D’Amico (Confimprese): «Basta piangere, riscopriamo l’orgoglio»

di GUIDO D’AMICO
Presidente di Confimprese Italia

Caro direttore,
ho letto con molta attenzione il suo articolo riguardante la considerazione che la provincia di Frosinone è “schiava di Roma”.
(leggi qui il precedente)
Credo che gli errori e gli autogol commessi in Ciociaria negli ultimi venti anni non si contino. Ma credo pure che sia arrivato il momento di archiviare la fase delle critiche ad una classe dirigente che in ogni caso è stata eletta dai cittadini. E poi come diceva il Manzoni “del senno di poi ne son piene le fosse”.

Bisogna però distinguere: negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta questa provincia ha conosciuto un momento lungo di sviluppo e benessere. Merito della Cassa per il Mezzogiorno, merito di Andreotti, merito di capitani di industria irripetibili, merito di una politica che contava. Poi è iniziata la discesa. Perché? Perché non era più conveniente investire qui. E’ forse un peccato mortale stabilire incentivi fiscali e facilitazioni burocratiche per chi vuole realizzare strutture sul territorio? La risposta è no, caro direttore. Per questo motivo ho lanciato l’idea di istituire delle aree di crisi, stabilendo che in quelle zone vengano previsti degli incentivi per chi vuole “fare”.

Sono arrivati alcuni segnali, ma ancora una volta questa provincia, nel suo complesso, si dimostra incapace di agganciare il treno della ripresa. Io dico: facciamolo adesso, perché poi sarà troppo tardi. Gli investimenti della Fiat (mi piace chiamarla ancora così) e della San Pellegrino, da lodare, sono comunque dei lampi nel buio. Dobbiamo assolutamente creare le condizioni affinché si possa investire nelle aree industriali, dobbiamo batterci per la bonifica della Valle del Sacco, dobbiamo spingere i Consorzi Asi e Cosilam a contattare multinazionali e aziende per cercare di farle venire in provincia di Frosinone.

Ma dobbiamo anche guardare al commercio. Quanti negozi continuano a chiudere nell’indifferenza generale? Basta anche “accanirsi” sulle classifiche sulla qualità della vita e sull’aumento esponenziale dei disoccupati. Guardiamo avanti, mettiamo in campo idee, progetti e fiducia. Puntare l’indice continuamente contro la classe politica o contro chi gestisce determinati servizi ha il sapore della trovata strumentale ed elettorale.

Alcide De Gasperi insegnava che mentre un politico si preoccupa della prossima elezione, uno statista guarda alla prossima generazione. E fa scelte anche impopolari se servono in prospettiva. In questa provincia non c’è un’idea di sviluppo comune. Le iniziative a macchia di leopardo hanno il fiato corto.

La mia proposta è rivolta soprattutto alle associazioni di categoria e alle forze sociali: mettiamoci noi intorno a un tavolo, fissiamo poche priorità indicando le risorse alle quali attingere e poi chiediamo alla politica di rappresentare queste istanze “unitariamente”.

C’è bisogno di una mappatura delle zone industriali che potrebbero essere inserite nelle aree di crisi, c’è bisogno di azioni di risanamento dell’ambiente, c’è bisogno di infrastrutture (materiali e immateriali), c’è bisogno di un Piano per il commercio. Partiamo da qui. E poi alcune partite giochiamole di squadra. La logica degli accorpamenti è voluta dal Governo. Lamentarsi a cosa serve? Proviamo invece a far sì che siano le strutture di Frosinone ad accorpare quelle di altre province.

Basta puntare l’indice. Rimbocchiamoci le maniche. John Kennedy ha detto: “Non chiedetevi sempre e solo cosa lo Stato può fare per voi, una volta chiedetevi cosa potete fare voi per lo Stato”.

La logica è questa.

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