Centrodestra a più facce e Dem lontani dalle piazze

Nulla sarà più come prima nella sanità della provincia di Frosinone. Anche dopo il Covid resterà un modo di pensare diverso. Nel centrodestra qualcosa si muove: il cambio di coordinatori è un segnale. Al quale fa da contraltare l'impalpabilità dei 5 stelle

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Da dieci mesi non si parla d’altro che di Covid. E come potrebbe essere altrimenti? Ma c’è un aspetto che forse andrebbe sottolineato. E cioè che ancora una volta dalla gestione di un’emergenza (l’Italia non ha nel suo dna la capacità di anticipare gli eventi) possono svilupparsi situazioni positive.

È quanto successo per esempio per la riorganizzazione della rete ospedaliera della provincia di Frosinone. Tutto ciò che non è stato possibile effettuare in decenni è stato fatto in pochi giorni. Pierpaola D’Alessandro, direttore generale della Asl, in quattro giorni ha individuato i confini del profilo Covid dell’assistenza (Frosinone, Cassino, Rsa) e di quello no Covid. Dando ai presidi di Alatri e Sora una vocazione importante e decisiva. Ma anche la tensostruttura realizzata fuori dal Pronto Soccorso dello Spaziani va nella direzione di una sanità proiettata nel futuro.

Pierpaola D’Alessandro

Davvero nulla sarà più come prima. Quando questa emergenza sarà stata superata la Asl di Frosinone dovrà necessariamente riorganizzarsi ancora. Ma non si tornerà al passato. Quella stagione lì è chiusa definitivamente. (Leggi qui I protagonisti del giorno. Top e Flop del 21 novembre 2020).

Poi bisognerà lavorare per centrare davvero l’obiettivo di un Dea di secondo livello, ma contemporaneamemte sarà importante rendere “attrattiva” la sanità locale. Convincendo i grandi professionisti a venire a prestare la loro opera nei nostri ospedali. Un piccolo segnale già c’è: il fatto che nelle scorse settimane dalla Campania alcuni pazienti siano venuti a Cassino e anche a Frosinone vuol dire che i nostri ospedali vengono ritenuti all’altezza della situazione.

Un segnale che può essere invertito perfino il trend della cosiddetta mobilità passiva. Insomma, si può fare. Si possono cambiare assetti e vocazioni che durano da decenni. Occorre avere il coraggio di dire che il re è nudo. Senza paura di rompere gli equilibri.

Durigon, Fazzone e Fratelli d’Italia sempre sul pezzo
Claudio Fazzone, Nicola Calandrini e Claudio Durigon

Eppur si muove. Nel senso che, nonostante il monopolio del Coronavirus anche sul piano della comunicazione, in politica qualcosa si muove.

Nella Lega cambio al vertice del coordinamento regionale: nei prossimi giorni Claudio Durigon prenderà il posto di Francesco Zicchieri, che avrà un ruolo nella segreteria nazionale di Matteo Salvini. (Leggi qui Zicchieri nel cerchio magico, Durigon subentra nel Lazio).

Chi pensa che non cambierà nulla si illude. Cambierà molto, anche in Ciociaria. Dove nel Carroccio non si vedono quei segnali di rilancio e di radicamento sul territorio chiesti dal Capitano Matteo Salvini in persona. La nomina di Nicola Ottaviani coordinatore provinciale non è bastata. Occorre un gioco di squadra che continua a non vedersi da anni.

Ma si nota pure uno sganciamento dal resto del centrodestra, sia a livello provinciale che regionale. Quanto accaduto in consiglio regionale qualche giorno fa, indipendentemente dai singoli episodi, dalle circostanze e dalle intenzioni, denota un fatto sopra ogni cosa. E cioè che soltanto Giancarlo Righini (Fratelli d’Italia) era concentrato sulla seduta. E quindi sulla possibilità di far venire meno il numero legale alla maggioranza che sostiene Nicola Zingaretti. Perché in fondo il ruolo dell’opposizione è anche questo. Soprattutto in tempi di pandemia, dove ogni tipo di scenario viene blindato dalla logica dell’emergenza. (Leggi qui Ciacciarelli bis: salva Zingaretti e la seduta).

Il cambio di passo che non c’è

Claudio Fazzone e Antonio Tajani

Se il centrodestra vuole provare a competere alle prossime regionali deve cambiare passo. E deve cominciare a farlo adesso. Pure a livello provinciale parliamo di una coalizione maggioritaria a livello di consensi, ma spesso imbrigliata dalle proprie divisioni. Divisioni spesso non politiche e men che meno ideologiche. Ma dettate da rivalità locali che però incidono parecchio.

Per restare nella Lega per esempio, sicuri che Francesca Gerardi e Pasquale Ciacciarelli concorreranno in “ticket” alle regionali? I segnali che arrivano vanno in direzione opposta.

C’è poi Forza Italia, dove siamo arrivati al redde rationem: la resa dei conti tra Antonio Tajani e Claudio Fazzone. Si sta giocando sulla nomina del possibile commissario provinciale. Il nome individuato è quello di Alessandro Battilocchio, che però potrebbe non essere interessato ad infilarsi in questo tipo di clima. (Leggi qui Fazzone lascia Frosinone? Forza Italia a Battilocchio).

Quante volte negli ultimi anni negli “azzurri” ha prevalso la logica commissariale? Troppe. Ma soprattutto, perché non viene quasi mai scelto un esponente locale per guidare il Partito? Tornando all’attualità: Fazzone verrebbe sconfessato dalla nomina di un altro commissario, perfino se la facesse lui. Tajani sarebbe ridimensionato se non ci fosse la nomina di un altro commissario. (Leggi qui Il suicidio politico assistito di Forza Italia in Ciociaria).

La possibile soluzione? La solita: decidere di non decidere.

La pigrizia del Pd e l’irrilevanza dei Cinque Stelle

Non è una questione di segreteria politica, oggi guidata da Luca Fantini. È una questione di dna, evidentemente modificato. Anche in Ciociaria i Dem privilegiano l’aspetto governativo: alla Provincia, nei Comuni, negli enti. Sembra smarrito per sempre il legame con alcuni mondi (la scuola e il lavoro per esempio). Ma sembra smarrito soprattutto il legame con la piazza.

A protestare con commercianti, artigiani, ambulanti i Democrat non ci sono. Quanto al Movimento Cinque Stelle, inutile girarci intorno: in provincia di Frosinone non esiste. Ci sono gli eletti: i tre deputati e il consigliere regionale. I quali si sono limitati semplicemente a cavalcare l’onda del 4 marzo 2018. (Leggi qui L’insostenibile impalpabilità dei Cinque Stelle in Ciociaria).

Ma sul territorio i pentastellati passano inosservati.

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