Internazionale: protagonisti della settimana nel mondo

Internazionale. Del conflitto arabo israeliano state leggendo ovunque. Gli altri protagonisti della settimana sulle pagine degli Esteri. Per capire meglio cosa accade nel mondo

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Internazionale. Del conflitto arabo israeliano state leggendo ovunque. Qui, gli altri protagonisti della settimana sulle pagine degli Esteri. Per capire meglio cosa accade nel mondo.

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DOMINIC RAAB

Dominic Raab (Foto: Pippa Fowles / N°10 Downing Street)

Gli è toccata la gatta più irsuta di tutte da pelare e ne è uscito bene in un contesto in cui anche solo uscirne vivi è un successo. Dominic Raab è nell’ordine: il ministro degli Esteri del Regno Unito, il ministro degli Esteri di una nazione che ha ospitato il primo G7 in presenza dall’arrivo del covid e il ministro degli Esteri che ha dovuto condensare le accuse che dal G7 sono venute fuori per gli stati bullissimi del pianeta, cioè Russia e Cina. Poteva morire (politicamente) già al primo step, a contare la scelta del suo premier Boris Johnson di affidargli una relazione introduttiva di 12.400 parole, roba da far venire i crampi alla lingua a Gene Simmons dei Kiss. 

E attenzione, il malizioso Al Jazeera English ritiene di sapere perché il premier britannico abbia caricato il suo ministro di concetti come uno sherpa del Nepal. E il segreto di quel perché sta tutto nella ripartizione della relazione letta da Raab: di 12mila e passa parole quattromila sono state dedicate a fuffa mainstream e problema pandemia, il resto, 8.400 a fare i conti della serva, alla condanna per Putin e Xi Jinping. Ora, a contare che questo è stato il G7 dei ministri degli Esteri e che fra un mese in Cornovaglia ci sarà quello “vero”, dei capoccia con Joe Biden in debutto, il teorema di AJ è semplice

In polpa: Johnson si prenderà per sua parte tutta la scena come quello che ha debellato il covid e potrà farlo perché il suo uomo sul tema ha già tirato le orecchie ai cattivi nella sede “minore”. E a confermare questa lettura un po’ “impalcata” arriva il Guardian che fa trapelare come la relazione del premier per il G7 in Cornovaglia sia “solo” di 5000 parole. A Dominic Raab è toccato invece cazziare la Russia per essere una minaccia spiona alle democrazie e per avere i piedi infilati nella porta ucraina. Poi la Cina perché sta incarcerando ed ammazzando minoranze come se non ci fosse un domani in una escalation militare che dura ormai da 40 anni. 

E Raab non solo non si è fatto pregare nel farlo, ma evidentemente in fregola di sintesi dopo quella slavina di parole ha risposto alla domanda di un cronista che gli chiedeva di definire le due nazioni “canaglia” con due soli aggettivi. Non si è fatto pregare il buon Dom: il Cremlino? “È infido”. E Pechino? “È prepotente”.

Calamo e piccone.

CLEMENT BEAUNE

Clement Beaune

La diplomazia delle cannoniere è sempre stata una prerogativa dell’Impero Britannico, di fronte alla quale quella del bastone più grosso di Roosvelt pare una dimostrazione del Folletto. Però stavolta la grandeur francese non si è fatta intimidire dalla Union Jack. E se non lo ha fatto lo deve un po’ anche a Clement Beaune, che di Parigi è il Segretario di  stato agli Affari europei. Lui sembra un liceale in hangover ma è tipo tosto e lo ha fatto vedere nientemeno che a Bo.Jo. Su cosa, e in quale scenario? Colpa della Brexit, dei merluzzi e delle isole preferite dai magnati, anche italiani, per farci transitare tutto il nero delle loro vite scintillanti. 

