Se c’è ancora uno Stato in Ciociaria

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Se c’è ancora uno Stato lo sapremo mercoledì 27 luglio.

Quel giorno un vice prefetto dello Stato, investito dei pieni poteri di Commissario da un prefetto dello Stato, sulla base di una sentenza emessa da un Tribunale dello Stato, si presenterà nel municipio di Cassino per applicare una decisione presa ‘In nome della Repubblica Italiana’ e cioè dello Stato. Al fine di essere ancora più chiari: la sentenza del Consiglio di Stato che il dottor Ernesto Raio andrà a far rispettare è l’ottemperanza di una decisione già presa da molto tempo. E che da anni ha stabilito come anche Cassino debba consegnare ad Acea i suoi impianti idrici in quanto la società (proprietà al 50% del Comune di Roma) ha vinto una regolare gara per la gestione di un bene pubblico (l’acqua) indetta da un organo dello Stato (la Provincia di Frosinone) sulla base di una norma dello Stato (la legge Galli).

Ma il 27 luglio, a comunicare al Commissario che le carte non gli verranno consegnate, ci sarà un sindaco dello Stato, legittimamente eletto (fino a prova del contrario) in base alle regole dello Stato, il quale denuncia un errore ed un eccesso nella nomina di quel funzionario dello Stato.

Cassino e la consegna degli impianti ad Acea è il paradigma di uno Stato che non funziona, è l’esempio nazionale di un paese dotato di enormi risorse che non possono decollare per via di norme che regolano tutto e dicono anche l’esatto contrario.

Se all’estero facessero leggere la storia della consegna degli impianti di Cassino, i signori Angela Merkel e Francois Sarkozy non risponderebbero con i celebri sorrisetti fatti in conferenza stampa quando si parlava della nostre condizioni economiche. Si sganascerebbero per le risate. Per nostra fortuna, Jeff Bezos ne ha saputo nulla ed è andato a colazione con Matteo Renzi a Firenze annunciando 1200 nuovi posti di lavoro a Passo Corese per la sua Amazon: altrimenti avrebbe finto una colica e sarebbe andato altrove ad investire i suoi soldi.

Che ci piaccia o no sono circa 15 anni che Acea gestisce l’acqua e la depurazione in provincia di Frosinone (a vantaggio di tanti che ancora non hanno capito nemmeno il classico fico secco: l’acqua è pubblica, ad Acea paghiamo il servizio, se non ci piace come lo svolge siamo liberissimi di criticarla ma basta con questa storia che stiamo pagando l’acqua che è una balla colossale). Ed è altrettanto tempo che si discute sulla consegna degli impianti. A disciplinare tutto ci sono contratti e leggi dello Stato.

In quindici anni ancora siamo qui a palleggiarci tra le norme.

Se ha ragione Acea quanti milioni di euro di danni gli ha arrecato il mancato uso degli impianti di Cassino per tutti questi anni e quanto in meno è entrato nei suoi bilanci che invece ne prevedevano la presenza, e chi pagherà quel conto?

Se ha ragione Cassino, quanti milioni di euro di danni ha subito per il blocco dei suoi piani di sviluppo eventualmente legati ad un diverso sfruttamento delle risorse idriche, quanto ha speso in questi tre lustri di battaglie giudiziarie per avvocati, consulenti e marche da bollo?

Lo Stato ha già perso. Dottor Raio ora tocca a lei.

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