Ratzinger, il rivoluzionario incompreso spiegato a Fiuggi

Biagio Cacciola

Politologo e Opinionista

 

di Biagio CACCIOLA
Politologo, Opinionista

 

 

La presentazione del pamphlet di Francesco Boezi su Joseph Ratzinger, all’interno della rassegna organizzata da Pino Pelloni a Fiuggi lunedì prossimo, è un appuntamento da non mancare.

 

Su Ratzinger, infatti, esistono troppe vulgate legate alla sua presunta appartenenza ad uno schieramento ‘conservatore’. Da contrapporre magari, soprattutto sui social e sui certi media, al ‘progressismo’ di Papa Francesco.

 

Leggendo il pamphlet di Boezi, ci si accorge, documenti alla mano, che non è affatto cosi. Al di là dei rapporti, ottimi, tra i due, infatti, ci accorgiamo che le dimissioni di Benedetto XVI hanno rappresentato una vera e proprio consegna di testimone nei confronti di chi, con più forza, avrebbe permesso quelle riforme all’interno della Chiesa che lo Spirito Santo suggerisce in ossequio al concetto d’Ecclesia semper reformanda.

 

Tutta la storia di Ratzinger, spesa innanzitutto dietro le cattedre di teologia a Friburgo, Tubinga, Monaco e dopo la Congregazione per la Dottrina della Fede, è la storia di un riformatore e ispiratore del Concilio Vaticano secondo. A partire da quando, esponente della rivista teologica Communio, elaborava un concetto di Chiesa come popolo di Dio e non soltanto luogo clericale. Non dimenticando gli sforzi del presule tedesco, di ecumenismo. In particolare col mondo luterano e i suoi teologi. Una linea che lo vide a fianco di san Giovanni Paolo secondo nello sforzo di spostare il baricentro della chiesa cattolica dall’Europa al mondo, con la nomina di cardinali asiatici, latinoamericani, africani.

 

Un Papa, dunque, tutto proteso verso l’attuazione del Concilio più rivoluzionario di tutta la storia, senza nessun riguardo per le zone d’ombra che nella Chiesa gerarchica si erano manifestate già durante la lunga malattia di Karol Wojtyla. Cercando sempre di far comprendere la figura di Gesù come punto centrale della predicazione cattolica.

In questa ottica, il libro di Boezi si inserisce a pieno titolo per far comprendere quanto il Papa emerito sia lontano da ogni possibile strumentalizzazione da parte del cosiddetto conservatorismo catttolico, lui rivoluzionario incompreso.

 

 

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