disse che era una fregnaccia? O è una leggenda?

No, quella del ministro è una leggenda…

Non disse che erano fregnacce…

No…

Lo dice perché è vero che non lo affermò oppure per senso dello Stato: per non esporre l’allora ministro della Repubblica alla sua evidente impreparazione?

Non fu questa la battuta. La battuta fu fatta da qualche dirigente del Ministero delle Finanze che si espresse in maniera simile a come lei l’ha riportata. Ma non fu il ministro“.

Tre volte deputato e due volte senatore: ha fatto cinque legislature piene rimanendo in Parlamento per una ventina d’anni. Durante i quali è stato Sottosegretario alle Partecipazioni Statali e poi al Bilancio e Programmazione Economica. Oggi si viene nominati, all’epoca come funzionava?

Intanto se volevi fare carriera dovevi cominciare a fare il consigliere comunale. Poi facevi l’assessore supplente, poi l’assessore effettivo. Solo allora potevi entrare in lista per tentare di fare il sindaco. Insomma, uno che arrivava a fare il sindaco già aveva una esperienza amministrativa che poi poteva mettere a disposizione. Ma quegli step servivano moltissimo, non solo per l’attività nel Comune, servivano moltissimo anche a preparare le nuove leve per il Parlamento“.

Con la Seconda Repubblica le cose sono un po’ cambiate: abbiamo avuto vicepresidente del Consiglio dei Ministri un signore la cui massima esperienza è stata quella di portare le bibite tra gli spalti dello stadio San Paolo.

Queste poi sono le conseguenze… Quando io diventai deputato avevo già fatto il consigliere comunale per 12 anni. Avevo fatto il commissario dell’Opera Governativa dell’università di Roma, allora la più grande d’Europa. Ero presidente della Camera di Commercio di Frosinone. Quando perciò arrivai in Parlamento e si trattò di esaminare gli strumenti legislativi bèh, diciamo che sapevo dove mettere mano…

La produzione della 126 nello stabilimento Fiat di Cassino
Lei c’era. È vero che la realizzazione dello stabilimento Fiat a Piedimonte San Germano fu il risultato di un braccio di ferro tra Giulio Andreotti e Remo Gaspari, perché Gaspari la voleva fare in ben altro posto?

Andò così: dopo le varie esperienze della grande migrazione dal Sud al Nord gli Agnelli, d’accordo con il Governo, si erano convinti del fatto che fosse necessario decentrare al Sud. Tant’è che all’epoca non venne creato solo quello di Cassino, ma furono programmati e poi progettati nel Meridione anche altri stabilimenti.

Non ricordo quale dicastero ricoprisse all’epoca Remo Gaspari: parliamo di una persona che è stata dieci volte deputato e sedici volte ministro. Era sicuramente un pezzo autorevolissimo dello Stato ed era molto attento al Mezzogiorno. Era fra coloro che ci tenevano a spendere i soldi per l’Abruzzo e ad assicurarsi qualcosa di grosso per farne crescere l’economia ed assicurarne lo sviluppo. Ma Giulio Andreotti era lanciato verso l’apice della carriera ed in quel periodo aveva già puntato la Presidenza del Consiglio dei Ministri che raggiungerà di lì a poco nel 1972. Assicurare la crescita del suo bacino elettorale, la Ciociaria, era una condizione non trattabile. Non so se vi fu braccio di ferro tra Andreotti e Gaspari. Certo è che lo stabilimento Fiat che Gaspari voleva venne invece realizzato a Cassino. E alla fine anche Gaspari lui ‘incassò’ qualche stabilimento...”

La Sevel…

Se ci penso, la fortuna del nostro territorio fu quella di avere all’epoca Andreotti come leader indiscusso della Democrazia Cristiana nel Lazio. Questo perché i suoi rapporti internazionali gli permettevano di dirottare gli investimenti dove volesse“.

Lei non era andreottiano. Era ‘basista‘, cioé stava completamente dall’altra parte…

Si…”

Giulio Andreotti con Licio Gelli all’inaugurazione della Permaflex di Frosinone
… Andreotti davvero aveva questo peso specifico così importante?

