Patrizi, «Non fu Iannarilli a farmi vice: ha bruciato una generazione intera»

Come andò la notte in cui Peppe Patrizi venne indicato come vice presidente della Provincia. "Non fu Iannarilli a decidere". Il rimprovero al suo ex presidente: "Scegliendo di candidarsi in Regione ha bruciato un'intera generazione del centrodestra". Il processo aperto per avere seguito la linea del Tar. I ritardi del territorio. Il confronto con il centrosinistra. E la pelle sempre da democristiano

Al centro della sua vita ci sono stati i gelati, le belle canzoni e la pastasciutta: a chi non sarebbe piaciuto? Per lui però non erano passatempi. Ma problemi da risolvere. Perché è stato responsabile della produzione in tutti e tre i settori. Il suo passatempo era la politica: è stato presidente del consiglio ed assessore comunale, capogruppo e presidente della Provincia. Carica, quest’ultima, per la quale ancora oggi tutti quanti invitano ai loro eventi il presidente emerito Giuseppe Patrizi

Gelati, musica e pastasciutta: ha fatto la bella vita…
Giuseppe Patrizi

Si, la mia carriera manageriale comincia da piccolo quadro intermedio. Nel 1974, giovanissimo e sbarbatello, in Motta: Ferentino aveva uno dei più grossi stabilimenti fra i 6 del gruppo. A Ferentino si produceva il 60%, lì dentro ho fatto tutta la mia carriera fino ad arrivare alla carica di Direttore di produzione, cioè responsabile delle attività produttive”.

Cosa producevate nella Motta di Ferentino nel ‘74?

Tutta la gamma dei gelati: nel ‘74 era la gamma dei gelati Motta. Poi  la grande trasformazione, il grande salto di qualità ci fu nel 1983, quando abbiamo tirato fuori l’Antica Gelateria del Corso, poi la Cremeria e il Maxicono. Quello fu un salto di qualità sia in termini qualitativi che quantitativi, con la società che passò dal 17% di quota di mercato al 33%, da un fatturato di circa 110 miliardi a 550 miliardi, un bel salto di qualità”.

Dopo il gelato la musica o la pasta?

Nel 1986 seguo il mio amministratore delegato Motta (che tra l’altro vedevo tre volte l’anno e non so ancora perché mi scelse): mi portò nella gloriosa casa discografica CGD di Caterina Caselli, una delle più antiche case discografiche italiane. Sono approdato lì come Responsabile delle Attività Produttive, quindi come Direttore operativo del gruppo”.

Ha affrontato anche il Festival di Sanremo…

Si, quegli anni furono veramente bellissimi, perché tra nostri artisti ed etichette distribuite vincemmo tre Sanremo: nel 1987 con ‘Si puo’ dare di più con Morandi-Ruggeri-Tozzi, nel 1988 con ‘Perdere l’Amore’ di Ranieri come etichetta distributiva e negli anni ‘90 con ‘Uomini soli’ dei Pooh”.

Lei praticamente ha fatto al contrario: prima il gelato, poi la musica e alla fine la pasta…

Prima della pasta sono andato nella Novenbal International, che lavorava prettamente per la Procter & Gamble, per l’Unilever, quindi nel settore chimico e della detersione; ho diretto due stabilimenti, quello di Latina e quello di Pavia. A Latina avevamo circa 500 unità ed a Copiano, in provincia di Pavia alle porte della città, circa 300”.

Arriviamo alla pasta…
Giuseppe Patrizi

Dopo la Noembal vado in un grosso pastificio che aveva dei problemi di liquidità. Si era esposto perché lo stabilimento era stato fatto con la legge post terremoto dell’Irpinia e doveva affrontare la fase della pianificazione per reggersi sulle proprie gambe. Lì feci una bella operazione: penetrammo il mercato d’oltre oceano, perché l’80% del consumo di pasta, sembrerà strano, ma va in America. E lì conquistammo parecchie catene della grande distribuzione. La società si è poi rilanciata, tanto che siamo stati in condizioni, oltre che di coprirel’esposizione, anche di finanziare altri asset”.

Quanto è difficile per un uomo dirigere altri uomini?

Questa è una bella domanda. Bisogna crederci, cercare di far partecipare un po’ tutti alla vita dell’azienda, cercare di creare un ambiente sereno e disteso per fare in modo che le maestranze lavorino al meglio delle loro capacità. Ma per fare questo bisogna crederci”.

