Ciociaria, Italia: l’arte di non decidere (di C. Trento)

I casi Ilva e Venezia sono tragedi collettive nazionali. ma anche sul nostro territorio se ne consumano ogni giorno per gli stessi motivi. Non c’è un grande progetto per questo territorio, non esistono programmi di rilancio attuabili in tempi rapidi, non si vede una proposta per creare qualche posto di lavoro.

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

A rischio economia, ambiente e lavoro. Lo hanno ribadito i pubblici ministeri della Procura di Milano a proposito della vicenda dell’Ilva. Dimostrando ancora una volta che la magistratura interviene quando e perché la politica lascia un vuoto, dopo che non è riuscita a risolvere un problema.

Stiamo parlando di una fabbrica nella quale lavorano più di diecimila operai, senza considerare l’indotto. Ma stiamo parlando anche di una situazione nella quale sono in ballo due diritti fondamentali: il lavoro e la salute. Se in un Paese si deve scegliere tra l’uno e l’altro vuol dire che la classe dirigente ha fallito, che non ha saputo programmare, che non ha saputo decidere.

Giuseppe Conte con Roberto Fico © Imagoeconomica

Le responsabilità non sono certamente tutte e soltanto di questo Governo, ma questo Governo non è stato finora capace di invertire la rotta. Per un motivo semplice: perché è paralizzato dai veti incrociati, perché i Cinque Stelle non scendono mai dalle barricate, perché tutti si sentono decisivi e indispensabili.

E allora al presidente del consiglio Giuseppe Conte non resta che chiedere idee ai propri ministri. È questa la sintesi di un fallimento politico e amministrativo. (leggi qui La prova che stiamo affondando)

Poi c’è stata l’alluvione a Venezia e non solo. A ricordarci sempre che l’elenco delle incompiute è enorme e che alla fine però il conto lo pagano comunque i cittadini. E gli operai, quando in ballo c’è il lavoro. Da quarantadue anni si aspetta che il Mose entri in funzione per proteggere Venezia, ma non sono bastati scandali, tangenti, ritardi e fallimenti per far invertire la rotta una volta per tutte.

Certamente quelli di Taranto e di Venezia sono esempi di livello nazionale, enormi nelle tragedie collettive e dei singoli. Ma non è che dalle nostre parti vada meglio. Nel nostro piccolo. Non è che in questi anni decine di aziende non abbiano chiuso, licenziando. Non è che l’ambiente non rappresenti una priorità, basti pensare all’inquinamento della Valle del Sacco. Non è che la magistratura non stia accelerando su ogni versante, aprendo una serie di inchieste a raffica. Con l’ausilio di tutte le forze dell’ordine naturalmente.

Ma la politica resta concentrata sulle polemiche

La Ciociaria è lo specchio dell’Italia per quanto riguarda l’impostazione della politica. Non c’è un grande progetto per questo territorio, non esistono programmi di rilancio attuabili in tempi rapidi, non si vede una proposta per creare qualche posto di lavoro.

Francesco De Angelis

Gli stessi Partiti rimangono ripiegati su loro stessi. Nel Partito Democratico, bando alle ciance, ci si avvia alla resa dei conti. Tra ex Ds ed ex Margherita. Da una parte la componente Pensare Democratico di Francesco De Angelis, dall’altra Base Riformista di Antonio Pompeo. Con il presidente della Provincia che non si sbilancia sul futuro. (leggi qui Pd, la rivoluzione di De Angelis. Ora si va alla conta).

Potrebbe raggiungere Matteo Renzi? La domanda resta appesa, senza risposta. E alimenta misteri e tensioni.

Nel centrodestra forse si tornerà a sedersi tutti attorno allo stesso tavolo. Non avviene da tempo immemorabile. (leggi qui Centrodestra, il tavolo per le Comunali si riunisce lunedì). Ma è cambiato tutto rispetto ad un anno fa. La Lega viaggia, anche in Ciociaria, su percentuali stratosferiche di voto di opinione. Semmai il problema è che come “trasportare” questo consenso sul piano amministrativo. Alle comunali cioè. Fratelli d’Italia continua a crescere con le adesioni di consiglieri e assessori. Segno che Massimo Ruspandini tiene la barra dritta sul radicamento nel territorio. Forza Italia non si arrende, Cambiamo sgomita.

Poi c’è il Movimento Cinque Stelle, sospeso tra la necessità di un radicamento sul territorio (che non c’è stato) e le fibrillazioni nazionali.

Il minimo comun denominatore, per l’intero panorama politico provinciale, è quello delle candidature che verranno. Alla Camera, al Senato, alla Regione. Nell’illusione che possa funzionare come qualche anno fa, con le logiche e con le quote da manuale Cencelli. Ma non è così. In realtà sarà candidato soltanto chi riuscirà a restare nell’orbita (vera e ristretta) dei big nazionali. Non ci saranno altre subordinate.

L’Atto aziendale e il campanilismo dei sindaci
Il Dg Asl Stefano Lorusso

Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone, ha immediatamente spostato in avanti l’approvazione dell’Atto aziendale. Lo ha fatto in apertura della conferenza dei sindaci. Dicendo che occorrevano quindici giorni per approfondire un tema così complesso. Poi sono iniziati gli interventi dei vari primi cittadini: Daniele Natalia (Anagni), Roberto De Donatis (Sora), Enzo Salera (Cassino), Giuseppe Morini (Alatri), Anselmo Rotondo (Pontecorvo) e tutti gli altri. (leggi qui Asl, Lorusso – Sindaci finisce zero a zero. Bis tra due settimane)

Hanno giustamente sottolineato le esigenze dei loro territori, tornando anche sulle scelte del recente passato. Con riferimento ai tagli e al ridimensionamento delle strutture di Anagni, Pontecorvo, Alatri. Bacini ampi, in un contesto, quello provinciale, che conta 91 Comuni e zone molto diverse tra loro. Perfino non semplici da raggiungere.

Non si discute sulla validità delle argomentazioni, ma il fatto è che quella situazione non può essere cambiata con l’Atto aziendale. Qui si tratta soltanto di modifiche richieste alla Regione per la solita finestra annuale che si apre. Inoltre, la linea sulla sanità della Regione Lazio non prevede di riaprire gli ospedali chiusi o ridimensionati. La conferenza dei sindaci dovrebbe imboccare un’altra strada, quella dell’unità nelle rivendicazioni. Una linea da far pesare tra meno di un anno, quando dovrà essere varato il nuovo Atto aziendale vero e proprio. Con l’attenzione rivolta alla situazione reale e a quello che si può fare.

L’assetto del passato non ritornerà, il campanilismo (valore nobile nella storia italiana) non servirà a cambiare le cose. Vedremo alla prossima riunione quali saranno gli interventi e soprattutto quale sarà il voto sulle modifiche all’Atto aziendale proposte dal direttore generale Asl Stefano Lorusso. Il quale è perfettamente consapevole che il periodo di “luna di miele” sta per terminare e che poi si troverà a risolvere i problemi concreti. Vuole farlo dialogando con il territorio, quindi con i sindaci.

Ma cosa succederà se l’atteggiamento dei primi cittadini dovesse cambiare? Lo sapremo presto. I sindaci fanno parte di diverse assemblee importanti: dicono la loro sulla gestione del servizio idrico, sui rifiuti, sulla sanità, sulle politiche industriali. Il vero salto di qualità sarebbe quello di assumere posizioni sganciate dalle logiche del proprio territorio e dei Partiti di riferimento. Finora non è stato mai effettuato.

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