Prima di impazzire squadrettiamo bene il campo di azione: con la Brexit la Gran Bretagna ha nuove autonomie nei diritti di pesca e nel canale della Manica c’è l’isoletta di Jersey che della pesca al merluzzo è spot planetario. Jersey è un “baliato” alle dipendenze della Corona Britannica pur non facendo parte del Regno Unito. Questo pone l’isola nella stessa posizione di quei nerd che hanno il “cuggino” forzuto e tamarro a disposizione per far legnare chiunque dia loro noia.

E qui le cose fra Parigi e Londra ultimamente si sono fatte acide davvero. Perché Jersey non ha rilasciato una cinquantina di licenze di pesca ai natanti francesi e i francesi si sono incazzati, ma Jersey non ha mollato e Johnson si è incazzato ancora di più. Tanto ha preso d’aceto che qualche giorno fa ha spedito nel mezzo della manica due motovedette da guerra armate di cannoncini Vulcan capaci di bucare la Luna. 

A quel punto ci si sarebbe aspettata una retromarcia dei francesi. Francesi che saranno pure bellicosi e guasconi, ma hanno la pastoia grossa di essere parte dell’Ue che cerca di gettare acqua sul fuoco. E qui il Guardian ha messo in gioco la figura di Beaune e ha piazzato la sua sagoma alla Ralph Malph esattamente al centro fra Macron e il primo ministro Castex. E pare che proprio la linea Beaume sia passata, a giudicare quel che è accaduto. 

La Royal Navy ha mandato le sue HMS Tamar (visto che nome? Poi dice che uno…) e Severn? Bene, Parigi ha tolto guinzaglio alla carena di due sue motovedette, accorse a proteggere i patri pescherecci con la Marigliese in filodiffusione fino giù alla sentina. Ovviamente è un gioco a chi ce l’ha più lungo fra nazioni che non vogliono certo cannoneggiarsi, e che cavalcano le tare legislative degli accordi Brexit. Tuttavia la tigna di Beaune non è sfuggita agli osservatori internazionali. E Teddy Roosvelt in quella zazzera rossa ci avrebbe visto un che di avventuriero e spaccone, come piaceva a lui.

David Croquette.

FLOP 

NARENDRA MODI

Il primo ministro indiano Narendra Modi (Foto: Press Office Kremlin)

Nel 1985 Sergio Corbucci diresse Alberto Sordi in “sono un fenomeno paranormale”, film bello ma non bellissimo in cui l’Albertone nazionale interpreta un anchorman televisivo che smaschera le truffe su occulto e mercanzia zen. Ad un certo punto va in India e conosce il santone Babasciò che alla fine lo converte al misticismo indù. Piccola digressione velenosa: nel film la segretaria che fa scoprire a Sordi mistica dei fachiri e amore è Eleonora Brigliadori, che da allora alla mistica tiroidea è rimasta fedele e oggi è una segaligna Pasionaria No Vax. 

Ad ogni modo Babasciò il santone aveva gli stessi tratti da saggio bonario di Narendra Modi, che però saggio saggio non è. Non lo è a contare che mentre lo sconfinato Paese che guida annega letteralmente nella cenere delle pire funebri da covid altro non sa fare che silenziare i medici. Già, Narendra non mette il boccaglio dell’ossigeno ai malati, si limita a piazzare il bavaglio ai medici della parte indiana del Kashmir

Ecco il testo integrale del comunicato stilato da Mushtaq Rather, direttore dei servizi sanitari indiani della regione che l’India si contende da decenni con il Pakistan: “Tutti gli ufficiali medici principali, i sovrintendenti medici, gli ufficiali medici del blocco della divisione del Kashmir sono invitati a impartire istruzioni a tutto il personale sotto il controllo amministrativo. Istruzioni affinché desistano dalle interazioni con i media”. 