Se noi ci riflettiamo, la grande industrializzazione della provincia di Frosinone l’hanno fatta le multinazionali: la Videocolor, francese; la Klopman, americana; la Skf, svedese; la Winchester, americana… Queste multinazionali hanno costituito una spinta eccezionale per lo sviluppo e chi riusciva a dirottare i fondi era Andreotti“.

Senatore, lei è testimone di un altro grande pezzo di Storia di questo territorio. Prima metà degli anni ’90: il grande collasso dell’Automotive a livello mondiale, riunione disperata a Cassino perché lo stabilimento Fiat è destinato alla chiusura. Si vola a Torino da Franzo Grande Stevens, avvocato e fiduciario degli Agnelli, l’uomo che aveva una copia delle chiavi della cassaforte di famiglia. Aveva studiato in collegio a Montecassino e per questo l’allora padre abate dom Bernardo D’Onorio riuscì ad ottenere udienza, venendo ammesso anche di fronte all’Avvocato. Come si svolse l’incontro?

“Intanto io su quel volo non c’ero: in un secondo momento mi vidi a Roma con gli Agnelli per esaminare la situazione. È vero che ci fu l’incontro tra Agnelli ed il padre abate. Non c’ero ma me ne riferì dom Bernardo. Lei mi domanda se fu grazie a quel colloquio che fu salvato lo stabilimento… Beh, Non andò proprio così. Però è vero che quell’incontro ebbe un’influenza, un peso… Perché Franzo Grande Stevens era un personaggio autorevolissimo, molto considerato.

Però già cominciava in quegli anni il periodo in cui le multinazionali guardavano si alle grandi strategie, ma anche alla salvaguardia delle posizioni. Una scelta fra stabilimento si o no non la fai per pura amicizia. Insomma, è il risultato di calcoli economici e di mercato che vanno fatti e che la Fiat in qualche modo inseguiva. Era riuscita a battere la Ford che voleva venire a Cassino. Ma non riusciva ancora ad avere una strategia di lungo corso, il che faceva avvertire tutta la precarietà di una dimensione ‘piccola’ che la Fiat aveva rispetto alle multinazionali, che avevano più fondi, più capacità innovativa, più capacità di ricerca e più mercato”.

Il Presidente del Consiglio Giovanni Goria nel 1987 (AP-PHOTO)
Lei apparteneva al ristretto gruppo del pensatoio che aveva una visione europea. A cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90 vi prendevano un po’ per visionari…: l’Unione Europea veniva considerata un cimitero per gli elefanti politici.

Io stavo con la Democrazia Cristiana nel gruppetto, diciamo degli innovatori. Ero anche molto vicino a Goria, ad un gruppo di giovani che…guardava le cose in modo più aperto”

C’era pure Galloni…

Certamente, il ministro Giovanni Galloni, fine giurista e poi vice presidente del Consiglio Supeiore della Magistratura: era il riferimento nazionale. C’era un dialogo costante, perché non isolarsi e non stare ai margini è importante. Parlare ogni giorno con chi conta e poter arrivare a Ciriaco De Mita che allora era il potentissimo Segretario del Partito, non era una sciocchezza insomma… Con Riccardo Misasi che era Capo della Segreteria Politica, cioè il luogo nel quale si decidevano gli indirizzi politici nazionali, c’era un ottimo rapporto. Con lo stesso Giulio Andreotti poi c’era un grande rapporto, anche se – come lei ha ricordato – io appartenevo ad un’altra corrente. Devo dire che ogni volta che Andreotti veniva chiamato in causa lui rispondeva e si metteva a disposizione, perché sapeva che io alla provincia ci tenevo e che proponevo cose fattibili…

C’è un elemento di profonda differenza rispetto ad oggi. Lei descrive una politica basata sul consenso. Il consenso arrivava dal territorio. Oggi non c’è più la preferenza. Angelo Picano poteva dire: ‘Questi voti sono i miei‘. Oggi Ilaria Fontana, la deputata M5S eletta a Cassino deve dire: ‘Questi sono i voti del Partito; hanno messo me, potevano mettere chiunque altro‘. La preferenza faceva pesare il territorio?’…

