Mirabella: «Giù i cartellini arancione: così è nato Possibile»

di ARMANDO MIRABELLA

E’ il 21 novembre.
Sono le 12.51 quando, dopo essere stati sospesi per alcuni secondi, si abbassano centinaia di cartellini in cui il color arancio è dominante. E’ stato appena approvato il suo Statuto. E’ appena nato POSSIBILE. Per noi c’è un bene comune in più. C’è finalmente uno strumento in più per chi vuole liberarsi dal bisogno.

Siamo arrivati agli Stati Generali di Possibile a Bagnoli, uno sacrario dell’archeologia industriale, un fantasma rosso di ruggine, anche per questo irresistibilmente magnetico sospeso tra Napoli e l’isola di Nisida che puoi scrutare da quel chilometrico pontile poco fuori della sala dove si discute e si vota.

Siamo arrivati da tutta Italia in quasi mille, quasi garibaldini in una politica dove si assiste quotidianamente al rovesciamento, allo scambio delle parole. Continuamente viene propagandato per futuro ma è il passato: il Partito della Nazione propone cose che negli USA si vivono con imbarazzo perché sono più nel campo repubblicano che in quello democratico. Invece le cose antiche e le cose nuovissime si tengono insieme: non abbiamo delle soluzione da reinventare ogni volta, dobbiamo riscoprire quei valori antichi, quei principi, quelle finalità con strumenti nuovi, ma solo per essere utili e comprensibili in un mondo completamente destrutturato. Allo stesso modo chi pensa di costruire una politica che parla solo di sé vive in un mondo che non esiste perché la politica che parla di sé non è ascoltata più da nessuno.

Possibile, anche ieri a Napoli, ha dimostrato di essere innanzitutto una comunità, una comunità che si è costruita man mano: a partire dai campi estivi, in particolare il politicamp di Livorno del 2014, l’appuntamento di fine primavera al centro socio culturale romano dei “Pini spettinati” in cui si è avviato il percorso fondativo e il politicamp di Villa Strozzi di Firenze quest’estate. Una comunità che nasce nelle strade e nelle piazze, reali e virtuali (perché sono reali anche quelle), che si costituisce a partire da un impegno che si è definito «Patto repubblicano» (http://www.possibile.com/il-patto-repubblicano/). Si colloca a sinistra ma non «a sinistra del Pd» perché il Pd è ormai un partito di centro alleato a destra e a sinistra per stare al governo, con un programma che continua a cambiare senza alcun riferimento ai contenuti ma soltanto al consenso elettorale: in quello spazio lasciato libero c’è un mondo intero, che noi immaginiamo plurale e articolato.

In tutti i presenti di ieri c’era la foga, l’ansia, la smania dell’appassionato artigiano, di chi con le proprie mani vuole, quanto meno, costruirsi il partito da votarsi per governare. Per quei giovani che, magari dopo un lungo percorso all’interno del mondo associativo, hanno scelto Possibile come primo partito a cui aderire nella propria vita, per quelli che dopo aver speso tutte le proprie energie per cambiare e poi salvare il Partito Democratico o Sel, o che hanno sperato che ci fosse anche la pars construens oltre a quella destruens del Movimento 5 Stelle, la politica ha il valore che gli assegnava Don Lorenzo Milani: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”. E questa forma di artigianato emotivo e politico Possibile lo ha assecondato rendendo noti a tutti due settimane prima i documenti (Statuto, regolamento, delibere) da discutere e lasciando davvero a tutti la possibilità di emendarli, di portarvici la propria impronta. Il tutto attraverso un processo paradigmatico di come funziona Possibile: sul sito (http://www.possibile.com) i documenti base, assemblee di comitati per discuterli e per preparare la sintesi delle modifiche da apportare, spedirle, ritrovarle nuovamente sul sito, armonizzate con tutte le altre giunte, come proposte da votare negli Stati generali. Un processo che verrà standardizzato ancora di più con l’introduzione di una piattaforma informatica proprietaria per la partecipazione, la condivisione, la votazione e la preparazione delle assemblee nazionali.

Una leadership plurale, diffusa, condivisa propria di chi è contro l’uomo solo al comando e tutti gli altri al telecomando. Una leadership che deve guidare nei processi di liberazione dal bisogno che passano dall’introduzione del reddito minimo, un ripensamento degli investimenti pubblici, a cominciare dai fondi per l’innovazione e per il benessere (come hanno già fatto altri paesi), una nuova epoca di politiche in cui l’università sia al centro di politiche attive, direttamente o attraverso spin-off. Sul piano culturale cambia le prospettive della vecchia (e usurata) cooperazione, ribalta il modello di contrapposizione individuo-società e pubblico-privato, senza privatizzare a vanvera ma senza per questo riproporre una vecchia statalizzazione. Possibile si batte per l’uguaglianza, per il rispetto dei diritti, per la promozione della partecipazione democratica, per un nuovo modello di sviluppo e per restituire senso alla parola innovazione, che esiste solo se è anche (e soprattutto) culturale e sociale. Da ieri a Bagnoli Possibile si batte per l’introduzione di nuove politiche di sviluppo che puntino sull’ambiente all’insegna di una vera e propria “conversione”, per la progressività fiscale, contro l’aiuto all’evasione che va con l’innalzamento del contante a 3.000€, per il conflitto di interessi e una concorrenza leale, per l’autonomia locale, per la legalizzazione della cannabis, per l’introduzione del matrimonio egualitario, per una legge sul fine-vita. Possibile si prende cura delle diverse abilità e dell’uguaglianza nella differenza.

Possibile si batte contro il trasformismo, contro il partito della nazione che dimentica la nazione, per posizioni limpide e maturate attraverso il consenso informato dei cittadini. Ci muoviamo da sinistra per rivolgerci a tutta la società. Anche in Ciociaria ci batteremo per città dove non ci siano periferie escluse dal centro, dove la questione sociale (reddito e casa) sia assunta come prioritaria, dove ci si difenda dall’attacco tardo-liberista ai servizi pubblici, dove si smantellino ceti di potere e si chiuda con gli sperperi (oligarghici). Dove si lotti palmo a palmo contro le disuguaglianze e contro le discriminazioni, per la trasparenza e per la condivisione degli spazi, delle opportunità, dei tempi. Città che chiudano con la stagione del cemento e puntino tutto sull’efficienza energetica e la valorizzazione ambientale, che cambino definitivamente la politica dei rifiuti (A proposito che cosa ne pensano le segreterie, non i sindaci, le segreterie, della nuova discarica di Cerreto?), città che diano voce agli esclusi.

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