Bianchi: “Tre cose che penso sul voto a Ceccano”

di Daniela BIANCHI
Consigliere Regionale del Lazio

 

Chissà poi perché, sul carro del vincitore salgono sempre in tanti mentre quello della sconfitta viaggia sempre in perfetta solitudine…

Leggo il post di Pietro Alviti che ci dice in poche righe che ad aver vinto sono i cittadini, che hanno rimandato a casa una sfilza di nomi che da anni gioca da titolare pur dimostrando di non averne la tempra.

Al netto di altre valutazioni su queste affermazioni, le riflessioni sono tre.
1) Dove si decide l’affidabilità amministrativa? La capacità riconosciuta di saper guidare una macchina amministrativa, raggiungendo gli obiettivi, ottimizzando le entrate e riducendo i costi per i cittadini?

2) C’era stato un congresso cittadino che aveva legittimato (si dice cosi no?…che qua pure il linguaggio è una sacra liturgia ) la richiesta e la possibilita’ di un rinnovamento. Eppure tutti coloro che oggi non sono sul carro della sconfitta hanno impedito quel rinnovamento e che a Ceccano avvenisse ciò che in altri Comuni è stato poi plaudito e portato ad esempio come scelte coraggiose ed innovative.

3) Quanto dovremo aspettare ancora per un serio approccio al tema di un “Partito” provinciale in linea con i tempi? O vogliamo nasconderci dietro un dito e pensare che le considerazioni di Barca non ci riguardino?

Quando parlo di rinnovamento intendo rigenerazione, non accordo tra le parti, non ricomposizione di dialettica poco convinta eppure conveniente. A me non interessano le cene, i tavoli, le pizze. Mi interessano invece tutti quei giovani, ragazzi e ragazze che nelle liste PD, Adesso Possiamo e altre civiche, si sono messi in gioco per un’idea di città, di amministrazione, di governo. Abbiamo la responsabilità di tornare ad essere credibili per loro.

Abbiamo la responsabilità di dirgli apertamente e guardandoli negli occhi che a Ceccano abbiamo perso perché non si è voluto perdere tempo a costruire un percorso di legittimazione interna (…sarà questo il modo giusto di dire?)..E glielo dobbiamo perché se la sconfitta brucia, brucia ancor di piu quando l’entusiasmo è genuino, autentico e noi di quella genuità e autenticità dovremmo sentirci sacri custodi. Perché i giovani non sono, non lo sono mai stati, un vessillo da utilizzare per convenienza, perché sotto le bandiere dei GD che oggi prendono a sventolare in tante foto, a testimonianza di una militanza di cuore, c’erano e ci sono i sogni di molti.

Ma brucia poi questa sconfitta? O la media matematica relegherà ad un numeretto tutto quello che è accaduto e tirate le somme ci farà sentire meno complici, meno responsabili, meno coinvolti…
Mi piacerebbe ricevere risposte. Vere. Non circonluzioni, perifrasi, giri di parole. Mi piacerebbe l’esercizio di una leadership. Mi piacerebbe che nel bene e nel male qualcuno si assumesse la responsabilità di dire le cose come stanno. Se lo aspettano le ragazze e i ragazzi, le donne e gli uomini che continuano a credere che possiamo ancora rappresentare un’area credibile per esercitare un’azione amministrativa. Me lo aspetto anche io che, da “riferimento istituzionale”, quotidianamente devo combattere con la sfiducia delle persone.

Con irriverenza, scarsa conoscenza delle liturgie, poco incline ai calcoli e agli effetti, vi chiedo se questo è un PD…
“…c’è da fare, da fare, da fare e da rifare…” (Cit)

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