Secondo me è stata una sciocchezza togliere le preferenze. Perché con il collegio a dimensione Lazio io fui obbligato a prendere i voti a Frosinone, a Latina, a Viterbo e a Roma. Dovunque nel lazio tranne Rieti. E come me tutti gli altri. Innanzitutto quindi c’era una competizione molto più forte, perché dovevi battare palmo a palmo tutto il territori. Poi perché dato che tutti prendevano i voti dappertutto, se tu chiamavi i colleghi di Roma per fare qualche manifestazione o per fare qualche grossa battaglia parlamentare li trovavi disponibili. Oggi non si conoscono i deputati e senatori tra di loro se non alcuni singoli per singole iniziative. All’epoca erano molto disponibili“.

Da sinistra: Enrico Manca, Paolo Bufalini, Giulio Andreotti e Giovanni Galloni in una foto d’archivio del 2 marzo 1990. ANSA
Oggi le tematiche locali non ci sono più. È per questo che non cresciamo?

Intanto vorrei ricordare una cosa. Nei giorni scorsi è comparsa la notizia data dall’Istat, secondo la quale Frosinone mi pare stia in terz’ultima o quart’ultima posizione per il Pilo prodotto. Quando ho sentito quella notizia ho ricordato come nel censimento del 1951 Frosinone fosse al terz’ultimo posto dopo Nuoro, Caltanissetta e mi pare Matera. Oggi siamo tornati nelle posizioni che avevamo nell’immediato dopoguerra, quando eravamo ancora in piena ricostruzione…

Lei nel ’94 parla di fibra ottica in questo territorio: ci fa una campagna elettorale e la perde perché prevede la crisi Fiat e suggerisce di cablare lo stabilimento di cassino spiegando che ‘a quel punto basterà pigiare un tasto ed il progetto della macchina è a Torino in tempo reale, smetteremo di essere un’officina’. Qui non le credettero, dopo 20 anni i fatti le hanno dato ragione.

Infatti è così“.

Anche avere ragione però è un’ammissione di sconfitta: per non essere stato capace di dimostrare al territorio d’avere ragione…

Precorrere i tempi e poi non avere lo spazio per realizzare il progetto certamente fa male. D’altra parte tutti, potendo, dobbiamo essere anche dei seminatori di idee, sviluppo, progresso…

Quante ne ha seminate Angelo Picano?

Non lo so, tante…

Il rettorato dell’Università di Cassino
L’università di Cassino chi l’ha fatta?

Devo dire che quello dell’Università di Cassino è un discorso molto complesso di cui non è che uno solo può’ attribuirsi la paternità. Questo perché l’università, per essere creata, ha bisogno di una delibera del Consiglio dei Ministri, poi deve andare in Parlamento e quindi abbisogna dell’appoggio di senatori e deputati. Ci vuole il parere della Regione sulla sede e quindi anche lì deve…

Senatore, lei mi pecca di modestia…

No, è la verità. Adesso vengo al dunque… Poi ci sono gli enti locali che devono mettersi a disposizione per preparare il ‘contorno’, dalle strade alle strutture e così via… Io la mia parte l’ho fatta, perché a Cassino, come ben sa, c’era una università privata, fatta dalla signora Palmieri, che all’inizio degli anni ’70 stava quasi per chiudere. Questo perché gli studenti davano esami che non erano riconosciuti.

Siccome in quel momento era ministro della Pubblica Istruzione Riccardo Misasi, mio amico, gli dissi di istruire quella pratica e di verificare la possibilità di parificazione, che fu il primo passo. Quando tu già hai una facoltà poi è facile farne venire qualche altra, ma se non ce l’hai… La sconfitta di Frosinone fu questa…

Frosinone non ebbe l’università, perse la corsa con Cassino, perché non aveva questo primo passo…?

… Cassino invece ce l’aveva. Poi ci demmo da fare perché a livello regionale si deliberasse per avere una università monocentrica a Cassino, mentre tutto il gruppo della Democrazia Cristiana si schierò per avere una università policentrica. L’unico che votò a favore di quella monocentrica fu l’onorevole Rodolfo Carelli, della mia corrente e quindi si fece un altro passo per arrivare ad una ulteriore scelta.

