Il pastorale di monsignor Gerardo Antonazzo (di A. Porcu)

La lettera inviata nelle ore scorse dal vescovo Antonazzo è una durissima denuncia che va oltre le parole. È un pastorale sollevato da una Chiesa che reclama rispetto per l'Uomo, affinché non venga ucciso sull'altare del capitalismo selvaggio.

La scomunica di monsignor Gerardo Antonazzo non è un banale foglio intestato. Non è fatta da inutili parole di circostanza, come le tante pronunciate in questi giorni. Nulla ha a che spartire con i ‘Comunicati’ nei quali vengono invocati improbabili quanto inutili tavoli, sollecitati da politici che fino all’altro giorno pensavano l’Ideal Standard fosse un posto al quale inviare qualche raccomandazione per un’assunzione a tre mesi.

 

La lettera aperta firmata nelle ore scorse dal vescovo di Sora – Cassino è come un pastorale sollevato tra la folla di lavoratori in lacrime nel piazzale dello stabilimento. È l’urlo di una Chiesa che non vuole stare chiusa nelle sue sagrestie a salmodiare. Che sta tra la gente e le sue sofferenze. È l’amarezza dignitosa di un pastore di fronte ad un peccato ostentato in modo plateale di fronte a tutto e tutti.

 

Perché un dato deve essere chiaro: le lettere di licenziamento decise nella sede generale a Zaventem in Belgio, la scelta di chiudere lo stabilimento di Roccasecca in Italia, saranno pure legali sotto il profilo formale. Ma sono un gesto immorale. Perché sfruttare i lavoratori è un peccato contro Dio e contro l’Uomo.

 

La scomunica di monsignore è il gesto più forte compiuto finora nella sua non ordinaria missione. Più forte della fusione tra le diocesi di Sora e Cassino, ancora più importante dell’elevazione a basilica minore per l’eremo di Canneto, efficace come la scomunica sollecitata al Sant’Uffizio per gli scismatici di Gallinaro.

 

Perché è la rivendicazione dei principi cristiani posti alla base dell’enciclica Laborem Exercens elaborata da quel Santo che fu papa Giovanni Paolo II il 14 settembre 1981. Che a sua volta ne poggiò i principi sull’enciclica firmata da un altro successore di Pietro, papa Leone XIII, proprio nel novantesimo anniversario della sua dirompente Rerum Novarum.

 

Sfruttare i lavoratori è peccato, contro Dio e contro l’Uomo. Pensare solo al capitale ed al massimo guadagno è peccato contro l’Umanità.

 

Gerardo Antonazzo, scrivendo quella lettera, ha sollevato il pastorale della Chiesa contro chi non vuole capire che l’uomo, creato a immagine di Dio, mediante il suo lavoro partecipa all’opera del Creatore. E che proprio per questo le fabbriche ed i luoghi di lavoro sono luogo di evangelizzazione e di conversione, in cui l’Uomo può ritrovare ed esprimere la sua stessa Vocazione. Ha ricordato che

occorre evitare che il “sistema lavoro” prenda il posto di altri sistemi che hanno piegato l’uomo alla volontà dei violenti e degli egoisti, celati prima dalle ideologie, poi dalla politica, oggi dall’economia.

 

Sta tutta lì la frase in cui monsignor Antonazzo tuona contro quello che definisce “turbocapitalismo”. Perché Ideal Standard ha deciso di chiudere non per carenza di domanda, ma a causa di margini di profitto non rilevanti. In pratica il vescovo sottolinea come l’azienda guadagnasse sì, ma non abbastanza.

Così si rischia che le fondamenta di tutto il sistema economico vengano erose, perché il profitto è sì importante, ma non può essere messo al centro di tutto. Al centro di tutto debbono tornare le persone.

 

La seconda riflessione che fa Antonazzo è forse ancor più dura e si rivolge a chi doveva vigilare, ma forse lo ha fatto con leggerezza.

Nel 2015 l’azienda aveva assunto impegni precisi con i lavoratori di Roccasecca, impegni che però la proprietà ha dimostrato di non voler onorare.

 

E’ per questo che il vescovo sottolinea come in questo caso il vigilare si sarebbe trasformato in prevenire, per non doversi trovare di fronte a situazioni del genere.

 

Chi doveva vigilare? Una politica sempre più evanescente, che poco alla volta ha abdicato al compromesso anche i diritti rivendicati da papa Leone XII e ricordati da san Giovanni Paolo II.

 

Sarebbe ora – ci ricorda Gerardo Antonazzo – che anche la Politica torni a sollevare il proprio pastorale.

 

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