A 25 anni dal buio. In memoria del giudice Borsellino (di E.Mazzocchi)

di Ermisio MAZZOCCHI
Direzione provinciale
Partito Democratico

 

 

19 luglio 1992, alle 16,58 una Fiat 126 imbottita di tritolo, parcheggiata in via d’Amelio, detonò al passaggio del giudice, uccidendo, oltre al magistrato Paolo Borsellino, anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Antonino Caponnetto, il vecchio giudice che aveva diretto l’ufficio di Falcone e Borsellino, disse: «Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto dovrà diventare e diventerà la lotta di ciascuno di noi».

La sua lotta è divenuta la nostra lotta in questo secolo, in questi giorni, anche in questa provincia, in cui la criminalità organizzata tenta di rafforzare il suo potere e di infiltrarsi con la corruzione e la pratica dell’illecito.

Commemoriamo doverosamente la morte del giudice Borsellino, non limitandoci alle dovute celebrazioni in occasione del 25° anniversario della sua scomparsa per mano della mafia. E’ necessario guardare oltre, traendo insegnamento e forza da quell’impegno profuso dal magistrato nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata. Intensa continua a essere la lotta delle Forze dell’ordine e delle Magistratura con risultati soddisfacenti anche nella provincia di Frosinone, in cui la criminalità organizzata prolifera nel mercato dei stupefacenti e di illecite azioni.

Il Lazio è una terra per le mafie. Questo è un territorio in cui le cosche puntano al controllo del tessuto economico – produttivo, intensificando la presenza e l’insediamento per arrivare a un vero e proprio radicamento. Non dimentichiamo “Mafia capitale”, né la vasta organizzazione per il mercato degli stupefacenti nella stessa città capoluogo, Frosinone, e in altre, come Cassino, né l’interesse delle consorterie criminali per la gestione delle sale bingo, né l’agromafia, in cui Frosinone è fortemente coinvolta, anche se recentemente vi è un restringimento del fenomeno, grazie alla prevenzione e repressione esercitata dalle Forze di polizia.

Siamo in presenza di un fronte ampio e agguerrito, strutturato su usura ed estorsioni, traffico di droga, riciclaggio di denaro, collisioni illecite, racket del gioco d’azzardo, al traffico illecito di rifiuti. Numerosi settori produttivi sono scomparsi in cui interi territori sono stati desertificati, che hanno prodotto precarietà e disoccupazione su cui si innesta la mafia in un perverso intreccio di degrado e di speculazione.

Ritengo che le stesse istituzioni a tutti i livelli, le forze politiche e sindacali non abbiano ancora posto al centro del progresso di questo territorio, una lotta senza quartiere alla corruzione e alla criminalità mafiosa.

La camorra, la mafia e le altre forme di delinquenza organizzata non potranno essere mai sconfitte se non si verifica, anche nel nostro territorio, un risveglio di dignità civile della popolazione e l’unità delle forze democratiche, che intendono combattere contro la mafia e l’illegalità diffusa.

Ci sono i primi segnali, oltre alle incisive azioni delle Forze di polizia, come quelli derivati dalla struttura dell’Auricola di Amaseno, sottratta alla criminalità organizzata. Un esempio indicativo per quelle forze politiche responsabili e per quelle che hanno ruoli di governo, come il PD.

Nella sua agenda politica, il PD provinciale deve adoperarsi per l’apertura di un fronte di denuncia, di sensibilizzazione, di concreti atti amministrativi per la legalità e la trasparenza. Una sfida di tutti per difendere il senso più profondo del lavoro, della giustizia sociale, della democrazia.

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