Angelo Picano nel giorno del suo 80° compleanno

Poi venne la delibera del Consiglio dei Ministri, con Giulio Andreotti Presidente del Consiglio che portò la questione in Parlamento con un rapido iter assieme alle altre università del Lazio, Viterbo e le romane e quindi si fece un ‘pacchetto’. Io intervenni – perché nel frattempo ero stato eletto deputato – per far avere i soldi per l’edilizia, feci arrivare 35 miliardi per le facoltà di Giurisprudenza ed Economia.

Un altro intervento che dovetti fare fu quando Roma si sganciò dall’Isef di Cassino e quindi…

Era l’Istituto Superiore di Educazione Fisica, oggi facoltà di Scienze Motorie…

Esatto“.

C’era il rischio che noi perdessimo quel polo che era uno dei primi a livello nazionale dell’Isef in Italia…

Si, io andai con Galloni da Domenico Fazio, che era Direttore Generale della Pubblica Istruzione per trovare una soluzione al problema, perché Cassino era privata. Cioè era niente e non poteva agganciarsi a nessuno. Fazio studiò la pratica e poi ci fece agganciare a L’Aquila“.

Senatore, giusto per ricordare il peso specifico che aveva la sua generazione: noi avevamo lo stabilimento Fiat di Cassino appena realizzato, a distanza di pochissimo tempo si crea un problema di bilancia economica europea, perché avevamo Est ed Ovest. Le carrozzerie si assemblavano a Cassino e i motori arrivavano dalla Polonia, che era Est Europa. Le Fiat 126 vanno benissimo, ci sono dodicimila dipendenti a Cassino: però stiamo prendendo troppi motori dalla Polonia, stiamo dando troppi dollari all’Est. Sottosegretario al Commercio Estero era Vincenzo Ignazio Senese di Sora, racconta la buonanima di Fernando D’Amata in un’altra trasmissione in archivio di questa televisione: ‘Dicemmo a Senese che correvamo il rischio di fare una figuraccia, perché diciamo che lo Stato deve mandare in cassa integrazione i lavoratori‘. Senese ebbe lo spessore di prendere un foglio, firmare e dire. ‘Autorizzo lo sbilancio a livello internazionale fra Est ed Ovest’. Oggi non lo farebbe nessuno. All’epoca quanto spessore occorreva per fare una cosa del genere? (leggi qui Fernando D’Amata, una barzelletta per far ridere il Papa)

Intanto dovevi essere molto vicino a quel mondo, perché se ne eri estraneo non avresti saputo dove metter mano. Poi dovevi essere collegato bene con qualche membro autorevole del governo“.

Voi lo eravate, voglio dire… Frosinone oggi praticamente non ha peso specifico nel Lazio. All’epoca invece ottiene la Fiat che stava per andare in Abruzzo, lo abbiamo appena raccontato, ottiene il tracciato dell’autostrada che non doveva passare qui ma a Latina, autorizziamo lo sbilancio internazionale per tutelare Fiata a Cassino…

Anche l’Alta Velocità…

E raccontiamolo, senatore…

Anche l’Alta Velocità non è che venne così…

Come venne?
Lorenzo Necci

Venne perché io ero in Commissione Trasporti, ero molto amico di Necci“.

Parliamo di Lorenzo Necci, potentissimo amministratore di Ferrovie dello Stato, l’uomo che inventò le Frecce Rosse, fiuggino, dal talento straordinario, vicino al Partito Socialista…

Anche vicino ai Repubblicani, a Ugo La Malfa. Però era un uomo molto disponibile insomma. Di queste cose ne discutevamo in Commissione io e lui fianco a fianco, perché poi io andai a fare il Sottosegretario al Bilancio ed avevo la delega del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica. Lì passavano tutti i progetti. Quando quindi io parlavo di qualche progetto che interessava la provincia di Frosinone sapevano che dovevano dialogare, starmi a sentire e fare il possibile…

Perché se non si dialogava poi le preferenze non arrivavano…

No, ma non realizzavi nemmeno“.

Oggi, i deputati ed i senatori che vengono eletti sul territorio si possono permettere il lusso di non parlare di un solo metro quadrato del loro territorio.