Da manager, non da politico: il territorio della provincia di Frosinone ha smesso di essere attrattivo per gli investitori?

Si, il nostro territorio, e me ne dispiace molto, non è più attrattivo”.

Perché?

Non lo è più perché non diamo risposte. Faccio un esempio: un investitore che voglia mettere un’industria qui attende riposte troppo a lungo. Non è possibile dover attendere 5 anni per un’autorizzazione: nel frattempo la concorrenza avrà sviluppato un prodotto alternativo e reso obsoleto il nostro. È la politica a dover dare risposte. Non voglio fare critiche ma è ora che Provincia, Regione e Stato con gli altri enti chiamati al rilascio di autorizzazioni, si mettano intorno a un tavolo e trovino la soluzione; all’imprenditore vanno date risposte certe. Altrimenti va ad investire dove quelle risposte gliele danno”.

Lei le risposte alle imprese le ha date, quando è stato suo compito farlo: quando era presidente della Provincia. È finito sotto processo. Infinito pure quello.

Sono cinque anni che va avanti. Io ho piena fiducia, poi si vedrà…

Oltre che la fiducia anche un po’ di pazienza…

“Si, ma sono talmente tranquillo…”

Lei è finito sotto processo non per avere inquinato, non per essersi messo in tasca uno scellino. Ma perché al termine di un vertice convocato dal prefetto, sollecitato dall’Associazione degli Industriali, iniziò a rilasciare le autorizzazioni alle imprese.

Facemmo una riunione sollecitata da Unindustria, la convocò il Prefetto: gli industriali ci avevano evidenziato un problema. In pratica i magistrati del Tar gli avevano già dato ragione (e torto a noi della Provincia). Con molto buon senso, gli imprenditori ci dissero: troviamo tutti insieme una soluzione, quale sia la linea giusta da seguire ce lo sta dicendo il tar con queste 13 sentenza, tutte a favore delle imprese e contro la Provincia.

Allora facemmo una riunione insieme ad Arpa Lazio, che allora era commissariata dall’avvocato Carrubba e dal professor Arena, oggi sindaco di Viterbo. E insieme – esiste un verbale della Prefettura – abbiamo riaperto tutto in autotutela. Cioè abbiamo detto: è evidente che abbiamo seguito una linea sulla quale il Tar non è d’accordo. Cerchiamo di sanare nel rispetto della legge…

Cosa produsse quel tavolo?
Eugenio Soldà

Un diverso criterio di lavoro. Ho ricostruito una banca dati. Avevo a disposizione due ingegneri, io non ho assunto nessuno dall’esterno, quindi nessun amico ma solo persone prese dall’interno. E con loro abbiamo iniziato un lavoro che ci ha portati quasi ad azzerare tutti i contenziosi…

Ma lei è sotto processo. Gli altri arrivati dopo di lei dicono: ‘Ma a me chi me lo fa fare?

Su questo non posso rispondere direttore, io ho cercato di dare risposte al territorio rispettando la legge, poi la legge parla chiaro…”.

Da imprenditore e da politico: conviene investire in ambiente?

Certo, l’ambiente si cura cercando di prevenire”.

Com’è stato passare dalmondo dell’impresa a quello della politica?

Nel pubblico c’è questa burocrazia, questa ‘barriera’, però devo dire che per la Provincia di Frosinone non mi posso lamentare. Anche lì ho adottato un metodo simile a quello adottato per le aziende, cercando cioè di dare quell’impronta manageriale e puntare su efficienza ed efficacia. Devo dire che gli uomini hanno risposto.

Per la prima volta abbiamo tenuto riunioni come si fa nei comitati delle grandi aziende. Facevamo il Comitato di Direzione anche in Provincia, ogni mese e con tutti i dirigenti. Spesso si lavorava a compartimenti stagni, cioè quello dei Lavori Pubblici non sapeva come stava messo il Bilancio, che a sua volta non sapeva quello dell’Ambiente e così via.

Con il mio metodo ogni mese, con tanto di verbale, noi facevamo delle riunioni in cui ciascuno doveva conoscere le difficoltà o quali erano i punti critici, nonché cosa fare per superarli. Lo abbiamo applicato e devo dire che i dirigenti e anche le maestranze, i funzionari ed i semplici impiegati hanno dato una risposta molto…

Antonello Iannarilli è un suo amico?

