Basta “penultimatum” contro il muro di gomma (di C. Trento)

Foto © Rosario Russo

La politica e l'appello degli industriali con i sindacati per mettere mano ai divieti che bloccano lo sviluppo nella Valle del Sacco. Il totale fallimento dei Cinque Stelle. E l'ossessione della candidatura a tutti i costi

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Il rischio è quello di andare avanti a colpi di “penultimatum”, senza mai avviare il passo successivo, magari dirompente. Senza il quale però difficilmente la situazione cambierà. Perché la classe politica (locale, regionale e nazionale) continua ad essere sorda al grido che arriva da questo territorio.

L’area della Valle del Sacco

L’ultimo è quello di Unindustria e dei sindacati, che sono tornati alla carica sulla vicenda della Valle del Sacco. Rivolgendosi al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Mettendo l’accento ancora una volta sulla «preoccupante situazione economica, sociale ed ambientale che si sta determinando nei territori della Valle del Sacco a causa degli eccessivi aggravi di natura economica ed amministrativa che tutti gli attori coinvolti, pubbliche amministrazioni e soggetti privati, sono costretti a sostenere a seguito del riconoscimento dell’area come sito di interesse nazionale».

Le priorità sono l’adeguamento del perimetro del Sin e l’istituzione della cabina di regia per coordinare gli interventi di bonifica e gli investimenti per il rilancio. Ma sono priorità da anni. A Zingaretti, industriali e sindacati hanno rappresentato questa situazione: «La mancanza di un clima sereno e collaborativo sul tema sta rendendo sempre più difficoltoso il dialogo tra i vari soggetti a diverso titolo coinvolti che, seppur in ambiti e con ruoli diversi, dovrebbero operare e collaborare in modo costruttivo». Insomma, sul ponte della Ciociaria sventola bandiera bianca. È una dichiarazione di resa.

Sotto i riflettori, ancora una volta, i tempi biblici per il rilascio delle autorizzazioni ambientali. Quello che si fatica a comprendere è che dalla questione della Valle del Sacco dipende davvero l’intera possibilità di rilancio della provincia di Frosinone.

Ma imprenditori e associazioni di categoria non possono più fermarsi alle critiche.  

Il fallimento dei Cinque Stelle e l’apatia del Pd 

La crisi di rappresentanza politica della provincia di Frosinone è enorme ed irrimediabile. Detto questo però, viviamo in tempi nei quali i processi politici vengono determinati dai livelli nazionali. E allora non si può tacere del più grande fallimento politico degli ultimi decenni: i Cinque Stelle. E gli esecutivi guidati da Giuseppe Conte.

Il flop del reddito di cittadinanza, l’assoluta mancanza di politica economica, l’incapacità di vedere e programmare il futuro (Tav), l’autogol degli ecoincentivi. L’elenco è lunghissimo, ma ci sono alcune cose successe negli ultimi tempi che danno il senso del tracollo e dell’assoluto sganciamento dal Paese reale.

Luigi Di Maio © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Ci si concentra sulla prescrizione in modo che il processo non finisca mai, ci si ostina a voler disegnare delle politiche fiscali “ostili” alle imprese, alle famiglie, ai cittadini. Perché non è vero che sono tutti evasori oppure “furbetti”. Ci sono già gli strumenti per colpire davvero l’evasione fiscale.

L’immagine dello Stato non può essere soltanto quella di un “patrigno”. E un Governo non può reggersi senza un ancoraggio forte al Paese reale.

In quasi due anni i consensi dei Cinque Stelle si sono più che dimezzati. Se è vero che l’Italia è una Repubblica parlamentare, è altrettanto vero che la Costituzione prevede in ogni caso di rispecchiare la realtà della società politica. Il quasi 34% del 4 marzo 2018 non esiste più e l’Italia è stanca di dover ascoltare i resoconti che parlano di chi vuole sfiduciare Di Maio come capo politico o dei pentastellati che vengono espulsi o che vanno al Gruppo misto.

Un Governo non può essere un fortino di chi ha il terrore delle urne. L’assoluta mancanza di peso politico specifico nella politica internazionale è un ulteriore segnale del fatto che il Governo di Giuseppe Conte non ha più una legittimazione elettorale e neppure politica.

Il Pd di Nicola Zingaretti lo sa benissimo, ma non si smarca. Non lo ha fatto su misure demagogiche come il taglio dei parlamentari, fatica a farlo su un principio di civiltà giuridica come quello della prescrizione. Ma lo Stato non è il Grande Fratello.  

L’ossessione della candidatura a tutti i costi

Alzi la mano chi ricorda qualcosa di concreto fatto per il territorio negli ultimi decenni. A parte il completamento della superstrada Sora-Frosinone-Ferentino e il nuovo ospedale del capoluogo. Entrambe le opere recano in calce la firma politica dell’allora presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Va sottolineato per onestà intellettuale.

Quello che continuiamo a vedere in Ciociaria è l’attivismo di diversi politici (alcuni dei quali magari hanno maturato più di un vitalizio) che hanno un solo obiettivo: giocarsi le ultime “fiches” per ottenere l’ennesima candidatura.

Piero Marrazzo

Il messaggio che passa è sempre lo stesso: non si chiede nulla per il territorio, si chiede sempre per sé stessi. Magari sarebbe pure arrivato il momento di cambiare radicalmente rotta: anziché riflettere se entrare in un nuovo Partito oppure rimanere dove già si sta, non sarebbe una rivoluzione copernicana quella di… cercarsi un lavoro?

Si può vivere anche senza fare politica. La maggior parte delle persone lo fa quotidianamente e in tanti non hanno altri obiettivi se non quello di sopravvivere. Perché mancano lavoro e prospettive, soprattutto in questo territorio. Perciò imprenditori, artigiani, commercianti, associazioni di categoria e forze sociali devono individuare un livello diverso di protesta contro tutto quello che non va in Ciociaria.

La politica non ha risposto per decenni. E non comincerà a farlo adesso. A nessun livello: nazionale, regionale, provinciale, comunale. «Il carrozzone va avanti da sé. Con le regine, i suoi fanti, i suoi re. Ridi buffone per scaramanzia. Così la morte va via», cantava Renato Zero tanti anni fa. Ma di “penultimatum”si muore.

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