Questo è vero. Amaramente vero, ed è anche un limite della legge elettorale, perché quanti di loro sarebbero eletti se dovessero affrontare una competizione in tutto il Lazio?

Il problema vero è che oggi manca un’agenda alla politica che governa i processi del territorio.

Ma non si conoscono proprio, quei processi del territorio insomma, questo è il limite un po’ di tutti salvo qualche eccezione“.

Le sembra possibile che oggi, nel territorio, si impieghino cinque anni per dare l’autorizzazione ad uno stabilimento, esattamente il doppio di quello che impiega l’Emilia Romagna?

Se andiamo a vedere dove è finita di nuovo Frosinone negli anni 2000 ci rendiamo conto che nel giro di 10/15 anni Frosinone ha fatto dei passi indietro clamorosi“.

Riccardo Misasi (a destra) con Ciriaco De Mica (al centro) e Arnaldo Forlani (Foto Istituto Sturzo)

Gli anni’70/’80, specialmente gli ’80, sono stati anni di intenso lavoro. Io mi sono interessato a ché l’assetto stradale, messo in cantiere in qualche modo da Senese, fosse portato a termine; il secondo e terzo lotto della Sora-Frosinone fu fatto perché io mi misi ventre a terra a girare per ministeri e a vedere come fare. La realizzazione della Atina-Sora, con il ministro Riccardo Misasi che stava al Mezzogiorno, fu opera mia. Anche il nuovo ospedale di Cassino fu seguito con grande attenzione ed interesse, coinvolgendo un po’ tutti. E devo dire che il rapporto con Paliotta fu molto buono allora, facemmo un lavoro di sponda assieme ad altri autorevoli rappresentanti locali…

Parentesi: Paliotta è Peppino Paliotta, esponente autorevole di quegli anni nel Partito Socialista Italiano, che era il secondo azionista del Governo. Diceva il senatore Picano quindi: all’epoca il dialogo con i Socialisti, con Paliotta del territorio, fu proficuo e contribuì alla realizzazione dell’ospedale nuovo a Cassino….

Certo, ma anche di altre cose devo dire. Si dialogava, si parlava, ma eravamo impegnati seriamente nella realizzazione delle opere

Lei li ha visti entrambi: maggioritario o proporzionale?

Io sono per il proporzionale, sono perché la gente vada a cercarsi i voti uno per uno, guardi la gente in faccia, si renda conto delle situazioni di disagio, di quali siano i problemi ed abbia la solidarietà vasta di altri parlamentari per fare battaglie politiche, perché in Parlamento o hai le spalle coperte oppure non conti niente“.

Il maggioritario ha prodotto una politica è evanescente?

Non si sa bene dove vogliano andare a parare. Intanto bisogna dire che le coalizioni di governo sono fragili. Intendo fragili politicamente, cioé non danno la sensazione di guidare i processi economici e le grandi speranze degli italiani, le grandi volontà di riforma. Se noi andiamo a vedere: sono spuntati i Cinquestelle, un fuoco di paglia che dopo un grande successo adesso si stanno afflosciando in pochissimo tempo. Adesso sorgono le Sardine; anche qui grande entusiasmo ma… quanto dureranno? Perché dietro non c’è un lavorio di preparazione, di studi, di rapporti“.

Senatore, chi le manca oggi? Oggi riesce a parlare di politica con qualcuno?

Bèh, adesso è difficile, leggo molto, ho letto parecchio, ma parlare di politica vera oggi come oggi è cosa molto rara“.

Angelo Picano oggi
Con chi parlava all’epoca, con chi si confrontava Angelo Picano?

Intanto avevo uno sparring partner, come si suol dire, in Lino Diana, persona intelligente, uomo di cultura con cui confrontarsi era piacevole. Poi avevo Galloni, che vedevo continuamente…

Dei politici di oggi cosa non la convince?

Non mi convince il linguaggio, perché il linguaggio si sta involgarendo e questo mi fa ricordare una battuta di Talleyrand... Diceva: ‘La volgarità è la maniera con cui gli ingoranti cercano di eprimersi con eloquenza'”.

Chi le manca dei democristiani di quell’epoca? Lei ci ha detto a livello nazionale Galloni. A livello locale lei però ha avuto una squadra… lei ha cresciuto almeno due generazioni.