Per me è stato sempre un amico”.

In questi studi Antonello Iannarilli ha detto: ‘Il più grande errore politico della mia vita è stato fare vicepresidente della Provincia Peppe Patrizi’. (leggi qui: Iannarilli 3 Il Ritorno – “Mi ricandido con Savo. Fu Mario a segare Quadrini alle Regionali”)

Rimango un po’ sorpreso da questo. Come se io adesso dicessi che l’ho votato per 20 anni e il più grande errore della vita è stato quello di averlo votato per 20 anni…

Antonello Iannarilli
E’ come se dicesse o è stato così: si pente di averlo votato per vent’anni?

Io la politica l’ho fatta sempre per passione. Non dimentichiamo che ho concorso alla Provincia ma ho anche concorso otto volte al Comune di Ferentino, risultando sempre il primo eletto in Consiglio Comunale, dove ho fatto il Presidente d’Aula e l’assessore comunale.

Tutte le volte che Antonello Iannarilli ha concorso per qualsiasi carica, a Ferentino ha preso belle ‘paccate’ di voti che gli ho procurato io . Adesso magari dovrei dire che mi sono pentito…Ma no, io non mi pento mai di quello che ho fatto nella vita.

Fu Iannarilli a sceglierla come suo vice, quando decise di lasciare la Provincia per candidarsi alle Regionali?

Non è vero che lui mi ha ‘fatto vicepresidente’. Certo è il Presidente che firma il decreto di nomina. Ma se devo dire grazie a qualcuno per quella nomina, lo devo dire al gruppo di consiglieri provinciali del PdL che proveniva da Alleanza nazionale. Io faccio nomi e cognomi: quella nomina io la devo al già vicepresidente Alessandro Cardinali, ad Antonio Colantonio oggi assessore a Roccasecca, a Vittorio Di Carlo oggi commissario a Sora ed a Fabio De Angelis. Si riunirono con Antonello Iannarilli e gli dissero che il vicepresidente o era Patrizi o si andava tutti a casa. Quindi lui fu costretto a nominarmi vice presidente: se avesse potuto fare in modo diverso avrebbe scelto qualcuno più vicino a lui.

Secondo lei perché Iannarilli si è pentito di quella scelta?

Ho diretto cinque stabilimenti, tuttora collaboro con alcune aziende, mi sono permesso il lusso di cambiare ogni cinque anni e rischiando: il dirigente non è coperto da alcuna tutela, ha un rapporto fiduciario e può essere sempre licenziato. Mi pare di non essere stato mai licenziato e di aver centrato sempre i miei obiettivi.

Ecco, per raggiungerli, io ragiono un po’ con la mia testa: l’ho fatto anche quando ho avuto la responsabilità della Provincia di Frosinone. Non potevo ragionare come un vicepresidente che lavorava sotto dettatura.

Io rispetto tutti, vado alla ricerca dell’efficienza e dell’efficacia, voglio rispondere ai cittadini, ho risposto al territorio. Si ricordano di me i Sindaci, i cittadini, tanto che ancora oggi mi invitano a tutte le cerimonie che realizzano. Perché a tutti ho cercato di dare risposte concrete e serie. Ma la cosa più bella è che questo me lo riconoscono anche dai vertici delle istituzioni”.

Giuseppe Patrizi con Nicola Zingaretti
Da Presidente della Provincia di centrodestra è andato in Regione Lazio e si è confrontato con quel centrosinistra che politicamente aveva sempre criticato. Ci ha lavorato benissimo… allora sbagliava a criticarlo?

Devo dire che mi sono trovato molto bene con il presidente Nicola Zingaretti. Sapeva che facevo parte di tutt’altra ‘parrocchia’, sapeva che non l’ho mai votato però abbiamo aperto un rapporto idilliaco. Allo stesso modo l’ho avuto con l’assessore al Bilancio Alessandra Sartore, tanto che sono riuscito a riprendere 28 milioni di euro che la Regione ci doveva ed erano rimasti ‘bloccati’ lì…

Sempre presente anche l’ex assessore Rita Visini. E pure con l’assessore Lucia Valente ho aperto un rapporto idilliaco, anche lì con l’Accordo di Programma facemmo un bel lavoro. Io mi sono trovato benissimo perché nel momento in cui si opera a me non interessa il colore politico, mi interessa il territorio. Poi se sono bianchi, verdi non mi interessa”.

