Di grandi strategie si può morire (di A.Casinelli)


di Alessandro CASINELLI
Presidente Federlazio
Provincia di Frosinone

 

Le posizioni espresse da Antonio Baldassarra sul blog Alessioporcu.it (leggi qui l’intervento del CEO e founder di Seeweb I mali del nostro territorio hanno nomi precisi) possono esemplificare perfettamente una sorta di Manifesto nel quale tutti noi in qualche modo ci dovremmo riconoscere.

Le questioni sollevate da Baldassarra soltanto in apparenza possono sembrare modeste o relative alla mera quotidianità ordinaria se messe a confronto con quelle altisonanti che solitamente vengono evocate in occasioni pubbliche, convegni o consessi paludati. In realtà è esattamente il contrario.

Anche noi come Baldassarra siamo assolutamente convinti che non si possa cambiare nulla all’interno del contesto nel quale siamo calati se non cominciamo a farlo ciascuno nel proprio raggio di azione, nei piccoli gesti, nelle attività che ricadono sotto la propria responsabilità, sia come cittadino che come imprenditore.

Di grandi strategie si può anche morire, soprattutto quando non si ha la volontà, la capacità o la possibilità di dare loro concretezza. Anzi, diciamo che il più delle volte esse si prestano a rappresentare un comodo riparo dietro il quale poter nascondere la propria inettitudine o continuare a curare i propri piccoli interessi di bottega, sentendosi però con la coscienza più pulita.

Questo nostro territorio ha fin troppo cercato alibi in questi anni. E’ giunto il momento di convincersi che se le cose non vanno come noi vorremmo non è perché qualche cattivo che proviene da fuori vuole privarci di qualcosa che ci spetterebbe quasi per diritto divino, ma è perché noi, noi tutti, non siamo stati capaci di agire come avremmo dovuto, ovviamente ciascuno per la propria parte.

E se questa considerazione viene fatta da un imprenditore nato qui in Ciociaria ma che ha avuto e ha costantemente modo di confrontarsi con altri contesti, economici e culturali ben più ampi, dobbiamo dargli credito.

I politici possono raccontare quello che vogliono, ma noi uomini di impresa dobbiamo saper guardare in faccia le cose, inclusi i nostri difetti, ed essere rigorosi prima di tutto con noi stessi senza dislocare sempre su altri le responsabilità. Non perché gli altri non le abbiano, ma perché ciascuno deve cominciare da sé stesso, guardare alle proprie mancanze e chiamare le cose con il loro nome.

E’ il medico pietoso che fa la ferita purulenta non quello bravo che sa riconoscere il male ed intervenire con determinazione laddove vi è necessità.

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