Io ho avuto dei ragazzi molto in gamba, anche Volponi, di cui accennavamo prima, quando io feci l’abbinamento Volponi-Andreotti, con Volponi che prese 50mila voti e Andreotti e Andreotti 53mila...”

Il suo allievo che le ha dato più soddisfazione chi è?

Devo dire che Diana è stato un consigliere regionale e soprattutto un parlamentare di grande ingegno. Dava un contributo serio nelle commissioni, in Parlamento, quindi a lavorarci insieme c’era gusto“.

L’avversario più nobile che ha avuto?
Franco Assante

Bèh, Franco Assante“. Deputato del Poi per due legislature. Era una persona con cui poter parlare di politica nazionale e locale che possedeva una moralità politica per cui si faceva apprezzare“.

Al dibattito politico di oggi quale tema manca di quegli anni?

Intanto e per riferirmi a noi che siamo del Mezzogiorno, c’è proprio l’abbandono del’idea di sviluppo del Sud. Non se ne parla più, eppure il Mezzogiorno, data la geopolitica che si è dovuta formare con queste sponde del Mediterraneo, con la crisi del Medio Oriente, con l’afflusso dei migranti, l’Italia potrebbe ritrovare un grande ruolo“.

In politica estera sfioriamo il ridicolo?

Parecchio, parecchio, Andreotti mi diceva che una volta andò ad una conferenza negli Stati Uniti, a New York, e tutti quelli che gli passavano vicino facevano la fila per salutarlo. Conosceva tutti, in tutto il mondo, perché poi tra l’altro aveva anche una memoria eccezionale. Ma anche il suo modo di fare, di ascoltare con rispetto le idee di tutti poi lo portava ad essere un interlocutore valido“.

Angelo Picano cosa ha lasciato a questo territorio?

Intanto un metodo di far politica, che è quello di impegnarsi a fondo e di avere un dialogo costante con la gente“.

Qualcuno lo ha applicato?

No“.

Non ha eredi?

Bèh, finora non mi pare. Speriamo che vengano fuori, perché io sono il più interessato a ché venga fuori una nuova classe dirigente“.

Nicola Zingaretti © Imagoeconomica
Cosa pensa di Nicola Zingaretti?

E’ una brava persona…

Non è un complimento…

ha un modo di presentarsi di uno disposto all’ascolto…

E la sostanza politica? C’è o no?

Certamente non mi sembra un leader di prima grandezza“.

Matteo Renzi?

Bèh, ha fatto un sacco di errori, a cominciare dal referendum, dalla riforma delle Camere e quei suo voler radicalizzare lo scontro, insomma…

Perché nessuno parla di progetti del territorio?

Perché nessuno ne ha idea“.

Se lei dovesse dare un suggerimento ai candidati per le prossime elezioni politiche?

Direi loro che la cultura e la formazione dovrebbero essere, per la provincia di Frosinone, la base di partenza per un nuovo tipo di sviluppo“.

A cosa devono stare attenti gli elettori prima di dare il voto?

Il consiglio che si puo’ dare agli elettori è questo: ‘Sentite come parlano e poi votate’, perché ci deve pur essere un’offerta da parte dei candidati all’elettorato. E se non c’è l’offerta non c’è niente. Non un’offerta in senso materiale, ma di pensiero, di azione, di passione.

Riuscire ad appassionare il popolo in questo momento… ma chi ne è capace? E la passione è quella che deve spingere! L’Italia è una nazione che può fare moltissimo, però è paralizzata dai veti incrociati, dalla mediocrità della classe dirigente, dalla mancanza di visioni strategiche. L’Italia potrebbe giocare un grande ruolo nel Mediterraneo. La Cina si sta espandendo dappertutto e il nostro ministro degli Esteri aveva attaccato anche la Cina, poi ha messo come Capo di Gabinetto l’ambasciatore italiano a Pechino per cercare di recuperare ma…“.

Cosa augura a questo territorio, senatore?

Di trovare due o tre persone di grande talento che abbiano amore per esso e soprattutto che abbiano capacità e voglia di capire quali sono i bisogni e di impegnarsi fino in fondo per soddisfarli“.