A un certo punto è uscito da Forza Italia: è passato in Energie per l’Italia di Stefano Parisi, ha fatto tappa sul Carroccio di Matteo Salvini, infine come quegli amori che fanno larghi giri e poi si rincontrano, alla fine è tornato a casa. Che esperienza è stata quella fatta fuori da Forza Italia?

Guardi, io da ragazzino sono ‘nato democristiano’. Poi nel ‘94 sono approdato in Forza Italia. Quando è scattata la riforma Delrio, da vice presidente sono diventato commissario della Provincia: mi sono un po’ estraniato dalla politica per ovvie ragioni. Finita l’esperienza alla Provincia sono rimasto per un po’ fuori dai Partiti: ormai tutto era cambiato ed al loro internano nulla avevano a che vedere con i laboratori di idee e le scuole di pensiero che erano stati nel passato.

Ignorando i consigli degli amici più stretti, mi sono riaccostato alla politica militante. Cercando una mia collocazione. Devo dire che non mi trovavo più a mio agio: vengo da processi di gestione delle risorse nei quali si mira alla partecipazione di tutti, alla creazione di un clima sereno e disteso… Nella Lega mi sono reso conto che non ero leghista. Semplicemente ho una forma mentis diversa, quel modo di essere Partito non mi piaceva. Non voglio criticare assolutamente nessuno ma io amo cercare il confronto, rendere partecipi tutti”.

Antonello Iannarilli
Cosa rimprovera ad Antonello Iannarilli?

Lui doveva dirla tutta. Gli rimprovero di aver liquidato una classe dirigente: cioè che per concorrere alla Regione ha abbandonato la Provincia di cui era Presidente ed ha mandato a casa 30 consiglieri, perché allora tanti ne contava la Provincia. E con loro anche circa 8 assessori, 40 persone a casa. Io sono stato uno di quelli. Ci sono anche testimoni che posso citare in qualsiasi momento, del fatto che l’ho pregato fino all’ultimo di non dimettersi e non candidarsi alla Regione”.

Tutti politicamente bruciati per colpa di Iannarilli?

Tutti, tanto è vero che poi alle Regionali l’ho votato soltanto io, degli altri non lo ha votato nessuno”.

Ed ad Antonio Tajani, cosa rimprovera?

Ad Antonio Tajani nulla…

Però è sparito…

Con lui ho sempre avuto un rapporto di amicizia. Certo, quello che posso dire è che poteva e doveva essere più presente sul territorio… Ad impedirglielo non è stata la pigrizia: ha preso sulle sua spalle una serie di incarichi d’altissimo spessore internazionale, al Parlamento Europeo e non solo. Il tempo a disposizione non c’era e va bene… Ma nel momento in cui uno diventa Presidente del Parlamento Europeo va a curare altri scenari…

Giuseppe Patrizi
A Gianluca Quadrini manca il ‘quid’?

Gianluca Quadrini è un vulcano, solo che deve razionalizzare un tantino e pianificare il da farsi”.

Claudio Fazzone lo ha incontrato?

Si, ci ho parlato un paio di volte, però anche a lui rimprovero di stare un po’ poco sul territorio, perché lo stesso ha bisogno. Non si può stare lontani dal territorio. Il problema è che da quando hanno tolto le preferenze è finito l’attaccamento al territorio

Lei è stato uno dei pochi che ha detto da subito: ‘Non tagliate le Province perché di fatto non si risparmia niente’.

Lo studio lo abbiamo fatto tutti noi Presidenti delle Province d’Italia unitamente con tre atenei: un team coordinato dal professor Pica, uno dei più grossi economisti a livello europeo che noi abbiamo. Abbiamo dimostrato dati alla mano, non in politichese, che con la riforma Delrio non ci sarebbero stati risparmi. E comuqnue i disagi creati ai territori sarebbero stati ben superiori ai risparmi del tutto teorici che si sarebbero ottenuti”.

Perché nessuno vi ha ascoltati?

Perché l’Italia cammina così. A distanza di cinque anni ‘Contrordine compagni, forse ci siamo sbagliati’. Ma lo diciamo dopo 5 anni e dopo che abbiamo abbandonato i territori e lasciato questi poveri Presidenti delle Province a combattere, senza risorse… ”.

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