Fabio Forte: «Matteo Salvini non può venire a darci lezioni di politica»

di FABIO FORTE
Già sindaco di Arpino e già Presidente di Confidi lazio

Caro Direttore,

qui la politica l’abbiam fatta nelle “vecchie” sezioni. L’abbiamo respirata nei congressi (quelli tosti, ma veri!!), l’abbiamo mangiata a colazione, a pranzo, a cena.

Non c’erano slogan né scontri sulla razza padana. L’abbiamo fatta sui banchi del consiglio comunale, su quelli del consiglio provinciale, dove ci si incontrava o scontrava sulle problematiche del territorio; dove la dialettica era, a tratti colorita, ma rispettosa dell’avversario.

Poi è arrivata una classe politica arrembante, tutti emuli dell’ex Cavaliere, tutti tronfi da una spilletta con il tricolore appuntata sul petto, tutti super esperti, vestiti più o meno allo stesso modo e tutti con la soluzione ai tanti problemi nel taschino. Alcuni persino con il proverbiale asso nella manica.
Poi c’è stato l’avvento. No, non quello di Cristiana memoria, quello dei democristiani “associati” ai comunisti (pardon, ho dimenticato “ex” per entrambi!). Insomma, il Pd. Il Partito oggi di Renzi, cioè che è suo e basta. Potentati provinciali costruiti sui duraturi ruoli ed incarichi detenuti sempre dagli stessi personaggi. La rottamazione pare abbia colpito ovunque, tranne in Ciociaria. 
E adesso arriva lui, il leader con l’orecchino, il meneghino dalla ruspa facile che trova “giusta” allocazione in un centro destra che non c’è più. E forte di un populismo quasi peggiore di quello di grillina matrice che lo consacra tra i leader più trascinatori di questo pietoso panorama politico, detta legge anche al centro e al sud. 
Ci siamo ridotti così in questa Provincia piccola piccola. Ci siam ridotti a farci “bacchettare” da chi, fino a qualche anno fa, non aveva neanche la benché minima idea di cosa e dove fosse l’Italia. 

Buon Natale.