E il motivo? Rether, che è un po’ la tonsilla di Modi, spiega che certi atteggiamenti “disinformano il pubblico e creano panico inutile ed evitabile”. Quindi in India il panico non è la logica conseguenza dell’ecatombe che covid sta determinando ma l’effetto di un’informazione sbagliata che i medici danno ai media. Modi e il suo governo, secondo gli analisti mondiali, sono almeno in parte responsabili di quell’ecatombe grazie ad una campagna elettorale rutilante e spaccona e alle mancate misure in coincidenza dei grandi appuntamenti religiosi

Ecco, a contare questo si capisce bene dove voglia andare a parare “Babasciò”. E al danno di una pubblicistica di regime al posto di un colpo di reni sanitario si aggiunge la beffa finale: la autorità indiane del Kashmir hanno anche ordinato ai siti di produzione di ossigeno di interrompere le forniture a ONG e sanità privata, così ogni merito “di rubinetto” passerà direttamente in capo ad un esecutivo che in piena tempesta  non manovra, ma insiste a lucidare la polena.

Babasciocco.

HENRY MCMASTER

Henry_McMaster (Foto: Zach Pippin / Ufficio del Governatore del Sud Carolina)

Della Carolina del Sud (che si distingue da quella del Nord per il punto cardinale e per le canzoni di John Denver) lui è stato prima Procuratore Generale, poi Governatore. E questo tanto per mettere in chiaro come vanno le cose con i “megerani”, che oggi fanno le leggi e domani le applicano, un po’ come vorrebbe Sansonetti dopo lo scandalo bis al Csm. Henry McMaster è lo stereotipo perfetto del governor Usa a trazione repubblicana ortodossa: spiccio, populista e forcaiolo come Paul Newnan ne “L’Uomo dai Sette Capestri”. 

Il che al limite neanche guasterebbe, solo a volersi ricordare che i politici Usa non sono altere divinità norrene, ma gli interpreti perfetti delle istanze etiche della base che li vota. Il nostro però ha deciso di commentare la reintroduzione della fucilazione nello Stato come metodo di morte, asserendo in conferenza stampa di non vedere “l’ora di firmare quella legge”. Ecco, lì perfino il contesto bandolero in cui McMaster opera è apparso ingiustificato. 

Perché si, la Camera del South Carolina ha reintrodotto, fra le opzioni per mettere a morte un detenuto dichiarato colpevole, quella del plotone di esecuzione. I condannati potranno scegliere fra quella e la sedia elettrica, mentre prima potevano scegliere fra sedia elettrica e iniezione letale. Ora, a fare la tara a quell’orripilante ed ipocrita “scegliere”, perché la puntura killer non tira più? Perché dal 2011 c’è penuria dei farmaci che ne compongono il mix, e siccome in Carolina del Sud non si ammazza nessuno da allora ma ci sono 37 cristi chiusi nel Braccio della Morte che dovranno morire non si sa quando, era meglio sanare la cosa e tornare al piombo giustiziere. 

Piccolo breviario sulla morte con la buona, vecchia “fire squad”: il plotone entra in numero di cinque, uno di loro non sa di avere l’arma caricata a salve così nessuno è responsabile della morte di chi ha di fronte. La squad si schiera mentre un collega incappuccia il condannato e piazza sacchetti di sabbia per evitare proietti di sponda. Poi “si fidanza con la linea di tiro” che è segnata da fori rossi ai lati del torace del condannato, poi attende che un collega piazzi un cerchietto bianco sul cuore del condannato stesso, hai visto mai non si capisse che gli devi spaccare il cuore in due. 

Infine punta le armi e, rigorosamente dopo che il collega ha tolto il cappuccio al condannato, fa fuoco in area torace-cuore e attende che il condannato medesimo muoia vomitando sangue dalla bocca e dal petto aperto come le ante di un comodino. Buio, sipario, prete a salmodiare e giustizia è fatta. E a noi che siamo europei involuti e prog ci scappa proprio, da dire: anche a fare la tara alla verve biblica della giustizia “meregana” era davvero il caso, Herr Governor McMaster, di provare gioia per una cosa del genere e di dire che la si stava provando?

Mezza cartuccia.

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