Il diritto di pentirsene, ma solo dopo averlo esercitato

Paola, Arianna, Laura, Stefania e tutte le altre che hanno scelto di abortire. Perché lo consente una legge. E perché a volte lo impone la vita. Lo ricordano le donne Dem di Frosinone ai gruppi Pro Vita che con le loro vele sono arrivati in città dopo il disco verde della Regione alla RU486.

Lorenza Di Brango
Lorenza Di Brango

Guardare sempre lontano, col sorriso

Paola lo ha fatto a 17 anni: sola, senza una famiglia alle spalle, senza un compagno che potesse sostenerla. Che vita avrebbe dato a quel bambino? Ricorda ancora quel giorno: la paura, i dubbi, l’incertezza fino all’ultimo minuto, la voglia di scappare da quell’ospedale. Ma per andare dove? E ora che di figli ne ha due, ha un lavoro, una famiglia, una stabilità, ancora non riesce a dimenticare. E a perdonarsi.

Due figli, un lavoro che non c’è, tanti sacrifici anche solo per poter comprare i libri o le scarpe quando le vecchie diventano piccole. La terza gravidanza a 40 anni suonati: per Sara l’aborto non è stata una scelta. Ma una costrizione.

(Foto: Can Stock Photo / RioPatuca)

Arianna doveva scegliere: la sua bambina aveva delle gravi malformazioni, se fosse riuscita a venire alla luce doveva essere operata immediatamente. E le speranze di sopravvivere sarebbero state ridotte al lumicino. Non se l’è sentita di andare avanti e quell’aborto l’ha devastata. Non è più la stessa.

Laura invece una stabilità ce l’ha, una carriera anche, così come un marito. Ma quella notizia, un figlio in arrivo, l’ha gettata nel terrore. Non se la sentiva, non era pronta, non voleva diventare madre. Porta ancora quel peso dentro di sé, quel segno indelebile, ma non è pentita della sua scelta, che ha messo alla prova anche il suo matrimonio.

Stefania. Due figli, di 4 e 1 anno, e la notizia della terza gravidanza: non ha dubbi. Non può farcela. Con tre, così piccoli, sarebbe impossibile. Chiama il ginecologo, contatta l’ospedale, fissa la data. Quel giorno però non va. Ed ora le sue giornate sono frenetiche, dorme tre ore a notte, quando va bene, ha dimenticato cosa sia la tranquillità. Ma quella scelta la rifarebbe altre mille volte.

Giudicare è impossibile

Emma Bonino negli Anni ’70 ad una manifestazione per la Legge sull’aborto

Scegliere è un diritto, giudicare quella scelta, qualsiasi essa sia, è impossibile. C’è chi lo fa, magari senza comprendere che ogni parola diventa un pugnale conficcato in una ferita che per molte non guarirà mai.

In questi giorni a Frosinone sono comparse delle vele contro l’aborto, nell’ambito delle campagne Pro Vita che tanto fanno discutere, con contrapposizioni nette tra chi è contrario e chi invece lo considera una conquista per le donne.

Le Democratiche di Frosinone parlano senza mezzi di termini di «una vergogna», di campagne anacronistiche.

«Immediatamente si ponga un freno alle campagne che violano il diritto di autodeterminazione delle donne. – chiedono in coro in una nota – A 43 anni di distanza da quello che consideravamo un diritto acquisito, ovvero il diritto all’aborto, dobbiamo difendere con le unghie e con i denti la legge 194/78 messa in discussione ormai quotidianamente in Italia. È inaccettabile, non possiamo tornare indietro».

Le Dem: via le vele-spot

Definiscono le campagne “pro vita” come uno strumento che mette in pericolo la vita di migliaia di donne. Ricordano le pratiche abortive illegali che hanno provocato la morte di troppe donne in Italia fino al ’78, «tra l’altro lasciate senza tutela psicologica, durante una tra le più difficili e drammatiche scelte che si possano compiere. E che viene ridotta in maniera così disgustosamente semplicistica ad una scelta egoista. Noi non ci stiamo».

La pillola contraccettiva finisce al centro delle polemiche (Foto via Imagoeconomica)

Il dibattito in questi giorni è tornato d’attualità dopo la decisione della regione Marche di dire no alla pillola #RU486 nei consultori. Orientamento contrario a quello della Regione Lazio che, con atto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, si impegna a rimuovere ogni ostacolo all’aborto farmacologico, a cui si potrà ricorrere anche in regime ambulatoriale.

Le democratiche di Frosinone commentano positivamente quest’ultima decisione e chiedono che vengano messe al bando «certe pubblicità che ledono i diritti acquisiti delle donne. E che cercano di condurci ad un passato di vergogna».

Possibilità di decidere, di compiere la scelta forse più difficile della propria vita. Di cui si può essere convinte poi, oppure pentite. Ma è una nostra scelta.