Il grido di Papa Francesco di fronte al Natale che non c’è più

Biagio Cacciola

Politologo e Opinionista

Biagio Cacciola

 

di BIAGIO CACCIOLA
Politologo, Opinionista

 

Ciquant’anni fa non era cosi.

Prima della globalizzazione e dell’era del supercapitalismo, il 24 a notte si aspettava, senza frenesia, la nascita del bambinello. Si rallentava nei giorni precedenti la vita, il lavoro, la scuola.

I paesi e le città non erano bloccati da torme di suv e di auto pagate a rate che non c’entrano per le strade, sempre le stesse, italiane. I regali, infatti, si facevano all’Epifania, volgarizzata in befana. Infatti il 6 gennaio, in ricordo dei doni portati dai magi, c’era la festa dei regali ai bambini, conditi anche da un po’ di carbone per ricordare anche ai piccoli che la responsabilita’, anche per le marachelle, esiste.

Ebbene tutto questo mondo non esiste piu’.

Il ciclo produttivo del capitalismo ha bisogno di chiudere l’anno economico col 31 dicembre. E’ cosi che il Natale di Gesù cristo è diventato il natale dei regali. Dovunque, comunque, a chiunque.

I bambini hanno perduto la loro centralità in quella che era la loro festa e il mondo dello shopping ha vampirizzato città intere, bloccato traffico, eccitato le nuove generazioni alla compulsività.

Il problema non è più, nel mondo di Matrix, se sei pronto a prendere i sacramenti, ma se hai fatto l’ultimo acquisto, magari a quella persona, a quel familiare che durante l’anno manco ti sei filato.

Ecco perche ‘ aveva ragione Marx quando parlava della coscienza come prodotto sociale capitalistico determinato dal consumo. Sei, solo se consumi, in particolare nelle feste comandate (dal supercapitalismo).

E’ contro questa vera e propria espropriazione da parte del dio danaro delle feste più importanti della Cristianita’, che Papa Francesco grida, chiedendoci di stare in silenzio davanti al presepe, anche a casa. Per comprendere la cosa piu’ gratuita dei secoli, la nascita del Dio bambino.

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